L’Estra Pistoia debutta in campionato: dopo le polemiche, adesso tutti sono chiamati a mostrare senso di appartenenza e responsabilità
«In America, chi spende per comprare una squadra è il proprietario. In Italia penso che i tifosi credano che la squadra sia di loro proprietà». Parole, queste, di pochi giorni fa rilasciate dal patron del Milan Gerry Cardinale, ma che con poca sospensione dell’incredulità potrebbero essere tranquillamente attribuite al presidente del Pistoia Basket Ron Rowan. L’Estra, la prima versione a stelle a strisce, domenica affronterà il proprio debutto in campionato al PalaCarrara contro Napoli. Una data, il 29 settembre, cerchiata e rimarcata sul calendario non solo per la trepidante attesa, ma anche perché da questo giorno il campo darà risposte. E vedremo per chi saranno positive: se per il numero uno biancorosso e le sue scelte effettuate durante l’estate o se per una frangia affatto ridotta di tifosi pistoiesi, che ha rigettato in partenza la maggior parte di quelle scelte.
SCELTE E POLEMICHE
Un’estate, quella del definitivo passaggio di consegne tra vecchia e nuova proprietà, dove molte decisioni hanno riscontrato perlopiù malcontento da parte del popolo di via Fermi. Ripeterle nell’ordine potrà apparire ormai superfluo, ma vale la pena rimetterle tutte insieme. La separazione da coach Nicola Brienza (su cui il patron è anche tornato proprio alla vigilia dell’esordio) è stato il primo gesto di distacco dall’ultimo ciclo vincente. In seguito la composizione di un roster pieno di incognite: l’assenza di una guardia tiratrice, la scelta di recuperare l’inattivo per quanto talentuoso Eric Paschall, un playmaker non proprio tagliato per il ruolo, un capo allenatore privo di esperienza e, punta dell’iceberg trasformato in casus belli, il figlio del patron Maverick Rowan messo al centro del progetto nonostante una carriera fin qui mediocre.
Senza parlare, poi, delle tante situazioni extra-campo che hanno contribuito a creare ancora più malcontento in un pubblico già poco avvezzo ai cambiamenti. Diverse partenze o ridimensionamenti a livello di sponsor, con nuovi attori entrati in gioco, una nuova emittente (non della provincia) e una nuova gestione del bar del palazzetto. Apriti cielo, insomma.
Di fronte a questa situazione, con sempre più pistoiesi in prima fila a decretare immediatamente la discesa in A2 o scenari addirittura più catastrofici, la campagna abbonamenti per la stagione 2024/25 ha registrato invece un aumento di iscrizioni. 2290 tessere staccate, tra chi non si è fatto influenzare da spaventosi vaticini e chi invece ha comunque sottoscritto per senso di appartenenza. Quello stesso senso di appartenenza che, evidentemente, ha trasformato la presentazione dell’Estra Pistoia in una festa a metà. Lo stesso senso di appartenenza che, in modo altrettanto palese, si vide quando la società biancorossa fu costretta all’autoretrocessione per poi essere seguita, una volta passata la pandemia, da un ridottissimo manipolo di tifosi.
Questo per dire che, salvo eccezioni, il senso di appartenenza è legato ai risultati. E, soprattutto, al fatto di giocare nel massimo campionato italiano, con la possibilità di vedere sul parquet del PalaCarrara campioni come Belinelli e Shengelia o Mirotic e Shields, per dirne solo alcuni. La frangia storica di sostenitori biancorossi, allora, si chieda quanto può durare il giocattolo con il solo senso di appartenenza e un piano di sviluppo basato sulla “pistoiesità”. Lo storico passaggio di proprietà dovrebbe bastare a rispondere a questa domanda.
APPARTENENZA E RESPONABILITÀ
Ciò non vuol certo dire accettare o mettere il timbro di approvazione su tutte le iniziative prese finora dalla società e dal nuovo presidente Ron Rowan. Un patron molto più interessato alla parte sportiva, proprio il settore che ha suscitato più mugugni in casa biancorossa. Più che l’addio (volontario o meno) di coach Brienza, ciò che risulta poco comprensibile è l’aver proseguito il rapporto con l’attuale diesse nonostante differenze di vedute evidenti e inconciliabili, tanto da ritrovarsi ad ammettere, indirettamente ma comunque in pubblica piazza, questa separazione in casa.
La composizione del roster, poi, ha sollevato dubbi obiettivi e legittimi, perlopiù confermati durante la pre-season e in parte ripianati dall’ingaggio in extremis di Semaj Christon. Un primo passo indietro della gestione Rowan, ma anche un importante passo in avanti, seppur in leggero ritardo rispetto all’inizio del campionato. Anche se, sul piano tecnico, il solo ex Brescia non basterà a nascondere le lacune di una squadra che dovrà sudare e non poco per l’obiettivo.
La speranza, adesso, è che ci sia davvero una tregua di riflessione da ambo le parti. Le ultime parole e azioni sembrano andare in questo senso, anche se basterà poco per rinfocolare le polemiche di queste ultime settimane. Non siamo qui, a poche ore dall’inizio del basket giocato, a discutere se Pistoia sia di Ron Rowan e della sua dirigenza o dei tifosi. Non siamo qui a difendere in toto l’operato della società o ad avallare qualsiasi rimostranza dei sostenitori biancorossi. Adesso è il momento di mostrare il vero senso di appartenenza, nel bene e nel male, dopo anni in cui è stato fin troppo facile rispolverare sciarpe e magliette.
Ma non dovrà mancare anche il senso di responsabilità: vertici societari, dirigenza, sponsor e tutti gli altri portatori di interesse dovranno fare fronte comune in quest’annata di transizione. L’Estra rimane un patrimonio per la città e per il basket toscano, ma si dovrà avere la consapevolezza di quanto anche questo titolo non sia eterno, specie perché in altre piazze storiche della regione la crescita del movimento e le ambizioni sportive sono sotto gli occhi di tutti. Le incognite, in fondo, hanno sempre fatto parte della storia di Pistoia in Serie A: starà adesso ad una squadra, sostenuta dai propri tifosi e tutelata dal proprio club, trasformarle in numeri positivi.



