L’enfant prodige Luca Andreoli, il coach ex Nico Basket che incanta l’A1

La consacrazione di Luca Andreoli e del suo vulcanico basket: «Vietata la paura di sbagliare. Coraggio, libertà ed entusiasmo»

Luca Andreoli frequenta il basket fin dalla palla a due della sua vita, nel 1990. Al seguito del babbo allenatore, nei colli bolognesi cantati dai Lunapop, dove tra cosce e zanzare come in Certe Notti di Ligabue, alla palla a spicchi la gente dà per antonomasia del tu. Un colpo di fulmine segnato dal destino, perché sicuramente allenatori si diventa, ma come nel suo caso a volte ci si nasce. Le prime esperienze a San Lazzaro di Savena. Un’idea di gioco originale, istintiva ma corale, dunque travolgente. La gavetta, l’esordio da capo allenatore in A2 femminile a Vigarano, a 27 anni, e la conquista dell’A1.

Poi il trasferimento in Valdinievole, alla Nico Basket, per uno scintillante biennio in A2 che nemmeno la pandemia ha potuto frenare. Le tappe principali di un giovane dalla carriera già intensa e prestigiosa, che quest’anno ha trovato la consacrazione nella massima serie della pallacanestro rosa, alla guida del Basket Le Mura Lucca. Mentre sta riflettendo sul proprio futuro assieme al suo club, l’enfant prodige della panchina racconta il basket che gli scorre nelle vene, con qualche spunto sul movimento di cui oltre a farne parte è attento e preparato osservatore.

IL CAPOLAVORO CON LUCCA

Con un budget non tra i più lauti della categoria, Andreoli ha condotto la Gesam Gas & Luce alle semifinali di Coppa Italia e al 4° posto in stagione regolare. La corsa delle biancorosse si è fermata solo ai quarti di finale playoff, nel doppio confronto che ha premiato Ragusa per differenza canestri. «L’obiettivo primario era quello di provare a ricreare entusiasmo in una piazza importante che lo stava un po’ perdendo – apre il tecnico ex Nico Basket -. Direi che è stato centrato alla grande. Questa è una piazza che sentiva il bisogno di sentire il contatto umano con la squadra, infatti non c’è stato allenamento senza qualcuno del pubblico a vedere» evidenzia la cornice.

«Siamo partiti dichiarandoci ambiziosi, è stato un lavoro intenso e impegnativo – ammette l’allenatore emiliano ma ormai nostrano d’adozione -. Allo stesso tempo le ragazze lo han sempre svolto con grande disponibilità e il sorriso sulle labbra». La straordinaria cavalcata parla da sola. «Nelle prime quattro partite ne abbiamo vinta una sola. Poi nel momento in cui abbiam lavorato al completo due settimane è stato tutto più facile. Da lì poi – prosegue Andreoli – abbiamo perso pochissime partite (appena 7 delle successiva 26, nda). Quando si è infortunata Wiese, la giocatrice che creava di più, abbiamo tirato fuori qualcosa in più che ha dimostrato che questo sistema è funzionale per il collettivo».

DENTRO LA FILOSOFIA DI GIOCO, ALTRO CHE “CIAPA E TIRA”

Sì, i risultati contano, ma conta anche come li si ottiene. Niente di più vero per la storia di Luca, che il proprio basket lo sviluppa a partire da San Lazzaro di Savena. Quando è ancora uno “sbarbino” si divide già tra giovanili e C maschile, che porta nel 2012/13 alla finale playoff. «Ho iniziato a pensare ad una pallacanestro coraggiosa, anche un po’ rischiosa. Fatta di tanta libertà e responsabilità in mano a chi gioca e in cui esasperare il fatto di prendere il primo miglior tiro che c’è. All’inizio la gente diceva “questi fanno ciapa e tira”. In realtà quest’anno siamo state prime nella classifica dei tiri aperti costruiti. Per adattarsi a questa mentalità serve un po’ di tempo – riconosce – perché talvolta prevale la paura di sbagliare che per me è la cosa peggiore. Con la paura non riesci mai a esprimerti al meglio».

Osare per esaltarsi, senza soluzione di continuità. Un inno alla pallacanestro come concentrato di emozioni. Col rifiuto categorico di credere, in controtendenza, che rischiare il meno possibile sia di per sé positivo. «Aver incontrato a Vigarano un altro scuola San Lazzaro come Ennio Zazzaroni (ora direttore generale di Lucca e della Nico, in sinergia col progetto New Generation, nda) ha amplificato questa filosofia in modo esponenziale. Ci siam sempre ripromessi di far crescere di valore le ragazze nel mercato – afferma il lato panchina del duo – e quindi a fine stagione diventa difficile tenerle. Però aiuta anche molto nella ricerca delle giocatrici perché sanno che calate nel sistema possono lanciarsi».

IL MOVIMENTO FEMMINILE E IL CUORE ROSANERO

Progetti come quello lucchese, ma anche come quello “satellite” targato Nico Basket, sono realtà che spingono il movimento femminile. «Sta crescendo di anno in anno. Lo testimonia l’ingresso di società maschili, che con grandi disponibilità economiche alzano il livello. Quindi dobbiamo fare sempre di più – indica la via il giovane coach – sia in termini di entusiasmo sia di innovazione e modo di giocare. Poi è chiaro che purtroppo non ci sono tante ragazze che giocano in Italia e i numeri bassi tendono a lasciare le cose come stanno, con gli scudetti che vanno sempre un po’ alle solite squadre. Però credo che il campionato si stia diventando tremendamente più competitivo».

Dal 2019 al 2021, Andreoli ha fatto la fortuna delle rosanero, portandole l’anno scorso ai playoff. Col gusto non secondario, di poterlo fare assieme alla propria fidanzata Diletta Nerini, tutt’ora capitana e playmaker della Nico. «Nei momenti in cui mi ammutolisco per riflettere, Diletta trova sempre il modo di farmi aprire e stare meglio, anche negli anni in cui siamo stati in squadra assieme. Da fuori essere allenatore e giocatrice poteva sembrare strano e vizioso. Invece abbiamo sempre dato priorità al gruppo – sottolinea – superando le difficoltà e ottenendo risultati umani e sportivi importanti».

Nico che per evitare la retrocessione diretta in B e andare ai playout, ha bisogno di vincere stasera a Savona nell’ultima giornata e che la diretta concorrente Civitanova perda in casa con Spezia. «Quando rinnovi la squadra con giocatrici molto giovani, non sai mai come può andare. Non tutte le ciambelle riescono col buco. Stasera c’è quest’ultima chance da giocarsi e naturalmente sarò a Savona a sostenerle». Intanto c’è qualcuno che paventa Luca Andreoli come miglior allenatore dell’anno in A1 femminile. Ma il riconoscimento più grande è sempre l’entusiasmo della gente. E quando in un palazzetto c’è il suo “ciapa e tira”, i boati si sentono fin dalla strada.

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

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