Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, con un post su Facebook esamina modalità di ripresa e danni economici che il virus comporterebbe al calcio
Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, ha comunicato tramite uno stato su Facebook quello che è il suo pensiero su un’eventuale ripresa dei campionati di calcio italiano a tutti i livelli. Il numero uno non si è soffermato solamente sul campionato di sua competenza, ma ha analizzato i dati del gioco del calcio a tutti i livelli: dalla Serie A alle categorie minori. Di seguito riportiamo i virgolettati inerenti ai campionati di Serie C e di Serie D.
“La Serie C si trova per collocazione territoriale, strutture mediche e dei centri sportivi, per difficoltà economico-finanziarie nella impossibilità di riprendere in tempi ragionevoli, a meno che non si decida in Europa di passare da stagione sportiva ad anno solare e fare una sperimentazione in tal senso fino al mondiale in Qatar nel novembre-dicembre 2022. Analoga, se non più grave, la situazione nel campionato di Serie D e, ancor più evidentemente impossibile da riprendere a giocare, se non in tempi ritardatissimi, nei campionati della LND. In tutti i campionati giovanili e di settore giovanile scolastico, da tempo, si è pensato di chiudere in anticipo la stagione sportiva”.
Oltre alle oggettive difficoltà di ripresa in senso pratico, Francesco Ghirelli – nel suo post articolato in punti – spiega nel quarto ed ultimo punto, il D, quelli che potrebbero essere i contraccolpi economici che ricadrebbero sulla Serie C.
“Ecco, come il calcio definito “speculativo” dimostra quanto ci sarebbe da ripensare criticamente da parte di chi lo abbia pronunciato questo termine perché quel calcio è capace di fare del bene al suo mondo e attraverso ciò estendere i benefici al Paese e alla scienza.
D) la serie A, nel suo aspetto del fare profitti svolge una funzione redistributiva fino al sociale: assicura che i danni derivanti dal presunto non rispetto dei contratti televisivi non ricada, anche, sulle leghe sottostanti, per noi della Serie C sarebbero 5milioni di euro. Il problema prevalente non consisterebbe nel fatto di non prendere perché il contratto diritti TV è “blindato”, sarebbe prenderli a “babbo morto” dopo i tempi per dirimere il contenzioso in via giudiziaria. La Serie A riprendendo a giocare assicura anche attività nell’indotto, si pensi alla raccolta sulle scommesse sportive dove il calcio è al di là del 75% della raccolta portando beneficio indiretto allo sport italiano e al fisco, cioè allo Stato.
Interpretando la ripresa da questo punto di osservazione, fermo restando che si potrebbe riprendere solo in rispetto delle condizioni di salvaguardia della salute, si ricava un giudizio diametralmente opposto di quello circolante. Logicamente il tutto è opinabile, però è un’altra visione!”



