Brivio e la grande sfida in F1: sarà il CEO del team Alpine-Renault

Davide Brivio ha salutato, dopo lo storico Mondiale di Mir, la Suzuki e la MotoGP per approdare nella scuderia con Fernando Alonso al volante

Davide Brivio è pronto per un’avventura del tutto nuova. Dopo il titolo piloti con Joan Mir da Team Principal Suzuki in MotoGP, per il manager pistoiese d’adozione si sono aperte le porte della F1. La Renault e nello specifico il suo nuovo amministratore Luca De Meo l’hanno infatti scelto per il proprio team nel Circus, quest’anno denominato Alpine (storico marchio francese inglobato da Renault negli anni ’80).

UNA SCUDERIA IN CRESCITA

Brivio sarà il CEO della squadra transalpina, che nel 2021 schiererà in griglia di partenza il rientrante Fernando Alonso ed il giovane Esteban Ocon. Nel 2020, con lo stesso Ocon e Daniel Ricciardo, il team si è classificato in quinta piazza nei Costruttori. Durante la stagione Ricciardo, passato alla McLaren, ha conquistato come miglior piazzamento un doppio terzo posto (in Germania e ad Imola), mentre Ocon ha raccolto un secondo posto in Bahrein nel GP sul circuito “ovale”.

Brivio arriva dunque in una scuderia in discreta crescita con l’obiettivo di dare continuità al miglioramento dei risultati. Il sogno per il 2021 è tornare al successo in una tappa del Mondiale che manca dal GP del Giappone 2008 (con lo stesso Alonso al volante), mentre il target più verosimile sarà conquistare il terzo posto nei Costruttori.

IL PRIMO CAPOLAVORO CON ROSSI

Per il manager il mondo delle quattro ruote è un’avventura del tutto nuova, visto che si era sempre occupato di moto. Dopo una lunga gavetta, con una parentesi da “giornalista” prima e da “addetto stampa” poi, Brivio è sbarcato nel Motomondiale nel 2001, come manager di Noriyuki Haga al team Wcm nella vecchia classe 500. L’anno successivo ha fatto il suo esordio da Team Principal, quando la Yamaha lo scelse per gestire la propria squadra ufficiale con Max Biaggi e Carlos Checa.

Nel 2003 il suo primo grande capolavoro: Brivio convinse Valentino Rossi a lasciare la Honda per tentare una nuova sfida con la casa dei Tre Diapason. Una scelta che già l’anno dopo diede i suoi frutti: Rossi riportò il titolo in Yamaha dopo 12 anni, ripetendosi poi nel 2005, 2008 e 2009. Dopo il passaggio del Dottore in Ducati nel 2011, Brivio decise a sua volta di lasciare la Yamaha e prendersi un po’ di meritata pausa dalle corse.

L’INGRESSO NELLA STORIA CON LA SUZUKI

Nel 2013 giunse la proposta della Suzuki, che stava preparando il ritorno nel Motomondiale dopo due anni di inattività. Brivio accettò la nuova sfida, che partì ufficialmente con i test nel 2014, per poi tornare in gara nel 2015 con i giovani spagnoli Aleix Espargaro e Maverick Viñales. Già l’anno dopo, con lo stesso Viñales, la casa di Hamamatsu tornò a vincere un GP dopo 15 anni, a Silverstone, dando subito lustro al grande lavoro di Brivio.

In seguito, con l’arrivo di altri due giovani iberici come Alex Rins prima e Joan Mir poi (con nel mezzo il semi-fallimento di Andrea Iannone), la Suzuki ha acquisito sempre più competitività nonostante un budget inferiore rispetto alle altre case del Motomondiale. Una crescita sottotraccia che è sfociata nel meritato e storico Mondiale del 2020 con Mir, vent’anni dopo l’ultima firma di Kenny Roberts Jr.

UN RIMPIANTO ROSSO?

Sicuramente Davide è un esperto nel riportare le grandi firme al successo dopo un grande digiuno. La Renault, adesso Alpine, è una scuderia in ascesa dopo un periodo in chiaroscuro, quasi dimenticato con gli ultimi buoni risultati. Le incognite per Brivio saranno il carattere, non sempre facile, di Alonso e l’ambientamento in un mondo che è del tutto diverso dal Motomondiale. Il paddock della F1 è infatti da sempre caratterizzato da un’incessante politica e una pressione asfissiante, non sempre digeribili da chi non è abituato a certi palcoscenici.

Tuttavia, dal punto di vista della professionalità e del curriculum, sono in pochissimi a poter dire di essere quantomeno all’altezza di Davide. De Meo e i vertici francesi hanno assunto una figura umile ma con grande carisma, l’ideale in questi tempi di grande incertezza. Una figura che, soprattutto se i risultati arrivassero fin da subito, potrebbe diventare presto l’ennesimo rimpianto per una certa scuderia italiana che ha sede ad un paio d’ore di macchina da Pistoia (e che di uno come lui avrebbe bisogno come il pane)…

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe 1993, laureato nel 2018 in Scienze Politiche. Sviluppa la passione per lo sport in tenera età grazie alle discese fra i pali stretti di Tomba ed alle scalate sui monti italiani e francesi di Pantani. Nel mezzo, consapevole del cammino impervio che l'attende, inizia i suoi due grandi culti: l'Inter e la Ferrari. Ha due grandi sogni impossibili (o quasi): Leclerc campione del Mondo ed i Titans al Super Bowl.


RISPONDI

Inserisci il tuo commento
Il tuo nome

LE ULTIME

Leggi anche

Il Rione Mastromarco-Poggio vince i Rioni di Lamporecchio

Con la rete su punizione di Mercugliano nel primo tempo, il Rione Mastromarco conquista l'edizione 2026 dei Rioni...

Pistoiese, Bisoli: «Questa squadra può lottare per il campionato»

Dopo la prima uscita della Pistoiese, Bisoli non nasconde il suo ottimismo: «Si è creata una grande alchimia,...

Buona la prima per Bisoli: la Pistoiese supera il Carpi 2-1

Saporetti apre con un eurogol, il baby Calia raddoppia su assist di Motti. Gli arancioni convincono per intensità,...

Volley: il pesciatino Andrea Truocchio ai Giochi del Mediterraneo

Il pallavolista nativo di Pescia prenderà parte ai Giochi del Mediterraneo a Taranto insieme alla Nazionale Lo sport pesciatino...