Il ritorno di Jazz Johnson a Pistoia fa della GTG un’outsider vera e pericolosa in ottica playoff. Non resta che sognare
C’è chi parla con le parole, raccontano chiacchiere e promettendo mari e monti, e c’è chi parla con i fatti. Il ritorno di Jazz Johnson a Pistoia appartiene inequivocabilmente alla seconda categoria ed è una mossa dal valore enorme, sotto ogni punto di vista. Per leggerla e capirla bene però bisogna andare oltre la superficie di questo ritorno.
In primis c’è la questione tecnica. Pistoia senza il suo fromboliere ha un record di 10-3, molto simile a quello che ha collezionato quando il numero 22 dei biancorossi era in campo (13-4). La squadra, pur perdendo il suo asso, si è mantenuta in rotta di galleggiamento e la classifica, con Pistoia incastonata in alto tra Udine e Cantù, è lì a dimostrarlo. Cambia e molto però affrontare i playoff con un go to guy capace di risolverti eventuali problemi offesivi, una stella che numeri e rendimento alla mano è certamente tra i cinque giocatori più forti di questo campionato di A2. E il segnale che lancia adesso la Giorgio Tesi Group è chiaro: per i playoff ci siamo anche noi e vogliamo provare a finire con altre soddisfazioni la stagione stupenda che sin qui abbiamo fatto.
Johnson doveva tornare adesso perché l’operazione avesse senso. Questo venerdì chiuderanno i tesseramenti, poi si potrà operare soltanto nella settimana prima dei playoff, ma con diverse restrizioni e soprattutto ingaggiando soltanto giocatori che non hanno già giocato in A2. Il tempismo e la visione d’insieme del direttore sportivo Marco Sambugaro è qualcosa di simile ad un capolavoro. Già dalla presa estiva, quando è riuscito a portare Jazz a Pistoia piazzando un vero e proprio colpo di mercato. E proseguita poi quando con praticità e celerità ha tamponato l’emergenza della squalifica di Johnson inserendo in squadra un giocatore pronto e disponibile, andando a pescare Gage Davis tra europei e già vistati, dunque in un bacino ristretto di potenziali e immediati aiuti per la squadra.
Che Davis non fosse Johnson lo si sapeva sin da subito: giocatore con qualità e caratteristiche diverse, capace di dare un altro tipo di mano alla squadra, ma pronto sin da subito. E il tempo, classifica e risultati alla mano, ha detto che in meno di tre mesi il suo innesto è stato utile e positivo per la causa. Johnson però è un altro giocatore e riaverlo adesso, permettendogli di riprendere confidenza con la squadra nei prossimi cinque giorni e poi con le partite nelle cinque gare tra ultima giornata di campionato e playoff porta Pistoia ad essere un’outsider vera e pericolosa in ottica playoff. Non la favorita, perché quelle che vogliono salire a tutti i costi e che quindi non rinunceranno al rinforzo dalla A prima dell’inizio della post season sono altre, ma comunque una seria pretendente a poter arrivare a giocarsi la promozione fino all’ultima gara possibile dei playoff.
Johnson debutterà nuovamente con la maglia di Pistoia il 10 aprile, nella sfida casalinga con Mantova. In casa, nella sua casa, davanti ad un PalaCarrara che potrà riaprire al 100% della capienza per quella partita. Credo che in una situazione del genere gli alibi, di qualsiasi natura, non esistano più per i tifosi. Chi ama questi colori, chi tiene al basket a Pistoia e chi voleva un segnale forte da questa società adesso deve fare altrettanto, rispondendo presente. Anche perché questo gruppo è da settembre che sta dimostrando sul campo di meritarsi l’affetto, la stima e gli applausi della gente.
Infine, Jazz Johnson, che ha scelto di tornare in campo e di farlo con Pistoia, provando a chiudere un capitolo che per tutti era rimasto senza un finale degno di questo nome. Ha sbagliato, ha pagato e lo farà fino al prossimo 4 aprile. Ha pagato perdendo soldi di un contratto, sporcando la sua immagine di ragazzo sorridente e positivo con la ragazzata che non si addice ad un professionista, ma adesso è pronto a riprendere da dove aveva lasciato. Per uno sportivo non c’è cosa più importante e responsabilizzante di avere una seconda possibilità. Sbagliare, fallire, cadere, ma poter riprendere esattamente da dove si era lasciato, riprovandoci di nuovo.
Sono curioso di vedere il fuoco e l’ardore con cui il folletto americano certamente tornerà in campo, perché c’è una società, un coach, dei compagni e un’intera piazza che sono disposti, volentieri, a dargli una seconda opportunità. Il peso dell’universo biancorosso adesso è tutto sulle sue spalle: spetterà a lui farne una palla e con un lampo dei suoi spararlo a canestro, per ripagare tutto e tutti con un sogno che possa durare almeno fino a inizio giugno.



