L’attuale vice di Napoli guidò l’Olimpia alla Serie A nella stagione ’91/92 trionfando proprio nella città partenopea: «Servirà prova di spessore»
Vedi Pistoia-Napoli… E poi pensi a Cesare Pancotto. Era il 10 maggio del 1992 quando l’allora Olimpia Pistoia conquistò la prima promozione in A1 della sua storia. Sulla panchina degli allora biancoazzurri sedeva il coach di Porto San Giorgio e sul parquet sfilavano cestisti del calibro di capitan Crippa, Valerio, Silvestrin, Lanza, Gay e Rowan, per citarne alcuni.
Lo scenario fu proprio la città partenopea, nella cornice del vecchio PalArgento. Per coach Pancotto il secondo anno di un triennio splendido a Pistoia. Un’esperienza conclusa nel ’93 dopo aver centrato persino i play-off nella massima serie. A 30 anni di distanza da quella notte, il tecnico classe 1955, tra i più esperti, apprezzati e vincenti del panorama nazionale con una carriera quarantennale alle spalle, ha fatto ritorno alle pendici del Vesuvio come assistente.
SECONDO ANNO A NAPOLI
In un ruolo per lui del tutto nuovo, Pancotto si mette a disposizione di coach Maurizio Buscaglia, chiamato a guidare Napoli dopo l’esonero di Pino Sacripanti. Condotta la squadra in salvezza, l’impatto negativo nel secondo anno dell’attuale coach di Pesaro, porta la società a dare la squadra proprio in mano all’ex allenatore dell’Olimpia Pistoia.
Con Pancotto, Napoli si salva vincendo a Verona e chiudendo al dodicesimo posto in classifica. Nell’estate scorsa il nuovo DS Pedro Llompart ha optato per il tecnico croato Igor Milicic, di cui è diventato assistente. «L’esperienza personale è molto positiva – ha ammesso -. Da vice allenatore posso osservare il basket da un’altra angolazione. Tra i miei compiti c’è quello di migliorare le caratteristiche dell’allenatore e sono fortunato che sia coach Milicic. Confrontarsi con un’area tecnica in cui sia il capo allenatore che il direttore tecnico sono stranieri permette di confrontarsi con pensieri e modi di essere differenti – ha aggiunto – . Praticamente è come andare ad allenare in un altro Paese. Io ho la fortuna di farlo qui in Italia con due professionisti come lui e Llompart».
Il coach della Gevi è inoltre dal 2021 capo allenatore della Nazionale polacca. Un ruolo che gli garantisce uno spessore ed un’esperienza internazionale dal quale poter apprendere nuove sfumature di basket. «Oggi più che mai un allenatore deve avere un profilo europeo e non più solo nazionale. Ho sempre pensato fosse così e anche quanto sia importante il confronto con il basket degli altri Paesi. Prima di iniziare la stagione abbiamo avuto la fortuna di assistere agli allenamenti di coach Milicic con la nazionale polacca avendo così uno scambio diretto di idee. Abbiamo toccato con mano il suo modo di porsi ed allenare, lo stesso avuto poi qui a Napoli. È stato un momento molto significativo».
LA SUPER PARTENZA DI NAPOLI
Con 7 vittorie e 2 sconfitte, giunti alla vigilia della 10ª giornata della Serie A1 23/24, Napoli è l’attuale capolista del campionato in coabitazione con Bologna, Brescia e Venezia. Un impatto sorprendente forse ma che la squadra di Milicic e Pancotto sta meritando largamente. «La nostra è una posizione di classifica che ci siamo conquistati. Non dovevamo essere lì ma meritiamo di esserci – ha affermato l’ex tecnico di Cremona e Cantù tra le altre -. Significa che abbiamo lavorato bene in tutti gli ambiti, dalla società allo staff tecnico. Sono state fatte scelte mirate».
Un inizio scoppiettante dovuto anche ad un mercato dimostratosi eccellente nei fatti. Il lungo croato Tomislav Zubcic è l’attuale miglior marcatore della lega (18,6) ed il secondo per valutazione media (21), Tyler Ennis domina tutti negli assist (6,4) mentre Owens è al terzo posto per rimbalzi (8,4). Numeri da quinto miglior attacco del campionato (86,3). «Tutto questo ha portato positività e i giocatori ne hanno tratto beneficio compiendo un ulteriore step in avanti – ha proseguito Pancotto – . Se siamo in vetta alla classifica è perché tutti i componenti del roster hanno contribuito ad elevare la squadra ad un livello superiore. Non abbiamo star ma ragazzi che vogliono crescere. Deve essere esaltato il gruppo».
LA PROMOZIONE E I RICORDI DI PISTOIA
Un po’ coach, un po’ filosofo. Pancotto parla da uomo che in vita sua ha girato e vissuto tanto in molti luoghi diversi. «Credo l’uomo non debba vivere di ricordi ma crescere attraverso essi puntando nuovi orizzonti». Con questo profondo inciso il vice coach dei biancazzurri anticipa l’excursus sul suo triennio a Pistoia, del quale, comunque, qualche ricordo è sempre bello far tornare a galla.
«Ho sempre piacere a tornare nelle città dove ho lavorato e resto sempre un po’ tifoso delle squadre che ho avuto l’onore di allenare. Il ricordo di quella giornata è indelebile – ha ammesso Pancotto riferendosi alla promozione dell’Olimpia in A1 – . I pianti di gioia all’interno del vecchio palazzetto di Napoli. Le lacrime per una fantastica promozione. La consapevolezza dell’aver portato in Serie A una città come Pistoia, il cui movimento cestistico al tempo era in grande crescita proprio come voglia di fare pallacanestro».
«Per questo dobbiamo dire grazie alle famiglie Becciani, Carrara, Piperno e i tanti personaggi storici che hanno reso possibile questa storia – ha aggiunto – . Mi piace parlare di una staffetta continua. Allora eravamo noi a correre con il testimone, poi lo abbiamo lasciato a chi ci ha succeduto. Anche adesso Pistoia ha una società davvero seria e organizzata che porta avanti le ambizioni della città. In tutto questo la tradizione acquista significato».
LA STAGIONE ATTUALE DI PISTOIA
Coach Pancotto aveva avuto modo di osservare Pistoia da vicino nel precampionato. A Sansepolcro, per la semifinale di Link Cup, i rimaneggiati biancorossi caddero per mano di un ispiratissimo Jaworski. Anche stavolta, sebbene il match sarà tutta un’altra storia per il suo peso specifico, Brienza arriva all’impegno con un’assenza pesante.
«Per Pistoia purtroppo c’è stata la conferma del lungo stop a Varnado, davvero sfortunato – ha detto il vice di Milicic – . Il suo infortunio però non ha scosso l’ambiente ma anzi credo l’abbia rinsaldato. La squadra ha 8 punti e a Milano ha messo la ciliegina su questo inizio di campionato. L’ossatura è sana, dalla società allo staff tecnico e la squadra, e c’è grande entusiasmo nel pubblico, trascinato dalla Baraonda. Tutte componenti essenziali al risultato che stanno ottenendo».
Tra le componenti citate da Pancotto non può mancare di essere approfondito il forte appoggio del pubblico in un PalaCarrara che negli anni ha anche imparato a conoscere come avversario. Il fortino biancorosso sarà fondamentale per provare a battere la Gevi. «Mi è stato chiesto anche a Napoli e come ho detto loro si tratta di un palazzetto di grande colore, calore e orgoglio. Un luogo dove si respira grande tradizione di basket. Parliamo di una squadra che ha assaporato il vertice, ha saputo anche fare un passo indietro e tornare nuovamente ad alto livello».
«Culturalmente però il vertice non è stato mai abbandonato – ha sottolineato – . L’ambiente è pronto a esprimere i propri valori anche in Serie A. Io personalmente lo trovo un palazzetto piacevole in cui giocare. Dove c’è un tifo caldo e tanta passione. La scritta sopra la Curva Firenze è simbolo di una cultura di fare basket».
LE CHIAVI DI PISTOIA-NAPOLI
Domani, sabato 2 dicembre con palla a due alle ore 19:30, Pistoia e Napoli torneranno ad affrontarsi al PalaCarrara dopo l’ultima volta risalente al 2021, quarti di finale play-off. In quell’occasione ad avere la meglio furono i partenopei poi promossi in Serie A1 vincendo i play-off. Pistoia, che arriva dall’impresa storica di Milano, avrà bisogno di un’altra super prestazione per avere la meglio della capolista.
«Se vinci a Milano praticamente senza Varnado significa che hai grosse qualità – ha detto Pancotto – . Il percorso positivo ha restituito morale e giocherà di fronte al proprio pubblico. Mi aspetto una Pistoia al massimo delle sue possibilità. È chiaro che l’assenza dell’ala statunitense peserà ma già al Forum sono stati in grado di sopperire con l’organizzazione della difesa e la qualità di gioco. Una squadra difficile da affrontare, che non si arrende mai. Cosa dovremo fare? Uso le parole del coach: servirà una partita di grande spessore difensivo, continuità e attenzione ad ogni singolo dettaglio».


