Federico Cardella racconta l’addio alla Pistoiese: «Venuto a mancare il rispetto da parte dell’allenatore. Ringrazio Iorio, Fossati e Pazzini»
Tra i giocatori che hanno lasciato la Pistoiese nelle ultime settimane c’è anche Federico Cardella. Una parentesi, quella dell’attaccante in arancione, conclusa senza reti all’attivo ma anche con una discreta dose di sfortuna, come testimoniano i due legni su punizione colpiti contro Lentigione e Tuttocuoio. Dopo l’addio all’Olandesina, Cardella è sbarcato sulle rive del Garda, al Desenzano, andando a segno alla seconda gara giocata con una delle specialità della casa: il colpo di testa. «Qua sono stato accolto benissimo – ha detto l’attaccante – e ho trovato un ambiente sano e con tanta voglia di lavorare e crescere. Mister Gaburro è un vero uomo di calcio, una persona autentica e con grandi valori che oltre enormi competenze tecniche e tattiche».
Inevitabilmente però i pensieri di Federico tornano all’esperienza a Pistoia, terminata anzitempo lo scorso 30 ottobre. La punta romana, nel raccontare i mesi passati in arancione, fa riferimento a quanto detto da Taibi lo scorso mercoledì, giorno della presentazione di Alberto Villa. In quell’occasione il direttore sportivo arancione disse queste parole: «Se ne sono andati tre giocatori che fin dal primo giorno non avevano accettato il progetto. La Pistoiese deve avere gente motivata che deve far parte di un gruppo, chi vuole giocare singolarmente va a giocare a tennis. Sono andati via giocatori che pensavano di giocare sempre, hanno giocato e non hanno reso».
Parole sulle quali Cardella non è d’accordo: «Rimango sorpreso nel sentire dire dal direttore che non ho accettato il progetto fin dal primo giorno. Soprattutto perché fu lui, sia in conferenza che privatamente, ad elogiarmi perché avevo fatto una scelta giusta e da uomo a chiedere di andare via. Addirittura, mi disse che riteneva inconcepibile l’atteggiamento di Giacomarro nei miei confronti in quanto non avrebbe dovuto considerarmi un giocatore “come gli altri”, cosa che io invece ho sempre voluto perché sono convinto che ci si debba guadagnare tutto sul campo. Nella mia carriera non ho mai preteso di essere schierato titolare, ma ho sempre lavorato per meritarmi il minutaggio e le presenze in campo».
«Voglio anche ribadire – prosegue l’attaccante – che me ne sono andato dopo aver giocato due partite da titolare e ciò dimostra quanto la mia insoddisfazione fosse dovuta non solo alle scelte tecniche ma ad altri aspetti legati al rapporto con Giacomarro. Le prime incomprensioni ci sono state quando lui ha sottolineato, più volte e in modo continuativo, che in campo facevo l’esatto opposto di ciò che mi chiedeva e che in tutta la mia carriera avevo fatto sempre i movimenti e le giocate sbagliate. Io, col massimo rispetto dei ruoli ed umiltà, ho provato ad ascoltarlo e ad applicarmi, ma lui non la pensava allo stesso modo».
«In estate la società mi aveva voluto fortemente – aggiunge Cardella -. Avevo proposte importanti da numerosi club ma sono venuto a Pistoia con enormi motivazioni. Non è vero che sono andato via perché non mi sono trovato con l’ambiente, perché il rapporto con la piazza era ottimo, così come stavo bene in città. Ci tengo a ringraziare in modo particolare i tifosi che mi sono sempre stati vicini nonostante la mia permanenza a Pistoia sia stata breve. Anche nei giorni scorsi ho ricevuto messaggi di augurio e in bocca al lupo per la nuova avventura, quindi l’ambiente non c’entra assolutamente niente con la mia scelta. Ci sono stati dei comportamenti e dei modi di fare del tecnico con cui non riuscivo più ad andare avanti. Nel calcio possono esistere le incomprensioni tecniche, è normale, ma in questo caso è venuto meno il rispetto. Il rispetto verso Federico come persona, prima che come calciatore. Ed è giusto che la città di Pistoia sappia qual è la verità, che non è quella che ha detto Taibi».
L’attaccante si toglie poi altri sassolini dalle scarpe: «Le uniche persone che ringrazio a livello umano il presidente Iorio, il direttore Fossati e Giampaolo Pazzini. Per quest’ultimo voglio sottolineare in modo particolare il supporto che mi ha sempre dato, in campo e fuori, anche nelle ultime settimane che sono state veramente dure. Fin da bambino mi hanno sempre insegnato che i rapporti umani e il dialogo sono fondamentali in qualsiasi tipo di contesto. Proprio per questo ho cercato di instaurare un dialogo e di mettere chi di dovere al corrente del mio disagio, ma di risposte ne ho ricevute veramente poche. Detto ciò non posso far altro che augurare il meglio alla Pistoiese, affinché torni nella categoria che merita, e ai ragazzi che sono rimasti a difendere i colori arancioni».




