Dopo una stagione memorabile, aironi e leoni rossoblù si sfideranno per scrivere la storia. Chiunque può essere un fattore
Se la stagione cestistica termale fosse un film, sarebbe uno di quei pochi kolossal riusciti bene. Quelli dove non manca nulla, dove gli effetti speciali non sono un diversivo per colmare la vacuità della trama ma un arricchimento del suo significato. Trattandosi poi di acceso derby cittadino tra due Montecatini, la quota introspettiva potrebbe portare su un piano spazio-temporale sospeso, in stile Cristopher Nolan. Che peraltro tornerebbe bene un po’ a tutti, visto lo spettro di interpretazioni spesso anche opposte a cui si prestano le pellicole del regista anglo-americano. Di sicuro, fascinazioni cinematografiche a parte, il cast di questa finale da oscar è di grande prestigio, per essere in C Gold.
A dire la verità i cast sono due, uno per squadra, che tuttavia si mescolano e si fondono nel tutt’uno dell’intreccio narrativo. A fare la differenza sono sempre i collettivi e di Herons e Gema abbiamo ormai imparato a conoscere vissuto stagionale, caratteristiche tecniche, tattiche e comportamentali. Ma è anche vero che in tutti i cast ci sono sempre dei protagonisti e che per struttura della serie (al meglio delle 5), oltre che per varietà di talenti in gioco da ambo le parti, in questo caso c’è l’imbarazzo della scelta. Tanto vale introdurre uno ad uno – in un trailer improvvisato e dall’ordine sparso – i giocatori delle due compagini rossoblù, quelli stabilmente nelle rotazioni di Barsotti e Del Re.
HERONS, RADUNIC COME CAVALLO DI TROIA
RADUNIC: il più atteso, proprio perché ingaggiato per vincere. Se è quello del derby di ritorno (l’unico finora disputato) coi 28 punti offerti allo spettacolo, limitarlo diventa dura. Sa come si sfangano queste serie, avendo ottenuto già tre promozioni in B. A seconda di quali adeguamenti farà su di lui Gema, il titano croato potrebbe anche recitare il ruolo del cavallo di Troia. Colui che calamita l’attenzione, distraendo gli avversari dalla pericolosità dei compagni. Un equipe di Netflix seguirà da vicino il suo duello con Rasio. Giova ricordare: con lui Herons 7 su 7.
DELL’UOMO: ministro della difesa del Governo Barsotti, spesso e volentieri metronomo e mattatore allo stesso tempo, per impatto sulle partite. Il bronzo di Crotone si appresta ad una finale con tante responsabilità, quelle che ha dimostrato di meritare nel corso dell’anno. Almeno a tratti, potrebbe essere lui l’anti-Sollazzo designato, ma attenzione anche alle sue scorribande mancine in attacco. Nelle puntate precedenti si ricordano dolci effusioni con Rasio. Nella convinzione e nella speranza che non si esuli dallo sport, preparare i popcorn.
OBIEKWE: in crescita esponenziale dal 2022, la sua importanza va ben oltre i numeri. Sarà impegnato a più piani del condominio derby. Il piano terra, nei cambi difensivi e nelle accelerazioni tutto campo. E il piano aereo, in probabile marcatura su Rasio o Sollazzo e comunque alle alte quote frequentate di sovente tra schiacciate, stoppate e rimbalzi. Un jolly, può anche non spaccare le singole gare salvo rivelarsi decisivo nel complesso. Il rischio è che venga costretto a spazi chiusi e sottoritmo, però è una sfida che non riguarda solo lui.
GIANCARLI: capitano e uomo simbolo, vengono da lui le azioni dimostrative. Niente retorica, solo fatti. Difese aggressive, sfondamenti subiti, recuperi, tuffi. Riproporre la solita garra nel momento della verità avrebbe doppio valore. Per il resto non importa molto la media punti che riuscirà a tenere, quanto l’autostima e la trance agonistica che, a loro volta, possono favorirne una miglior gestione in fase di regia. Di gran caratura il confronto con Molteni e Bruni, ammirato da ragazzino quando vestiva la maglia di Anagni.
CASONI: il miglior marcatore degli aironi, l’attaccante più puro, si conferma ai vertici della categoria dopo le finali di concentramento disputate l’anno scorso con Spezia. I faccia a faccia più duraturi dovrebbero essere con Di Bonaventura, Sollazzo o Rasio. Può determinare a prescindere da tutto, anche se in previsione dovrà sintonizzarsi in fretta con situazioni di contatti ruvidi che forse il suo stile di gioco tecnico ed elegante non predilige. Oltre ai rimbalzi da ambo le parti, farebbe comodo la sua abilità nello sporcare palloni in ripiegamento difensivo.
PAUNOVIC: per caratteristiche servirà molto nella protezione del ferro, anche dagli attacchi di un lungo presente e prestante come Benini. Dopodiché in attacco sa il fatto suo e magari è tra coloro che potrebbero beneficiare degli eventuali raddoppi o misure extra su Radunic. Da personalità carismatica dello spogliatoio, i compagni faranno caso al suo grado coinvolgimento.
GALLI: salito di colpi dall’inizio dei playoff. Eccellente difensore su palla, magari come “sfiacca” Molteni, e in fiducia nelle iniziative sia al ferro che nei piazzati. Più sereno se non lasciato il solo playmaker in campo, così da poter avere la mente più libera. In aggiunta un piccolo particolare: è l’unico ex del derby e con la società Montecatiniterme Basketball, che lo scaricò in corsa prima della pandemia, non finì nel modo più roseo.
CHERUBINI: da one man show a Synergy Valdarno ad efficiente e disponibile comprimario agli Herons, nelle cui fila è approdato giusto in tempo per la post season. Barsotti su di lui ci punta in uscita dalla panchina, come outsider con punti nelle mani e attento nella retroguardia. Fresco, senza paura, il giovane che tutti vorrebbero da gettare nella mischia. Ha trascorsi assieme a Neri e Di Bonaventura, li ritroverà in una cornice sui generis.
LAFFITTE: dopo un periodo di flessione, nei playoff è tornato a mostrare sprazzi di pallacanestro travolgente. Contro Gema rischiano di esserci meno possessi in campo aperto e lui può risentirne, come nei due scontri diretti stagionali. Resta il fatto che il suo gioco è così unico ed energico che anche solo un paio di prodezze, magari fatte al momento giusto nonostante i non troppi minuti a disposizione, possono cambiare l’inerzia del match.
LUPI: la miriade di piccole grandi cose che fanno parte del suo repertorio, possono rivelarsi cruciali. Tap out, palle riprese dalla spazzatura, rimbalzi di voglia, intercetti, tagli bramosi a canestro. Il suo pane quotidiano, con cui sopperisce alla minor dimestichezza col fondo della retina. Condivide con Galli la montecatinesità, per la finale foriera di onori e oneri affettivi.
PROCOPIO: dal suo arrivo due giorni dopo Cherubini ha già collezionato due presenze nelle gare 2 di Siena e Castelfiorentino. Play d’ordine e ragazzo umile, un po’ a sorpresa nella rotazione tra classe ’99 e 2000 pare aver scalzato il tiratore Incitti, mai convocato nei playoff anche se come “arma” tattica (contro la zona?) in una finale può suscitare tentazione.
GEMA, UNA NUOVA PROFONDITÀ. BENINI AGEVOLA IL SISTEMA
RASIO: “Ponti” da Zarate, la classe di un principe e la risolutezza di un guerrigliero amazzone. Insensato per una serie C, ha dominato in lungo e in largo. Gli straordinari lo hanno affaticato, ma adesso è pronto per l’ultimo tango, non a Parigi ma al PalaTerme. Può attaccare Radunic in velocità (o perimetralmente) e gli altri di potenza, grazie ad un impeccabile uso del corpo. Difensivamente non brilla ma nemmeno si scansa. Se abbinato con Benini e quindi in posizione di ala grande, la sua naturale, è probabile che diventi ancor più devastante. Tremendo “animale” da competizione.
SOLLAZZO: piovuto dal cielo della serie A2 (fatta da titolare) è stata la degna risposta al colpo Radunic, pure al netto delle limitazioni sulla formazione non italiana che hanno tagliato le gambe a capitan Marengo. Un altro che c’entra veramente poco con la categoria, come dimostrano le sei prestazioni. Quattro volte sopra i 20 punti, senza dimenticare il gioco creato per gli altri, un atletismo da americano e una duttilità spaventosa. Ruolo variabile, livello del giocatore fisso alle stelle. Con “Ponti” forma il duo a cui Gema si affida per tentare il jackpot. Da monitorare però la sua tenuta di nervi, che nel derby di ritorno sembrò saltare almeno una volta.
BRUNI: niente di più calzante del soprannome di “professore” con cui è appellato dallo staff e dai tifosi. Gli infortuni lo hanno tenuto fuori per circa un mese e mezzo (derby compresi, tranne i pochi minuti in cui strinse i denti all’andata), ma si è rimesso in sesto sul più bello e così presterà genio ed esperienza alla causa di squadra. La sua imprevedibilità può mettere in difficoltà gli aironi. A fare il conto delle partite da dentro fuori giocate in carriera viene il mal di testa. Punti, assist, giocate chiave di estro e astuzia da sesto uomo di extra lusso. Per lezioni private contattarlo in privato. Astenersi perditempo.
MOLTENI: eroico mvp della prima stracittadina del 16 marzo con 31 punti, Tommy da Cantù pare tutto tranne il tipo che si tira indietro quando il gioco si fa duro. Playmaker moderno che ama spaziare – sempre con cognizione – il suo cavallo di battaglia è il caro vecchio e sempreverde arresto e tiro dalla media. Ghiaccio nelle vene, attributi e polmoni da donare in beneficenza. Anche lui reduce da un problema fisico che ormai dovrebbe essere alle spalle. Grossi sconti non ne prevederà, indipendentemente dal diretto avversario.
NERI: assieme a Casoni e Ghiarè, tra i migliori cecchini della Montecatini a spicchi. Prontissimo sugli scarichi, ma se serve anche palla in terra. Difensore tutto sommato coraggioso, il suo rendimento non ha quasi mai subito cali evidenti. Infatti è titolarissimo, e sa come colpire aprendo il campo sui suggerimenti dei compagni. Potrebbe soffrire un accoppiamento con un’ala esplosiva come Obiekwe, ma non è così probabile. La sua calma infonde sicurezza a tutta la squadra, sebbene il miglior modo che conosce per aiutare i compagni sia quello di buttare il pallone dentro il cesto.
GHIARÈ: capitan futuro, verrebbe da dire. Cresciuto a Montecatini cestisticamente e non, per lui come per gli altri bimbi indigeni è una finale speciale. Classe 2002 e un fare quasi da veterano, con Marengo out indosserà la “fascia”, al secondo anno da senior. A forza di bruciare tappe vestirà la maglia rosa, intanto arrivano le sue triple dall’angolo e non solo. Marchio di fabbrica di un talentino naturale, che ultimamente ha perso un po’ di minutaggio ma che può dire comunque la sua.
BENINI: per mestiere e stazza, il lungo 33enne arrivato da Lucca come rinforzo è in grado di incidere eccome. Lo ha già dimostrato martellando l’area di Legnaia e Prato con canestri e rimbalzi. Abituato alle sportellate, si candida a perno di leva per aprire la serrata difesa di Mtvb. Inoltre, come detto, consente di far risparmiare fiato prezioso a Rasio. Non essendo rapidissimo di piedi, non è troppo a suo agio a marcare un quattro mobile alla Casoni, alla Obiekwe, o anche alla Lupi.
ZAMPA: la stagione della gazzella di Trieste è cominciata con tre mesi di ritardo per una concomitanza di infortuni. Ritagliarsi un ruolo non gli è stato banale, ora ha acquisito la consapevolezza di dover mettere a servizio della squadra la sua verticalità e fisicità. In difesa – con possibilità di essere scelto come inviato speciale su qualche esterno rivale – e nelle opportunità di contropiede o transizione.
DI BONAVENTURA: arrivato al gong del mercato per garantire robustezza negli esterni e buona confidenza con certe atmosfere calde, per ora si è visto poco. In ogni caso promette bene, nonostante il recupero in corso da un fastidio muscolare. Il teramano ha il pregio poi di allungare le rotazioni, con effetti positivi sull’intera produttività del roster.
MARENGO: senza giri di parola la principale vittima dell’errore di valutazione. Da capitano, autentico leader e pedina inamovibile si è ritrovato di colpo fisso in tribuna. Ha giocato solo ad Arezzo nell’ultima giornata di campionato, facendo peraltro la differenza. Il suo eventuale impiego dipende dalla piega presa dalla serie e delle condizioni degli altri due stranieri. Avrebbe meritato di viverla diversamente.



