Estra Pistoia, riflessioni obbligate e decisioni da prendere

La sconfitta di Varese ha chiarito ulteriormente un dato di fatto: questa Estra Pistoia non fa progressi e il clima interno è ancora pesante

Non sarà tutto sbagliato dall’inizio alla fine, ma in questa Estra Pistoia c’è poco per cui gioire oggigiorno. Il silenzio e la calma piatta degli ultimi giorni, con coach Dante Calabria rientrato al fianco della sua squadra, aveva illuso fino ad un certo punto. Si era addirittura tornati, alla vigilia del match di Masnago, a parlare di basket giocato: non concedere tiri aperti e transizioni facili a Varese il mantra tecnico-tattico. Buoni propositi, così come quelli sui ben noti episodi che ormai, a detta dell’allenatore biancorosso, appartenevano al passato. All’Itelyum Arena, come abbiamo visto, è andato in scena tutt’altro spettacolo.

Contro una Openjobmetis che ha tenuto fuori la propria stella Mannion (ormai separato in casa) e Brown (reduce da una prestazione da 31 punti), non è arrivato il riscatto atteso dai più. Contro una squadra in piena rifondazione, l’Estra è riuscita a mostrare ancora più fragilità e meno coesione. Tra l’altro prendendosi da subito il rischio, in una gara di per sé importante in chiave salvezza, di reinserire nelle rotazioni un Eric Paschall ancora lontanissimo da uno stato di forma perlomeno accettabile per il livello. L’unica scelta di giornata, al netto di un Childs finora insufficiente, che ha condizionato la sconfitta. Il resto, purtroppo, ha radici profonde.

UNA SQUADRA DI SINGOLI

L’elemento che stupisce, l’unico in effetti, sono i 95 punti segnati, anche se risulta ostico non attribuire “meriti” anche alla scarsa propensione difensiva degli uomini di coach Herman Mandole. Che tuttavia hanno chiarito il motivo per cui sono ad oggi, nonostante l'”affaire Mannion”, il miglior attacco del campionato. La naturalezza e la velocità con cui Librizzi e compagni hanno fatto girare la palla, nelle poche volte in cui Pistoia è riuscita a schierare la difesa, sono ciò che effettivamente manca oggi ai toscani. I quali rimangono ancora imprigionati in un non-sistema dove l’uomo di turno prende palla e va al tiro. Poco movimento dentro e fuori dall’area, forzature al tiro e schemi basilari (non si va oltre il pick n’ roll) goffamente abbozzati e di facile lettura.

Di Paschall è ormai superfluo dire altro, se non che Pistoia con lui si è infilata in un vicolo cieco: appare chiaro che, sia rimettendolo fuori che lasciandolo a referto, l’ex Golden State non potrà rimettersi in pista in tempi brevi. E intanto attenderlo diventerà sempre più gravoso, specie se i risultati continueranno a non arrivare. E difficilmente arriveranno per ben altri motivi, visto che, dopo una settimana, dobbiamo ancora banalmente parlare di una squadra di singoli che non vanno nella stessa direzione. Salvando giusto la prima prestazione non buona di Silins, risulta evidente che il nodo del problema sta nel reparto esterni.

L’inserimento di Christon, dopo un mese, ha definitivamente affossato le prestazioni di Forrest, con l’ex Brescia che si è visto più concentrato a prendersi iniziative personali che a liberare spazio per il compagno. Un’involuzione drammatica per il nativo di Pompano Beach, uscito anche malconcio da Masnago, dopo aver dimostrato nelle prime uscite di essere tra i più affidabili al tiro. E, a proposito di affidabilità, risulta ancora più inutile continuare su un concetto che dovrebbe essere pacifico: Maverick Rowan non può essere il go-to-guy di una squadra che punta a salvarsi e che dopo cinque giornate non ha ancora un’identità.

RIFLESSIONI E DECISIONI DA PRENDERE

Si è parlato, nel post-partita, di «obiettivi in attacco e in difesa» e di un lavoro in palestra che riprenderà da martedì per aggiustare quanti più aspetti tecnici possibili. Come se, ancora una volta, questa domenica sia andata in scena solo una partita di pallacanestro. Per la terza settimana di fila, infatti, gli occhi si sono dovuti posare nuovamente su ciò che avveniva nei pressi della panchina. Siamo quindi ben oltre l’errare e anche il perseverare. Con la regia di DAZN che, ormai preparata a dovere, non si è risparmiata nell’inquadrare coach Calabria seduto e silente in panchina per l’intera durata del primo tempo mentre il suo assistente Tommaso Della Rosa dava indicazioni e conduceva i time-out.

Questa Estra Pistoia, con tutte le suddette fragilità di cui soffre, non può permettersi di vivere in un clima interno così pesante e grottesco. E anche la società non può più offrire al pubblico ludibrio una tale immagine di sé. Prima ancora di agire sulla squadra, il passo da compiere è quello riguardante la panchina. E stavolta dovrà essere “dentro o fuori”, sia da parte del presidente Rowan che di coach Calabria. Decisa la direzione, si potrà allora parlare di singoli giocatori e di come farli muovere in un sistema di squadra. Anche perché, nelle ultime settimane, il team ha evidentemente risentito di questa tensione e di questi continui cambi di regia.

Il tempo che manca alla fine del campionato è lungo solo in apparenza. Un mese abbondante è già passato, con Varese e Napoli (le più in difficoltà) che stanno aggiustando il tiro rispetto alle scelte compiute in estate. La stessa Cremona ha mostrato una discreta crescita nelle ultime uscite, mentre altre squadre come Treviso, Scafati e Sassari non potranno perdere sempre. Manca ancora molto, è vero, ma la classifica potrebbe presto diventare avversa. Contro Reggio Emilia al PalaCarrara, intanto, l’auspicio è quello di arrivare alla fine parlando solo di basket giocato. Non sarebbe poco, affatto, sia per l’Estra Pistoia che per coloro che l’hanno a cuore.

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