Pistoia Basket e Pistoiese al bivio, servono gli Stati Generali

Difficoltà e crisi di pubblico per Pistoia Basket e Pistoiese. Servono azioni vere ed efficaci per non perdere tutto nell’indifferenza generale

Lo sfogo del presidente della Holding Arancione, Andrea Bonechi, fa il paio con quello di poco più di un mese fa, prodotto in casa Pistoia Basket per voce del numero uno Massimo Capecchi. Due gridi d’allarme arrivati nella prima parte della stagione e che hanno in comune una realtà inequivocabile: i pistoiesi preferiscono stare a casa piuttosto che seguire le due principali squadre cittadine dai seggiolini e dai gradoni di stadio e palazzetto. Un dato certificato dai numeri, in picchiata per entrambe da un paio di stagioni. Le colpe certamente sono anche e principalmente delle due società, che nella programmazione e nella gestione hanno sbagliato qualcosa, creando per ragioni diverse fratture e scollamenti con la città e con i tifosi.

Qualche correzione significativa a riguardo, soprattutto questa estate, è arrivata. A quando pare però non è bastato. Adesso però siamo arrivati all’osso: chi segue dal vivo la squadra ora è quella parte di pubblico inossidabile, che non mollerà nemmeno in caso di retrocessione o di risultati disastrosi, tifosi che amano e seguono a prescindere da tutto e tutti. Serve quindi una riflessione condivisa e allargata per provare a ritrovare appeal e recuperare tutta quella gente che allo stadio e al palazzetto non va più. Certamente i risultati delle due squadre negli ultimi campionati non hanno aiutato e una parte fondamentale la giocano anche due impianti vetusti, a tratti fatiscenti, in cui le società sono ospiti con le mani legate, costrette a fare i trapezisti tra leggi, regolamenti, norme e cavilli che frenano l’imprenditorialità e non hanno grandi ritorni a livello di migliorie e arricchimenti degli impianti.

Il limite però è anche di Pistoia, intesa come città, e quindi dei tifosi e dei simpatizzanti che seguono troppo umoralmente i destini e le vicende delle due squadre. In troppi, per partito preso, noia, assuefazione o semplicemente ripicca, preferiscono vivere Pistoiese e Pistoia Basket dal divano, criticando sui social, magari nascosti dietro un account fake.
La verità è che in questo momento le massime espressione di calcio e basket cittadino sono imbrigliate in queste categorie. Soprattutto nel caso del Pistoia Basket si tratta di qualcosa al di sopra delle proprie possibilità, come allo stato attuale la metà classifica di Serie C per la Pistoiese è un traguardo onesto e in linea con le possibilità attuali del club. Anche questo lo dicono i numeri, che sono rappresentati dai budget, dai bilanci, dal bacino potenziale d’utenza, dalla storia e dai precedenti con le avversarie di categoria.

Domenica prossima entrambe giocheranno in casa, con una contemporaneità che ad oggi rischia di essere l’ennesima pugnalata buona al massimo a rubarsi un centinaio di tifosi in una guerra tra poveri. Nel prossimo turno la Pistoiese ospiterà l’Arezzo per un vivissimo derby toscano, il Pistoia Basket invece riceverà i Campioni d’Italia di Venezia. Siete sicuri che sia poco? Siete sicuri che il poter scendere in campo in partite del genere, seppur da outsider, non sia abbastanza per Pistoia? La provocazione qui è d’obbligo: ospitare da favoriti la Sangiovannese (con tutto il massimo rispetto per gli aretini) sarebbe un derby più appagante? Siete proprio convinti che ricevere Agrigento o Latina (con ancor più rispetto) al PalaCarrara possa emozionare di più in confronto alla speranza, seppur minima, di fare uno storico sgambetto ai campioni in carica? Mi rendono conto che tutti vorrebbero un derby con l’Empoli o scendere in campo da favoriti nelle coppe FIBA di basket, ma sono bei sogni che al momento cozzano con la dura realtà.

Inoltre, pensiamo al futuro e domandiamoci come potremmo far nascere nuove generazioni di sportivi senza esempi e punti di arrivo tra i professionisti. Oggi ci sono Francesco Valiani e Gianluca Della Rosa che sono il fulgido esempio e la testimonianza più credibile per ogni piccolo sportivo pistoiese che sogna di diventare grande con la maglia della propria città, di esordire tra i professionisti con i colori che ha iniziato ad amare sin dai primi calci o dai primi palleggi. Soluzioni per ritornare a fare quadrato come città e per riportare in massa la gente a vedere le nostre eccellenze sportive? Poche, molto difficili, ma altrettanto necessarie e urgenti. Noi, come Pistoia Sport, possiamo impegnarci per raccontare ancora giornalmente con ancor più energia e attenzione le eccellenze sportive del nostro territorio, ma questo da solo serve a poco. C’è bisogno che la città e tutte le componenti di questi sport prendano in mano la situazione, realizzando un dialogo vero, finalizzato ad azioni concrete.

Per questo lanciamo qui un’idea, di cui ci facciamo volentieri promotori e garanti: gli Stati Generali dello sport pistoiese. Mettiamoci tutti ad un tavolino: Istituzioni, Pistoiese, Pistoia Basket, tifo organizzato, rappresentanti delle forze economiche cittadine e semplici tifosi. Guardarsi negli occhi, fare rete, mettere in piedi sinergie per dare nuova linfa alle eccellenze sportive cittadine. Di qui, a cascata, rivitalizzare lo sport a Pistoia che attualmente versa in condizioni tragiche. Se tutte le componenti ci daranno mandato ci impegneremo ad organizzare una prima tavola rotonda aperta e con la gente che potrà assistere, da cui magari dar vita ad una commissione permanente per lo sport pistoiese. Noi ci siamo, lanciamo l’idea e siamo pronti a raccontarla e vigilare fino a quando le parole non diventeranno fatti concreti che portino ad un’inversione di rotta. Salvaguardare queste categorie e portare più in alto possibile il nome di Pistoia nello sport è un dovere di tutti. Parlare e criticare è un esercizio sterile: chi ama questa città, questi sport e chiunque riconosce l’importanza educativa, formativa, sociale e a livello di salute dell’attività sportiva deve scendere in campo. Basta chiacchere, ora servono i fatti.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

1 commento

  1. Premessa: io non conosco nessuno che gestisce le società di basket e calcio.
    Premesso questo, concordo pienamente sull’analisi fatta sui tifosi (parlo da tifoso di basket da oltre 31 anni). Sono anni che sostengo che Pistoia città la serie A non se la merita: è contenta (e anche lì c’era da mugugnare lo stesso) solo se si arriva ai playoff, perchè siamo di palato fine, ci piace solo il caviale!!. Ma nel basket di adesso a noi mancano gli sghei: è bello per carità arrivare ai playoff, ci mancherebbe, ma il nostro ruolo è quello di lottare per la salvezza, questo ce lo dobbiamo mettere bene in testa. Ed è già grasso che cola che siamo a lottare per la salvezza….perchè vuol dire che siamo ancora in serie A, al ristorante di lusso!!!!!!!!!!. Facile fare i leoni da tastiera, ma non è obbligo per nessuno mettere soldi in una società sportiva (basket o calcio che sia), non c’è nessun obbligo di legge di farlo. Poi si potranno anche fare errori, per carità, ma chi non fa non falla!! Ci dobbiamo accontentare, se poi vengono annate positive in cui azzeccano in maniera particolare i giocatori ben venga per carità, ma senza lilleri non si lallera (ed i lilleri sono anche quelli del botteghino) ed è ancora più facile sbagliare. Perciò la decisione credo sia semplice: se si vogliono o no certe categorie. Se sì si va al palazzetto/stadio accettando il risultato sportivo, altrimenti è bene che la gente stia zitta e smetta di criticare.

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