Pistoia Basket, lavori in corso

La prima “Arringa” della regular season. Il Pistoia Basket è ancora un cantiere aperto, servirà del tempo per dare giudizi

Fossi ancora il polemista di una volta, avrei avuto buon gioco. Come inaugurare il primo pezzo di regular season? Avrei potuto dire che il Pistoia Basket ha retto solo fino al riposo lungo, avrei potuto sottolineare che nel terzo tempo è rimasto negli spogliatoi, avrei potuto stigmatizzare l’americano che troppo spesso ha giocato da solo. Di più, avrei potuto ironizzare su una panchina inconsistente – zero punti dai cambi – avrei potuto concludere che Trento, non avesse scelto di gestire l’ultimo quarto al piccolo trotto, avrebbe sotterrato l’OriOra con un passivo agghiacciante. Insomma, avrei potuto provocare chiedendomi quale sia la sostanziale differenza, a conti fatti, con la scorsa stagione.

Avrei potuto farlo, ma sarebbe stato oltremodo ingeneroso. Prima di tutto ci mancava Angus, un giocatore troppo importante. Brandt non è solo, a mio modesto avviso, la nostra punta di diamante, ma è anche probabilmente l’unico titolare senza cambio di ruolo. Fisiologico, dunque, che la sua assenza abbia costretto spesso ad attacchi con pochi equilibri di squadra ed a troppe difese senza la possibilità di far sentire il peso sotto canestro.

Si è palesato, poi, il primo grande enigma di stagione. Ne scrivo consapevole che siamo alla prima giornata, che il campo di Trento è tradizionalmente ostico e che qualsiasi commento è prematuro. Chi scrive, però, è in qualche modo chiamato a dare un giudizio, dunque mi domando cosa pensare di Petteway e di Salumu. Il primo, se ci si limita a scorrere il referto, è stato uno dei migliori in campo, con 24 di valutazione e 20 punti in 32 minuti, tuttavia ha riproposto il solito vizio, quello di sparacchiare con scelte di tiro a volte incomprensibili. Il secondo ha giocato uno splendido primo quarto, per poi inesorabilmente eclissarsi, non a caso – probabilmente – quando Terran ha esagerato mettendosi troppo spesso in proprio. Il dubbio – soprattutto ripensando alle amichevoli pre season, quando Salumu ha ben figurato con Petteway a riposo – è che l’assortimento sull’esterno non sia proprio irresistibile.    

Vi è poi la panchina. Tolto Landi, titolare giocoforza, gli altri che partono di regola dalla panchina non hanno inciso. La delusione più grossa, senza dubbio, è stata Lollo D’Ercole, ma solo perché da lui è lecito aspettarsi partite giocate in maniera decisamente più incisiva.

Detto questo, ci sono molti aspetti positivi. Il primo è che, almeno nei primi venti minuti, ci siamo divertiti, cosa che, per noi poveri tifosi biancorossi, sostanzialmente non succedeva da più di un anno. Vi è poi il dato delle palle perse, sono state poche e questo aspetto è decisamente incoraggiante. Inoltre, se è vero che probabilmente Trento ha smesso di spingere, è altrettanto vero che anche noi non abbiamo mai dato l’impressione di mollare. Anche questo è un aspetto che non apprezzavamo da tempo.

Vi è la necessità, molto banalmente, di dare tempo al tempo. Bisogna aspettare che la squadra trovi l’amalgama, bisogna dare tempo a Carrea di lavorare in un clima di fiducia, bisogna anche attendere partite più alla portata. In questo senso, la sfida contro Bologna non è esattamente la più semplice, ma al PalaCarrara c’è voglia di pallacanestro. Forza e coraggio, c’è voglia di crederci.

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