Il racconto del derby di Montecatini a Pistoia, in campo e sugli spalti

La T Tecnica Gema Montecatini si gode vittoria e prova iconica di Chiarini. In ombra l’attacco degli Herons. Clima caldissimo al PalaCarrara

Alla fine della serata è arrivata la conferma: più di 1500 appassionati sono saliti sui gradoni del PalaCarrara per assistere ad un evento unico per la pallacanestro della nostra Provincia. Il derby tra le due società di Montecatini numero 14 andrà certamente negli annali come uno dei più indimenticabili e non solo per l’aspetto sportivo. Si sapeva che la scelta forzata, e per certi versi anti-climatica, del palazzetto di Pistoia come sede di gioco avrebbe reso l’atmosfera surreale e ancora più snervante del solito. In fondo però bisogna ammettere come dal punto di vista della partecipazione il derby sia stato un successo.

Zero incidenti, tanto entusiasmo in entrambi gli schieramenti, una gara tesa e divertente che ha fomentato ancor di più i bollenti spiriti: insomma, il clima da derby c’era eccome. Sembra ovvio comunque come nessun tifoso de La T Tecnica Gema e degli Herons preferisca questa trasferta “aldilà dal Serravalle” in casa dello storico nemico in comune. La mancanza del PalaTerme si è fatta sentire da un punto di vista prima nostalgico e poi anche logistico. Detto ciò l’esperienza è promossa a pieni voti, con l’augurio però che il prossimo anno non si ripeta: le due termali sperano prima di ogni altra cosa di poter tornare a casa.

LA VERA SFIDA È TRA LE TIFOSERIE

I tifosi de La T Tecnica Gema si sistemano in tribuna in grande numero già quasi un’ora prima della palla a due, a riprova dell’attesa che si respira tra i loro sostenitori. Dopo l’ottimo avvio di stagione e le rinnovate ambizioni di gloria lanciate dalla società, c’è tanta speranza nel credere che questa possa essere la volta buona per battere gli Herons dopo due anni (infatti sarà così). Il gruppo organizzato si sistema come sempre in fondo al lato destro della tribuna, preparando i propri bandieroni in attesa di vedere anche gli avversari e concittadini fare ingresso nel settore loro dedicato. Piano piano inizia a riempirsi anche la Curva Firenze del PalaCarrara, dove sono allocati tutti sostenitori della Fabo. L’ingresso degli ultras ospiti avviene ad un quarto d’ora dal via dell’incontro con cori indirizzati tanto ai rivali odierni, che rispondono subito, che contro quelli di sempre di Pistoia. A proposito, non è da escludere che qualche pistoiese si sia infiltrato di nascosto qua e là, giusto per osservare che aria tira nella Montecatini cestistica e, perché no, godersi una partita di basket sentita in una settimana senza biancorossi.

La battaglia di cori e sfottò inizia ben prima della partita stessa e non avrà fine nemmeno dopo la sirena finale, fatto che in qualche modo influisce sull’andamento del match e anche viceversa. I giocatori infatti vanno sempre a cercare di aumentare l’incitamento della propria curva ogni qualvolta avviene una giocata importante a loro favore e il predominio nel rumore va a seconda di chi ha il predomino in quella specifica fase del derby. Nel primo quarto cantano gli Herons, gasati dalle triple e dalla difesa di capitan Natali; il secondo è invece un monologo de La T Gema, con Passoni a dare la carica. I due settori, ormai del tutto esauriti nei posti a sedere, assistono ad un terzo quarto equilibrato in cui però si fanno sentire di più i tifosi Fabo, proprio perché sul campo i propri beniamini si organizzano per la rimonta architettata da Sgobba. Non ci sarà nessun ribaltone però, l’ultimo periodo è quello dello show di Chiarini che con le sue magie semi-impossibili farà impazzire il popolo La T Tecnica. Dopo il travolgente urlo di gioia per la vittoria, tutti la tribuna si mette in posa per la foto celebrativa con i propri eroi, di là gli ospiti, nel salutare i propri atleti, danno già appuntamento al prossimo derby al PalaTagliate di Lucca (segnatevi la data del 15 gennaio 2025, manca già così poco!).

LA LUCE DI CHIARINI E LE OMBRE DELL’ATTACCO HERONS

Dicevamo che i sostenitori sugli spalti hanno influenzato il rendimento dei giocatori sul campo, nel finale però è successo più il contrario e questo è dovuto proprio alle prodezze del miglior giocatore del match e dello scorso campionato. E pensare che “El Jefecito” non doveva nemmeno esserci, o meglio le sue condizioni sono state tenute al segreto fino all’ultimo. Si credeva che, in caso di sua presenza, potesse essere in forma precaria: immaginate allora cosa può fare Chiarini al 100% della forma se questi sono i risultati. Il suo ultimo quarto ha reso questo derby da storico ad iconico, ha persino messo in secondo piano le superbe performance personali di D’Alessandro, Toscano e Passoni, mettendosi al pari con la prova corale di carattere da parte della squadra. La sua esultanza a braccia aperte dopo la tripla ad un minuto riassume il senso di liberazione di tutta la società del presidente Lulli nell’essersi tolto dalle spalle questo gran peso di due anni senza battere gli Herons. La sfida tra nativi di Cordoba (Argentina) tra l’ex-Pielle e Chiera non è stata solo dominata, non è nemmeno mai iniziata.

Più che le luci di una La T Tecnica Gema smagliante, fanno più rumore le ombre di una Fabo che si è fermata a 57 punti segnati nei 40’ effettivi. Un dato che farebbe impallidire qualsiasi allenatore ma che se ottenuto con in campo i vari Klyuchnyk, Arrigoni, Chiera, Benites, Trapani e Sgobba è davvero agghiacciante. Si è pure ripetuto il classico cortocircuito in attacco, quasi 11 minuti senza segnare tra primo e secondo quarto. Peccato perché la difesa aveva risposto presente ed il gruppo è riuscito a rimanere sempre in partita nonostante le difficoltà, il problema è che nel momento della svolta definitiva non c’è stato nessuno con il piglio giusto per dare quel tipo di input (cosa che è invece successa nella formazione rivale). Adesso ci si chiede nell’ambiente Herons cosa serve che riempire questi vuoti che si affacciano con continuità di settimana in settimana. Che si tratti di un problema di gioco, come ad esempio la poca efficacia nel servire il talentuoso reparto lunghi guidato da un Klyuchnyk troppo spesso abbandonato sotto canestro? Oppure la dirigenza guidata dal presidente Luchi dovrà prendere in considerazione l’idea di aggiungere un’altra bocca di fuoco al reparto offensivo? Le prossime partite saranno fondamentali per trovare le risposte necessarie, anche se a ben vedere di tempo per i correttivi ce n’è assai.

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