Il “sorriso della settimana” è Niccolò Tesi, che è diventato dottore: «Laurea in casa? Non mi sono sentito solo»
Se si ferma lo sport non per forza devono fermarsi anche i racconti di quelli che sono stati i protagonisti della stagione. Ed è proprio per questo motivo che per la rubrica di Pistoia Sport “Il sorriso della settimana” abbiamo intervistato Niccolò Tesi. Il cestista degli Shoemakers Monsummano ha infatti una storia interessantissima da raccontarci vista la sua recente Laurea Magistrale in Scienze Motorie. Un percorso lungo, terminato qualche settimana fa tramite l’ormai nota metodologia della discussione e proclamazione tramite webcam a causa della situazione sanitaria. Nonostante questo però Niccolò afferma di non essersi mai sentito solo grazie alla vicinanza virtuale dimostratagli da amici e familiari.
Una sensazione strana quella di terminare un percorso di studi attraverso una videochiamata però hai avuto lo stesso delle emozioni fortissime.
«La soddisfazione è stata tanta! Chiaramente sarebbe stato diverso avere al mio fianco le persone a cui voglio bene. Però, come scritto nel post su Facebook, non mi sono mai sentito da solo perché in tanti mi hanno dimostrato vicinanza. È stato strano anche perché, per me, era in assoluto la prima volta che mi interfacciavo con i professori tramite videochiamata. Nonostante tutto questo però devo dire che la sensazione è stata bellissima quel giorno».
Quali sono adesso i tuoi progetti? Vorresti rimanere nell’ambito degli studi che hai fatto?
«Sì sì l’intenzione sarebbe quella! In questi giorni hanno riaperto i concorsi per entrare a scuola come insegnante e questa è un’occasione che vorrei cogliere. Oltre a questo vorrei continuare a fare il mio percorso da allenatore e preparatore atletico alle giovanili delle squadre di basket. Tutti questi progetti sono però strettamente legati a quelle che saranno le evoluzioni della situazione sanitaria».
Essendo allenatore e preparatore delle squadre giovanili, credi che per i ragazzi sarà più pesante lo stop?
«Lo stop è stata sicuramente una batosta per tutti. Però sì, penso in primo luogo a tutti i ragazzi dell’Under 18 che in quest’annata avrebbero dovuto fare il salto di categoria e invece si ritrovano fermi a dover fare delle scelte di carriera di punto in bianco. Oltre a loro penso anche a tutti i ragazzi che in questa quarantena cambieranno idea e smetteranno quindi di giocare a basket. Io lavoro con Monsummano e Quarrata e con entrambe le realtà stiamo cercando di farsi sentire il più possibile vicino ai ragazzi però è chiaro che uno stop così lungo per un ragazzo può incidere tanto e può far decidere fare altre scelte».
Allenamenti individuali pur di tornare in palestra o temporeggiare ancora un po’ per fare allenamenti quanto più normali possibili?
«Tra queste due scuole di pensiero direi che mi colloco nel mezzo. Tornare in palestra mi basterebbe però penso che non sia la cosa che veramente ci piace di questo sport. Ripartire può fare sicuramente bene ma la vivremo in maniera diversa rispetto al solito. Poi se guardo a questa domanda da giocatore ti direi anche io che spero di tornare in palestra, guardandola da allenatore la realtà è diversa, senza contatto e senza 5 contro 5 non è un allenamento completo».



