La partita della Pistoiese in casa della Reggiana ne evoca di amarcord, specie fra gli ex calciatori della nostra provincia
di Roberto Grazzini
“Amarcord”, frase romagnola che la “Treccani”, bibbia della lingua italiana, traduce letteralmente con “io mi ricordo”, citando il titolo dell’omonimo capolavoro cinematografico di Federico Fellini e aggiungendo che tale termine è usato quale rievocazione nostalgica del passato. La partita della Pistoiese in casa della Reggiana ne evoca di amarcord, specie fra gli ex calciatori della nostra provincia che hanno vissuto gli anni d’oro del bunker del “Mirabello”, eretto sul bastione di San Pietro e costruito dai prigionieri austro-ungarici della Grande Guerra. Più decentrato dal monumento cittadino troviamo il moderno Mapei Stadium, anche se laggiù tutti lo chiamano lo stadio Giglio.
Roberto Parlanti, bagnaiolo di via Garibaldi, classe di ferro 1950, difensore dal destro terrificante che chiuse la carriera da professionista con 85 presenze e 13 gol in maglia arancione, arrivò alla Reggiana nella stagione 1974-75, dopo un’annata corredata da una decina di apparizioni in serie A con la Fiorentina. Vestendo il granata acceso, visse un evento leggendaria del calcio reggiano come lo spareggio per restare in serie B contro l’Alessandria di Dalle Vedove, futuro giocatore del Montecatini, giocato a San Siro. «Faceva un caldo bestiale – ricorda Parlanti – e col risultato inchiodato sull’1-1 e i minuti che passavano, occorreva un’invenzione di un fuoriclasse per risolvere la contesa. Noi per fortuna avevamo Sileno Passalacqua. Prese palla dalla difesa, fece tutta la fascia, evitando un entrata omicida di Barbiero e quindi calciò in diagonale a fil di palo di destro, e la sfera finì nel sacco. Una giornata indimenticabile, compresi quei 55 bus e la carovana di auto private zeppe di tifosi che ci seguirono a Milano, e che con noi fecero festa al ritorno a Reggio fino all’alba».

Restando in tema di amarcord, quel torrido pomeriggio, più o meno alla stessa ora il compianto Roberto Mazzanti, detto il Tic, dai calzini perennemente abbassati, cresciuto nel campo tra l’ippodromo Sesana e le verghe del treno, mandava in Paradiso, pardon nella massima serie, l’Hellas Verona, siglando il gol decisivo nello spareggio promozione col Catanzaro. Ma questa è un’altra storia.«Era una gran bel giocatore, poco spettacolare e assai pratico – sottolinea Parlanti prima di riportare il discorso sulla terra del ballo liscio e dei tortellini – Ho avuto la fortuna di passare gran parte della mia carriera in Emilia Romagna, bellissima regione sotto tutti i punti di vista, giocando in piazze importanti come Rimini, Modena e Parma che amano le loro squadre di football ma non con l’attaccamento viscerale ai colori dei sostenitori della Reggiana. Basti vedere i murales che impreziosiscono il Mirabello con l’effigie di coloro che hanno fatto la storia della Reggiana, fra i quali appunto Sileno Passalacqua».

Il folletto di Borgo a Buggiano in questi giorni sta giocando la partita più difficile della sua vita, al di fuori dell’amato rettangolo verde. Fra i messaggi di sostegno spicca il video di Claudio Ranieri, trainer del Leicester dei miracoli, ora al Watford. In una recente bella intervista l’allenatore trasteverino aveva infatti ammesso che da giocatore, la sua bestia nera era l’imprevedibile Passalacqua, gli toglieva letteralmente il sonno. Come dargli torto! Impossibile prevedere ciò che aveva in mente quel riccioluto addomesticatore della sfera di cuoio quando puntava il difensore . Per non parlare dei calci da fermo. Su tutti il primo rigore della storia del calcio italiano “a cucchiaio” calciato nella primavera del 1979 in un Ternana – Genoa quando era al servizio del sodalizio umbro. L’immagine di Sileno che corre a prendere l’abbraccio della curva granata è stata adoperata per la campagna abbonamenti tempo addietro tanto è l’affetto della gente verso questo eterno ragazzo.

Fu proprio con la maglia della Reggiana che il libero termale mise a segno il suo primo penalty in B, spiazzando Giraldi portiere del Genoa nel girone d’andata della stagione 75 -76, ripetendosi pure al ritorno. Dovrà aspettare ben quattro anni per batterne un terzo ed accadrà allo Stadio Neri nel settembre 1980, in Rimini-Bari. Al 20′ l’arbitro concede ai locali un rigore. Sul dischetto non si presenta nessuno. Tutti tentennano, il pubblico rumoreggia. Maurizio Bruno, trainer dei riminesi urla «Roberto, provaci». Non se lo fa ripetere. Breve rincorsa e fucilata nell’angolo, Venturelli è battuto. Il Rimini vince 3-1. In quel torneo a Parlanti si inchineranno Cavalieri (Monza), Ciappi (Taranto), Recchi (Cesena) Sorrentino (Catania) e Buso (Pisa). Calciava abbinando potenza e precisione nell’esecuzione. Qualcuno intuiva la traiettoria, sfiorava il pallone ma nulla più. A seguire Parlanti batte due volte Reali (Cremonese) e De Luca (Lecce).

Alla Pistoiese va a bersaglio contro Palermo e Reggiana fregando Piagnerelli ed Eberini oltre a spiazzare Bistazzoni, numero uno della Sampdoria, in coppa Italia. Ad interrompere il 20 febbraio del 1983 la serie iniziata otto prima è il glaciale Michelangelo Rampulla del Varese, primo portiere a realizzare un gol su azione in Serie A. Fu l’unico errore in carriera di Parlanti che dopo fregò ancora Piagnerelli (Palermo), Pionetti (Como), Cervone (Catanzaro) Benevelli (Atalanta), Torresin (Como), Oddi (Cavese) ed Orsi della Lazio in coppa Italia. Al prossimo “amarcord”.




