Maldonado, animo sudamericano e mente da regista: «Ho Pistoia nel cuore»

Il play della Pistoiese si racconta a 360°: dal trasferimento in Italia alla svolta con Vincenzo Italiano, fino alla chiamata di Taibi

Da Pasaje, in Ecuador, al centro del gioco della Pistoiese. Il viaggio di Luis Alberto Maldonado Morocho è stato costruito con carattere, sacrificio e una passione che ancora oggi traspare in ogni pallone toccato. A tredici anni era già nel giro della nazionale giovanile ecuadoriana. Una promessa. Poi la vita cambia traiettoria. Il trasferimento in Italia, una nuova lingua, una nuova cultura. Ma lo stesso sogno. «Volevo continuare il mio percorso calcistico. In Ecuador ero stato convocato in nazionale Under 15, ero una promessa. Poi mi sono trasferito con la mia famiglia in Italia e mi sono iscritto alla scuola calcio del Pinzolo, dove sono rimasto tre anni e mezzo. Finché non mi ha chiamato il Chievo: è stata davvero un’esperienza bellissima e formativa».

Proprio a Verona arriva la svolta tecnica della sua carriera. Da trequartista offensivo a mediano. «Giocavo dietro le punte, facevo gol e assist. Ma Lorenzo D’Anna mi disse che se volevo continuare a giocare avrei dovuto cambiare ruolo e diventare mediano. E devo dire che aveva ragione. Mi piace toccare tanti palloni, creare gioco, stare dentro la partita». Oggi Maldonado è un centrocampista che detta i tempi, costruisce, si prende responsabilità. Ma dentro conserva quell’anima sudamericana che non si può insegnare. «Sono fortunato a fare della mia passione il mio lavoro. Gioco con la stessa voglia e spero che si veda. Sono sanguigno, mi piace farmi sentire, non sbagliando atteggiamento, ma caricando la squadra. È quello che mi porto dietro del mio Paese».

La sua carriera lo ha portato a girare tanto tra Serie C e Serie D: Este, Arzignano, Catania, Catanzaro, Lecco, Turris, Campobasso. Piazze importanti, pressioni vere. Poi la chiamata della Pistoiese. A convincerlo è stato il direttore sportivo Massimo Taibi: «Devo essere sincero, mi ha convinto lui. È venuto anche a Campobasso per parlarmi. Anche il presidente mi ha chiamato diverse volte. Sono una persona di parola: avevo detto che se il Campobasso mi avesse rinnovato alle cifre richieste sarei rimasto, e così è stato. Il direttore ha apprezzato la mia onestà. Poi a ottobre mi ha richiamato, ho sentito la sua fiducia e non ci ho pensato due volte».

Arrivare a Pistoia non era scontato. La piazza veniva da stagioni difficili, ma oggi lo scenario è cambiato. «Conoscevo l’importanza della piazza. Ora tutti vogliono venire a giocare qui, ho tanti ex compagni che mi scrivono e questa è una meta ambita. Io voglio portare a termine quello che mi sono prefissato. Qui mi trovo benissimo e ci rimarrei per tanti anni». Un legame che nasce anche dalla fiducia reciproca. «Penso che la società sia contenta del mio rendimento, stanno combaciando tante cose. Iorio? Un presidente così se lo devono tenere stretto per anni».

Se deve scegliere un modello, Luis Maldonado non ha dubbi: «Pirlo per me è stato il migliore nel ruolo dove gioco io. Leader, uno che faceva gol e assist». Un riferimento tecnico e stilistico chiaro, ma la figura che più ha inciso sulla sua crescita è un’altra: Vincenzo Italiano. «Lo ringrazierò sempre. Ad Arzignano con lui ho fatto 15 gol. Mi ha cambiato mentalità, il mio modo di pensare e mi ha dato autostima. Ero un giocatore più timido, lui mi ha fatto credere nei miei mezzi. Mi diceva che potevo fare la sua carriera e che avevo un calcio anche migliore del suo. È rimasta la persona umile di prima, ci sentiamo, abbiamo stima l’uno dell’altro e mi segue anche, è molto interessato alla Serie D. Io mi lego alla persona e sapevo fin dal primo momento che era un allenatore così».

Oggi, invece, la sua guida è Cristiano Lucarelli. E anche qui la parola chiave è mentalità. Alla domanda se la vittoria della Coppa Italia abbia aumentato la consapevolezza nei propri mezzi, Maldonado è chiaro: «La consapevolezza ce l’avevamo già da quando è arrivato il mister. Con la sua esperienza è riuscito a mettere ogni giocatore nel ruolo giusto, valorizzando le qualità di ciascuno, e soprattutto si fida molto della squadra. Lo si vede anche in panchina: trasmette serenità e questo ti permette di giocare senza la paura di sbagliare. Si lavora tanto e pretende moltissimo, ma sa anche che se gli dai tutto puoi stare tranquillo. Ci ha dato una mentalità vincente».

Il gruppo sa qual è l’obiettivo. Maldonado non lo nomina per scaramanzia, ma il messaggio è chiaro. Fuori dal campo è un ragazzo semplice. «Ho due bambini e una fidanzata. Mi piace passare il tempo con la mia famiglia. Seguo tutti gli sport, in particolare il tennis e mi piace girare. Firenze è stupenda, ma in generale tutta la Toscana è bellissima». Il sogno nel cassetto è lineare, diretto, coerente con il suo percorso: «Raggiungere ogni anno l’obiettivo con la squadra in cui gioco. Ovvero lottare per il vertice».

Cuore sudamericano. Testa da regista. Mentalità da vincente. E la sensazione, oggi, è che Pistoia abbia trovato non solo un centrocampista, ma un uomo su cui costruire.

Emiliano Nesti
Emiliano Nesti
Da sempre pretoriano della tribuna del “Melani”, ama il calcio e crede ancora che una palla a scacchi bianchi e neri possa dettare i versi della poesia d’amore più bella del mondo. Anima blucerchiata e al tempo stesso profondo conoscitore di tutto ciò che ruota intorno all’Olandesina, è a Pistoia Sport dal 2019 dove si diverte un mondo insieme a tanti giovani penne del giornalismo pistoiese.

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