Emerson Fittipaldi a Pistoia: l’incontro con la leggenda delle quattro ruote

Emerson era ospite della Chiesa Presbiteriana, dove ha parlato dell’importanza della fede nella sua vita, fatta di successi leggendari

«Stavo per salire sull’Abetone e mi ha chiamato un amico. Mi ha detto che Emerson Fittipaldi, uno degli idoli di mio padre, sarebbe venuto oggi pomeriggio a Pistoia. Ho fatto inversione e sono venuto qui. Non potevo perderlo». Bastano queste parole di un appassionato in bicicletta con una maglia rosa (perfetta per salutare l’inizio del Giro d’Italia) a descrivere l’atmosfera che si respirava alla Chiesa Presbiteriana di via Fermi.

Sabato 3 ottobre 2020 sarà ricordato come il giorno in cui un due volte iridato di Formula 1 ha visitato Pistoia, per parlare della sua fede e della vita. Il campione brasiliano ha infatti accettato di buon grado l’invito della Chiesa Presbiteriana pistoiese, che ha subito organizzato una bellissima giornata di festa. L’incontro, dal titolo “La mia vittoria più bella”, era previsto per le 16:30, ma già venti minuti prima Emerson ha parcheggiato la sua Mercedes personalizzata davanti alla sede di via Fermi. Le tre Rosse portate dal Club Ferrari non potevano che essere il saluto migliore, anche se “Fitti” non ha mai gareggiato per Maranello. Forse l’unica mancanza di una carriera impareggiabile.

LEGGENDA FIN DALL’INIZIO

Emerson Fittipaldi, per gli amici “Emmo” o “Fitti”, si può considerare una leggenda assoluta delle quattro ruote. Nel 1970 (domani si celebra il cinquantesimo anniversario di quel giorno, come ha ricordato lui stesso) Emerson divenne a quasi 24 anni il primo brasiliano a vincere un GP sullo storico circuito di Watkins Glen, Usa. Un successo che fu di vitale importanza per la sua Lotus, visto che il boss Colin Chapman stava difendendo a tutti i costi la leadership postuma di Jochen Rindt.

L’austriaco era perito poche settimane prima a Monza, durante le qualifiche, e il suo titolo era seriamente minacciato dalla Ferrari di Jackie Ickx, in piena rimonta. Il successo di Emerson in quel penultimo round stagionale fu decisivo. Se Rindt è tuttora (e ci auguriamo per sempre) l’unico iridato postumo in F1 il merito è stato anche di Fittipaldi e di quella sua epica vittoria.

IL PESO DEI DUE TITOLI IRIDATI

Quella prima affermazione fu sugellata con altri 13 GP e soprattutto con due titoli mondiali, nel 1972 e nel 1974. Il primo iride con la Lotus fu subito storico, poiché Emerson divenne anche il più giovane pilota campione del mondo (solo Vettel, Hamilton e Alonso l’hanno poi battuto in questa statistica). Anche il secondo successo inoltre ha un sigillo importante nella storia della F1: Fittipaldi sarà ricordato in eterno come il primo campione mondiale nella storia della McLaren.

In seguito, nel 1976, dopo altri due GP vinti e un secondo posto nel mondiale 1975 con la scuderia di Woking, Fittipaldi tentò l’azzardo col fratello Wilson. Fondò una scuderia tutta brasiliana con l’appoggio della Copersucar (l’azienda di zucchero statale) sognando di vincere almeno una gara. Una missione che, nonostante due podi, non ebbe il successo sperato mettendo fine alla sua carriera in F1 nel 1980 senza più acuti.

I SUCCESSI IN AMERICA E I NIPOTI DA SEGUIRE

Emerson, dopo due anni da team manager, comunque non appese per nulla il casco al chiodo e tornò a gareggiare nella Formula Cart americana, raccogliendo ancora trofei su trofei. Nel 1989 infatti vinse sia il titolo che la 500 Miglia di Indianapolis, facendo poi il bis nel 1993. Fittipaldi, ancora sulla cresta dell’onda, si ritirò solo nel 1996 a seguito di un bruttissimo incidente i cui postumi, alla soglia dei cinquant’anni, furono troppo pesanti.

Emerson tutto sommato non ha smesso per nulla di vivere di motorsport. Ha dapprima seguito la carriera di Christian, figlio di suo fratello Wilson, in F1 e poi in Cart ed ora quella dei nipoti Enzo e Pietro. Quest’ultimo, classe 2001, è entrato nella Ferrari Driver Academy dopo aver raccolto ottimi risultati nelle serie cadette. Il nome Fittipaldi dunque proseguirà a contare nell’universo motoristico con Emerson sempre in prima linea a consigliare i suoi eredi.

Nonostante le tante difficoltà dei giorni nostri (in Brasile ha ben 145 cause in corso per problemi finanziari) le sue gesta saranno sempre un’ottima fonte d’ispirazione. Poter ospitare una simile leggenda, anche solo per un pomeriggio fugace, per Pistoia è stato davvero un bellissimo vanto. Speriamo tuttavia che questa sia stata solo la prima volta di tante

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe '93, laureato in scienze politiche, studi in comunicazione. Appassionato di sport fin dalla tenera età. Tra le discipline più seguite i motori, il ciclismo e ovviamente il calcio.

1 commento

  1. Voglio ringraziare con tutto il cuore Edoardo Gori per il bellissimo articolo e la sensibilità dimostrata. Dio ti benedica grandemente. Pastore Samuele.

Rispondi a Samuele Cancella risposta

Inserisci il tuo commento
Il tuo nome

LE ULTIME

Leggi anche

Estra Pistoia, ufficiale: “Pete” Strobl è il nuovo head coach

Classe 1977 e con un passato da allenatore in Bundesliga, Strobl è stato scelto dal club per condurre...

La Fabo Herons annuncia la risoluzione del contratto di Giombini

Yannick Giombini, ala classe 2001, non è più un giocatore degli Herons: possibile il suo approdo a Latina,...

Gennari, il muro silenzioso che regge la rincorsa

Minutaggio più alto, cinque gol stagionali e leadership: il centrale di Città di Castello è la colonna della...

PalaTerme, finalmente ci siamo: l’8 marzo in campo Herons e La T Gema

Per la festa della donna il PalaTerme tornerà a essere agibile con la capienza massima di 2820 spettatori....