Roberto Marconato riparte dalla Prima Divisione con i Banathinaikos: «Sono una mini-Juve. Dobbiamo vincere gara 3 e ottenere la promozione»
«Il mio rientro sul parquet era più che altro una sfida personale, legato ad una vicenda tragica che mi ha colpito molto. Non credevo di smuovere così tanto le acque su Pistoia, fa piacere». Roberto Marconato riassume alla perfezione, e in poche parole, quello che è il suo ritorno al basket giocato.
Dopo nemmeno un anno dal suo addio alla palla a spicchi, Marconato torna ad indossare la canotta per i Banathinaikos per inseguire due sogni: dedicare la vittoria del campionato a Kobe e ottenere la promozione con i Banathinaikos.
Molto toccante il post pubblicato da Marconato nel quale racconta l’episodio di Kobe e Gigi Bryant, la modifica del numero sul suo completino e il gruppo del Banathinaikos, ovvero la sua “Mini-Juve”.
Qualcuno magari se lo aspettava un tuo ritorno al basket, qualcun altro no. Quello che sappiamo, e che abbiamo letto, è che la motivazione principale non era tanto la mancanza del basket ma quel tragico episodio di Kobe e Gigi accaduto a gennaio. Quanto ti ha spinto a tornare a giocare?
«Non saprei rispondere con esattezza, anche perché nell’ultimo anno più di una volta c’è stata l’occasione per tornare a giocare ma ho sempre detto di no. Questo episodio mi ha toccato particolarmente, ma soprattutto ha toccato mia figlia, nonostante fosse la prima ad essere felice quando smisi perché avrei avuto più tempo per lei. Però dopo quanto accaduto anche lei ha spinto per farmi tornare a giocare: con quel numero e con quel simbolo. È stato un insieme di cose».
Leggendo il post si apprende che il completino libero era il 23, insomma mica male per un giocatore di basket, però lo hai trasformato in 28 grazie ad una piccola modifica. Quante motivazioni in più ti dà portarti sulle spalle Kobe e Gigi?
«Più che motivazioni diciamo che questo numero è l’unica vera ragione del mio essere di nuovo sul parquet. Non sono rientrato per avere altro dalla pallacanestro visto le soddisfazioni che mi sono tolto in carriera. Non ti nascondo che senza il 28 probabilmente non sarei tornato a giocare, infatti prima di comunicarlo ai ragazzi mi sono accertato che fosse possibile cambiare il numero. Il 23 so bene che è un gran numero, e che era stato volontariamente fatto da Matteo Bongi, presidente dei Banathinaikos, insieme al 54 di Horace Grant e altri numeri. Però, ripeto, senza quel numero non so se avrei rimesso piede sul parquet».
Adesso con il loro aiuto sulle tue spalle, e con il tuo aiuto ai Banathinaikos, c’è un gironcino da affrontare. La partenza è stata ottima, l’obiettivo vero e proprio qual è?
«Il loro obiettivo è chiaro e dichiarato: vincere il campionato. Sono ormai due anni che arrivano lì per la promozione e poi perdono sempre a gara tre. Li considero una mini-Juve delle minors del basket. Mi sembra che abbiano perso 5 partite in 3 anni, purtroppo hanno perso quelle importanti. Questo per me è stato importante, perché loro hanno aiutato me a raggiungere il mio obiettivo, io aiuterò loro. Oltre a questo, devo dire che sono una squadra di ragazzi in gamba e che la maggior parte di loro li conoscevo già da tempo. Quindi, ecco, fa piacere tutto questo clamore a livello pistoiese però era più una sfida personale».
Dopo la finale persa con Valdera nel giugno 2019 quando giocavi per Bottegone in un’intervista a Pistoia Sport avevi detto “Non so se smetto o se continuo”. La tua decisione, da sportivo che ha giocato a ottimi livelli e che ha ancora voglia, è stata ovviamente temporanea. Cosa ti ha spinto a riniziare dalla Prima Divisione dopo aver sfiorato la C?
«Sinceramente la categoria conta poco, per le motivazioni che ti ho già elencato poteva essere la UISP come altre serie. Chiaro che non avrei potuto avere presunzione di partire da una categoria tanto più alta di questa. Bottegone nella prima parte di stagione mi ha contattato più volte ma non ci sono mai stati i presupposti per riniziare. Con Banathinaikos c’è l’insieme di un mio obiettivo personale, una mia faccenda personale e di un obiettivo di squadra ben preciso».


