Montecatini, parla Fiaschi «Io un pararigori? Che strano!»

A tu per tu con Alessio Fiaschi, eroe di coppa: «Si cerca troppo spesso il portiere bravo con i piedi rispetto a quello sicuro tra i pali»

Per Alessio Fiaschi un modo migliore per presentarsi alla platea montecatinese non poteva esserci: rigore parato e vittoria nella prima uscita stagionale.

Sei mai stato un pararigori nelle scorse stagioni?
«No quello no, sono poche le occasioni in cui ho indovinato il tiro dagli undici metri. Anzi, una volta riuscii a pararne due in una sola gara, ma ho girato così tante squadre che non ricordo assolutamente in che squadra giocavo».

Parte così l’incontro con Fiaschi, il nuovo estremo difensore del Montecatini che in questa stagione avrà l’arduo compito di comandare una difesa composta principalmente da ragazzi giovani.


«Non è facile guidare dei ragazzi perchè spesso in queste categorie trovi punte esperte che ti mandano in difficoltà al primo dribbling o al primo controllo, ma abbiamo qualche elemento d’esperienza dietro e i nostri difensori sono giovani solo anagraficamente».

«In tanti mi hanno chiesto perchè son arrivato a Montecatini e grande merito va a Fabrizio Giovannini, il dg migliore che ci sia in questa zona, conosciuto alcuni anni fa a Monsummano. In una stagione travagliata in cui appena arrivato mi ruppi il dito, ebbi il piacere di conoscerlo e di instaurarci un bel rapporto sia sul piano professionale che su quello umano».

«Durante l’estate mi sono arrivate alcune richieste in serie D, ma tutte lontane (una a Milano e una a Piacenza) e non congeniali alla mia volontà di rimanere vicino a San Miniato dove vivo e dove lavoro».

Tornando ai rigori, meglio un rigore spiazzato o individuato? Ma soprattutto: com’è che provi a pararli?
«Meglio spiazzato perchè il rammarico di vedertelo sfilare sotto il braccio è incredibile. Per i rigori io ho un mio modo di viverli, osservando il tiratore come tocca il pallone, come si posiziona con il corpo e come prende la rincorsa. Infine è fondamentale decidere all’ultimo di buttarsi altrimenti il rigorista è avvantaggiato».

A Montecatini cerchi un po’ un riscatto dopo le ultime avventure non andate a buon fine…
«Esattamente. A Viareggio due anni fa con mister Pagliuca in panchina facemmo un inizio da play-off tanto da far apparire il nostro gioco veramente devastante. Incredibilmente il mister fu esonerato per motivi interni e col nuovo allenatore, poi con lo stop ai pagamenti da dicembre la squadra non poteva far altro che retrocedere».

«Lo scorso anno invece» continua sempre Fiaschi «ho iniziato la stagione con la Massese, ma a dicembre sono venuto via per alcune incomprensioni con la squadra. Accasatomi a Ponsacco dove ho ritrovato mister Pagliuca, ho rivissuto l’incubo di Viareggio: allenatore esonerato e nuovo mister col quale non mi sono trovato bene, tanto da venir messo fuori rosa a febbraio».

Giochi da quando hai 7 anni quindi son ben 18 anni che sei tra i pali: cos’è cambiato nel tuo ruolo?
«Tantissime cose, specialmente nella posizione perchè ti vogliono spesso fuori dall’area per riuscir ad intercettare un eventuale lancio lungo. La cosa che però non mi va giù è che tante squadre quando cercano un portiere antepongano il saper usare i piedi all’essere bravo tra i pali. Io son migliorato con i piedi e posso condividere in parte questa scelta, ma se cerchi uno coi piedi buoni vai a cercare un centrocampista!».

Ma in sintesi, il portiere lo possono fare tutti?
«No, non è un ruolo che scegli o che ti viene imposto. E’ un ruolo che devi piacerti, devi nascere portiere: o ti piace o non ti piace. Deve piacerti il fango che ti rimane addosso quando ti tuffi, il freddo che prendi più dei tuoi compagni, i campi duri che trovi d’estate… Soprattutto serve tanto coraggio per buttarti sui piedi degli avversari, uscire in una selva di giocatori anche più grossi di te. Per fare il portiere devi essere un po’ matto più che essere portato».

Infine come si vede Alessio Fiaschi tra una ventina d’anni o forse più?
«Il mio obiettivo è prendere il patentino per i portieri e io quando smetto vorrei continuare questa professione. Alleno già dei portieri a San Miniato e credo di voler rimanere nel solito ambiente perchè fare l’allenatore è tutto un altro paio di maniche…».

Matteo Mori
Matteo Mori
Assurdo amante della storia (da prenderci due lauree) e del calcio (da confondere van Basten con van Gogh), considera ancora il televideo più veloce di alcune app. Per lui la domenica senza calcio è un lunedì venuto male.

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