Lo spunto di Trieste-Pistoia Basket: manca l’identità, poi tutto il resto

Inutile guardare alle prestazioni dei singoli, se questa squadra non ha ancora una sua idea di gioco: E anche a Trieste, dopo oltre un mese dall’inizio delle danze, il Pistoia Basket è apparso smarrito

A Trieste è andata in scena un’altra brutta copia della squadra sognata in estate da tifosi e dirigenti del Pistoia Basket. Le prime cinque gare di campionato hanno certificato in maniera prepotente lo stato di difficoltà di un gruppo che sembra non avere le forze per reagire al primo grande momento negativo di questa stagione. Se un inizio problematico con una squadra totalmente nuova era anche normale metterlo in conto, difficile era pensare di non essere a niente dal punto di vista del gioco e dell’atteggiamento a più di un mese dall’inizio del campionato.

La cosa più preoccupante infatti non sono è certo la prestazione incolore dei singoli, a cui possiamo concedere pure tutti gli alibi possibili e immaginabili derivanti da acciacchi vari, problemi di ambientamento e pure di eccessiva pressione, quando un’identità specifica che questa squadra ancora non ha. A inizio stagione si è parlato più volte delle qualità difensive dei giocatori scelti, del loro dover giocare con il coltello tra i denti, della necessità degli italiani di guadagnarsi minuti grazie all’intensità e la voglia di dimostrare, mentre ci si ritrova sempre più a dover sperare che funzioni l’attacco e che entrino i tiri per riuscire a rincorre gli avversari su punteggi che sfiorano o addirittura sfondano quota cento.

Anche la trasferta di Trieste ha messo in luce questo aspetto altamente preoccupante. Senza una precisa identità e senza una solidità difensiva questo gruppo non ha nessuna chance di invertire la rotta, al tempo spesso diventa quasi impossibile decidere cosa cambiare nel quintetto perché la scelta verrebbe fatta quasi alla cieca, valutando semplicemente la prestazione fin qui negativa del singolo, avulsa però dal contesto di un gioco che non c’è. Contro l’Alma i ragazzi di coach Ramagli hanno subito da ogni posizione i lunghi di Trieste che hanno fatto il bello e il cattivo tempo.

Nemmeno la zona, novità tattica proposta in questa quinta giornata, è servita a mascherare i difetti di una squadra che non è ancora riuscita a mettere insieme prima di tutto una mentalità  che dia una dimensione difensiva convincente. A guardare il conto dei rimbalzi gli avversari ne hanno catturati soltanto due in più di Pistoia (43 a 41 il saldo finale) ed entrambe ne hanno strappati 13 in attacco. Non è dunque tanto una questione di presenza in area e di reattività, quanto di difendere e di chiudere l’area biancorossa, diventata tristemente territorio di razzia da parte non solo dei lunghi ma anche degli esterni avversari. Un lavoro di squadra, derivante da un gioco e da un’identità difensiva che ancora non c’è.

Prima di pensare di poter tagliare qualche ramo di questo albero forse servirebbe capire che frutti può davvero dare. Se la squadra è questa, bisogna cambiare, immediatamente. Se invece questo gruppo deve ancora trovare una sua dimensione, allora bisognerebbe velocizzare questo processo, perché essere ancora ad uno stato di gioco embrionale a novembre è la cosa più preoccupante. Una volta capito cos’è il Pistoia Basket 2018/2019 allora andranno fatte le scelte più funzionali, decidendo se sostituire qualcuno o se aggiungere, perché la seconda domanda a cui dare risposta è se questi giocatori sono abbastanza o se c’è indispensabilmente necessità di averne di più.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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