Montebianco Pieve, Russo e la promozione in serie C: «La prima volta non si scorda mai»

Per la coach pontederese si tratta del primo campionato regionale vinto alla terza stagione sulla panchina del Montebianco Pieve: «Gruppo meraviglioso. Un’annata da incorniciare»

Arrivò a Pieve a Nievole in punta di piedi nell’estate del 2016, quasi come un oggetto misterioso, reduce da un’esperienza infelice: nel novembre del 2015 terminò anzitempo l’avventura con la serie B2 della “sua” Vbc Pontedera, targata Ambra Cavallini, società dove è cresciuta come atleta e allenatrice.

Chi la conosceva, però, sapeva di che pasta era fatta. Al suo approdo nel Montebianco Pieve fu presentata con i seguenti aggettivi: carismatica, determinata e grintosa. Qualità che, unite a smisurate umiltà e cultura del lavoro, ha saputo trasmettere alle proprie atlete, plasmando una squadra a sua immagine e somiglianza. D’altronde, su un piano puramente caratteriale, non conosce vie di mezzo, come più volte affermato da lei stessa: «O mi si ama o mi si odia».

Dopo due stagioni ampiamente positive, concluse con altrettante qualificazioni ai playoff, nell’anno agonistico che ormai sta volgendo alla conclusione è riuscita a completare l’opera, centrando la tanto prestigiosa quanto meritata promozione in serie C. Ora Ambra Russo si gode a pieno il suo momento di gloria e ha deciso di rivivere con noi le sue emozioni qualche giorno più tardi rispetto alla conquista del primato ufficiale del girone in occasione del match contro l’Elsasport (3-0), che ha permesso ad Amadei e compagne di arrivare a 59 punti, aggiudicandosi il titolo con una giornata di anticipo rispetto al termine della regular season.

Ambra, cosa si prova a vincere per la prima volta un campionato di serie D?

«Sicuramente è una grande soddisfazione a livello personale. Oltretutto, sono molto felice di esserci riuscita a Pieve a Nievole, dopo che mi venne affidato un progetto ambizioso al mio arrivo nell’estate del 2016, che consisteva nel centrare il salto di categoria nell’arco di tre stagioni, passando per la qualificazione ai playoff, raggiunti sia nel 2017 che nel 2018. Quest’anno, però, l’obiettivo era ancora più grande: vincere. La società mi ha sempre trasmesso fiducia e questo è stato un elemento fondamentale per poter svolgere al meglio il mio lavoro ed arrivare allo scopo prefissato».

E’ stato indubbiamente un campionato estenuante e molto combattuto:  qual è stato il momento più duro? Quando hai capito che potevate farcela?

«Il momento più complicato è stato al giro di boa del torneo, quando abbiamo subito due sconfitte di fila contro Versilia e Aglianese, quest’ultima molto pesante nelle proporzioni. In quella circostanza io e Sara Silvestri, la mia assistente, ci siamo guardate negli occhi, quasi come dire: «E ora?». Quindi abbiamo parlato sia con la squadra sia con le atlete singolarmente, nel tentativo di comprendere dove stavamo sbagliando sul piano della metodologia degli allenamenti e su quello riguardante l’approccio alle partite. Abbiamo cambiato qualcosa, dedicandoci allo studio intenso, tramite video, delle squadre avversarie, concentrandoci nei minimi dettagli sulle caratteristiche delle giocatrici da affrontare, in modo da sapere quello che dovevamo fare nelle gare ufficiali. La partita di Monsummano ci ha rivelato che la strada intrapresa era quella giusta, ma la prova del nove è stata sicuramente la trasferta di Firenze contro l’Euroripoli Cert 2000: una prestazione perfetta, contro una squadra che era in testa e che, fino a quel momento, non aveva mai perso in casa. Un match che ha rappresentato la svolta, dandoci la percezione che potevamo puntare alla vittoria del campionato».

Quanto è stato difficile ripartire da un roster ricostruito praticamente da zero? Davvero, come sostenevano alcuni addetti ai lavori, eravate i favoriti principali?

«Ho chiesto espressamente alla società di confermare soltanto 3-4 elementi del roster della stagione precedente. Avere un gruppo nuovo è stato semplice, un grande stimolo per me. Nonostante un organico composto da atlete molto diverse per età ed esperienze pallavolistiche passate, ho avuto la fortuna e il privilegio di allenare giocatrici serie, umili, che si sono sempre messe a disposizione e in discussione al fine di migliorare. Un gruppo fantastico e unito anche fuori dal campo. Non c’è mai stato un momento di tensione. Nonostante la grande pressione su di noi, molti, però, non ci consideravano affatto come i candidati principali alla promozione diretta. Secondo alcuni allenatori, Lucchese e Versilia avevano qualcosa in più sul lato tecnico. Ad uno di loro ho risposto dicendo che a volte non serve essere i più forti, bensì è necessario avere un gruppo straordinario. E io ce l’avevo!».

Nel corso di queste tre stagioni hai avuto l’opportunità di allenare atlete di alto livello: c’è qualche giocatrice che ti abbia impressionato per qualità tecnica?

«Sicuramente ho avuto a disposizione diverse atlete in possesso di un bagaglio tecnico importante, però non faccio alcun nome. Inoltre penso che le individualità siano del tutto relative: se mancano il carattere e la forza del collettivo non si arriverà mai alla vittoria. Nel corso della mia esperienza triennale a Pieve a Nievole, piuttosto, ci sono state giocatrici che si sono distinte per dedizione e cultura del lavoro, ed oggi non è certo facile trovare persone disposte a fare sacrifici e dedicare parte della loro vita allo sport. Preferisco citare un paio di elementi che ho sempre avuto sotto la mia gestione tecnica nel Montebianco, per il loro modo di stare in palestra e mettersi in discussione: Alessia Amadei e Giulia Francia».

Ambra, chiederti a proposito del futuro appare inevitabile: il prossimo anno ti ritroveremo ancora sulla panchina del Montebianco Pieve in serie C?

«Non posso ancora rispondere con certezza a questa domanda. La società si riunirà a breve per pianificare la prossima stagione. Certo è che devono sussistere una serie di condizioni: sicuramente la serie C è un palcoscenico di ben altro spessore rispetto alla D. Perciò, se da parte dello staff dirigenziale ci sarà la volontà di disputare in modo adeguato la massima categoria regionale, sarà importante allestire un organico idoneo al mantenimento della serie appena conquistata, quindi trovare gli innesti giusti. Ritengo che si debba disegnare un progetto che abbia come prima finalità una salvezza tranquilla e poi, negli anni successivi, provare a compiere ulteriori progressi. Ma, prima di tutto, dovrò sapere se sarò ancora io a guidare la squadra. Non nego, e lo dico tranquillamente, la possibilità di vagliare altre soluzioni. Le richieste non mancano».

Se la ritroveremo nel Montebianco Pieve lo scopriremo tra qualche giorno. Noi possiamo soltanto affermare con certezza che l’arrivo di Ambra Russo presso il sodalizio pievarino, avvenuto tre anni fa, abbia contribuito a portare qualcosa di magico, o più semplicemente la consapevolezza che attraverso grinta, tenacia, passione, umiltà e tanto sudore tutti i sogni possono trasformarsi in realtà. Una di queste, ora, ha un nome ben preciso: serie C.

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