Pistoia fermata da triple e pressione di Scafati, ma il top non dista molto

Pur non riuscendo a togliere riferimenti a Scafati, Pistoia si conferma competitiva. Continuare a crescere per arrivare pronti ai playoff

Sconfitta sì, ma non ridimensionata, anzi. Dal PalaMangano di Scafati, Pistoia esce senza i due punti ma a testa alta. La buona prova contro la capolista del girone rosso, se servisse, funge da ulteriore conferma del grado di competitività della squadra anche al famigerato livello top della categoria. Ma benché sia giusto e utile blindare le certezze, in realtà non è che l’ennesima riprova di forza e potenzialità offerta dai biancorossi nel proprio brillante e mai banale percorso stagionale.

E allora forse, per una GTG che già conscia del proprio valore si proietta verso altre tre sfide di cartello e poi i playoff, l’occasione si fa ghiotta per alzare l’asticella. Proprio perché, come dimostrato dai 40′ di Scafati e ancora prima dal doppio confronto con Udine, quella delle big della serie A2 non dista poi molto. Quanto dista? Cosa manca? Diventa così lecito e pregnante chiedersi per trasformare in slancio vitale il prurito del ko. Più che chiederselo in astratto, potrebbe giovare restare nella cornice agonistica dell’ultimo match, perso con la Givova.

SAPER TOGLIERE RIFERIMENTI AGLI AVVERSARI

Con i gialloblù i Brienza boys se la giocano assolutamente alla pari, conducendo peraltro per quasi tutto il primo tempo. Poi la formazione di coach Rossi e dell’ex Ed Daniel viene fuori con convinzione, mette la freccia e resiste alle riscosse imbandite da Pistoia. Lo fa mettendo in campo la propria indole di gioco, quella che evidentemente l’ha portata in vetta al girone rosso. Grande pressione difensiva e aggressività sulle linee di passaggio, alta frequenza offensiva e propensione al tiro da tre punti.

Riferimenti duri da sradicare per tutti, specialmente in quel palazzetto, anche per Della e compagni. Scafati chiude con 82 segnati (82,6 di media, miglior dato del girone rosso) e 71 punti subiti (69,9 di media, terzo miglior dato), contando 20 conclusioni dal campo in più dei biancorossi (che però restituiscono il disavanzo nei viaggi in lunetta). Ma restando sul fatturato gialloblù, degli 82 punti ben 42 punti quindi più del 50% vengono dall’arco, dove la statistica parla chiaro: 14/35 (40%). Per Pistoia è eguagliato il record negativo di triple subite, furono 14 anche in casa con Orzinuovi, in una sconfitta dal sapore molto diverso.

Quindi messa in termini di cos’è mancato, la risposta potrebbe essere non aver impedito agli avversari di attingere alle proprie principali risorse di gioco. E quindi, nemmeno troppo indirettamente, non aver imposto la propria, di identità. Esser stati costretti a 16 palle perse, e a soli 7 assist di squadra, cartina di tornasole di una manovra non troppo oliata. Ma ci sta, proprio per la caratura della squadra rivale. Da intendere come spessore declinato in rapporto alla lunghezza del roster, con una rotazione a 10 uomini, tutti pronti. La panchina lunga è da sempre dirimente per le sorti delle varie squadre, non a caso contraddistingue anche Udine e le altre grandi.

BRIENZA DOCET, APPRENDERE PER CRESCERE

Coach Brienza la sa lunga. Che ha la stoffa dell’allenatore lo si vede anche da come coglie le sconfitte, da come le tratta e da come le pone ai suoi e in pubblico. Il tecnico canturino parla di “partita formativa”, di “giocare per crescere”, di “acquisire esperienza e fare quel passo in avanti. Non uno a caso, quel. Un passo ben preciso. La marcia in più, il salto di qualità. Che non è né più né meno acquisire ancora più maturità e consapevolezza. Continuare a far tesoro del proprio vissuto, sentirsi una squadra forte e importante, all’altezza delle altre che puntano a giocarsi la promozione. Quel passare oltre (i propri limiti?) evocato anche dall’etimologia ebraica della parola “Pasqua”. Quel guardare dritto verso il proprio orizzonte evolutivo, senza paura. Come da inizio stagione ad oggi.

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

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