Pistoiese, Andrea Bonechi lascia la guida della Holding Arancione

Attraverso una lettera aperta, Andrea Bonechi annuncia le sue dimissioni da presidente della Holding Arancione che detiene le quote della Pistoiese. Contestazioni e minacce alla base della scelta

Una svolta clamorosa per la Pistoiese. Attraverso una lunga lettera indirizzata alla stampa, al sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi e al presidente dell’olandesina Orazio Ferrari, Andrea Bonechi ha annunciato le proprie dimissioni da presidente della Holding Arancione, società che detiene le azioni e il controllo della Pistoiese.

«Lascio perché sento di non essere più nelle condizioni personali di poter essere utile – ha scritto –, adesso che anche la Holding è entrata nel mirino della contestazione che monta da mesi». Addirittura una lettera anonima sarebbe stata recapitata presso la sua abitazione. «Ho tratto la conclusione che è arrivato il momento di lasciare questo ruolo, che da tifoso mi ha certo più onorato di quanto mi abbia impegnato», ha concluso il presidente uscente.

IL DOCUMENTO

Ai Sigg. Soci della Holding Arancione e p.c.

  • – a Orazio Ferrari, Presidente della US Pistoiese 1921
  • – al Sindaco di Pistoia
  • – agli organi di informazione cittadini.

Scrivo queste righe dopo una seria riflessione, tutta personale e fondata su ragioni sufficientemente amare, ma pacate, per comunicare che a far data da oggi mi faccio da parte e rassegno le dimissioni da presidente della Holding Arancione.

Lascio questo ruolo dopo oltre 11 anni, in un momento purtroppo gramo di soddisfazioni sportive, in un anno in cui ci aspettavamo il riscatto per celebrare una ricorrenza, il centenario, che tocca le emozioni di una intera città che ha sempre visto nel colore arancione un simbolo in cui distinguersi e riconoscersi.

È il colore che caratterizza un po’ anche la storia della mia famiglia: dal mio nonno in campo nel 1921, con anche suo fratello, a mio zio centravanti a cavallo della guerra, fino a me, con il mio babbo allo stadio fin da piccolo e fino agli ultimi giorni della sua vita, con gli amici ad appendere Bella Ciccia quando se ne aveva voglia, perfino a discutere la mia tesi di laurea rilegata dello stesso colore.

E poi da quel momento in più occasioni negli anni a cercare di dare una mano, quella che potevo e che non era sul campo (ahimé): con Maltinti prima e poi nel passaggio della proprietà a Bozzi (e non a Snai), nel 2009 con il Sindaco Berti, nella stagione immediatamente seguente a quell’offesa alla città che fu l’esclusione dai campionati professionistici, per la rifondazione della US, il ritorno nei pro con Ferrari e fino alla soddisfazione di vedere il mio piccolo Bartolomeo con la maglia arancione dell’Academy in mezzo a centinaia di bambini tutti con il Micco sul petto.

Lascio perché sento di non essere più nelle condizioni personali di poter essere utile, adesso che anche la Holding è entrata nel mirino della contestazione che monta da mesi. La Holding è composta oggi da tante persone, tifosi appassionati, che pur in vari modi e misura, da diversi anni si spendono per la causa arancione, con impegno economico ed energie, e che si trovano adesso ad essere un bersaglio per una parte della tifoseria che chiede a gran voce di andarsene tutti.

Credo sia un grande errore prendersela con chi ha la “colpa” di adoperarsi ed impegnarsi più di altri a sostenere quei colori che ci appassionano oltre misura, ma evidentemente l’esasperazione originata dai risultati non all’altezza delle aspettative porta alcuni a non sopportare più nessuno. Non condivido, ma io rispetto anche questa posizione.

Ma più anche delle offese che ho letto (e che certo non si possono accettare) anche verso la Holding, mi delude molto di più il silenzio di tanti che, pur delusi dei risultati, non condividono la contestazione, così come la finta indifferenza di tutta quella parte della città che è ben contenta che la Pistoiese sia nei professionisti e soprattutto che qualcuno se ne faccia carico, ma che si nasconde per non esserne coinvolta, pronta però a partecipare al primo momento di entusiasmo collettivo che dovesse arrivare.

La verità è che purtroppo il calcio oggi fa paura, non è più una vetrina ambita e chiunque teme a metterci un piede per non essere coinvolto in un vortice di problemi e di spese incontrollate. Il calcio in provincia (e non solo) è spesso terra di conquista di soggetti spregiudicati, mentre Ferrari e la US sono invece per questo un porto franco, serio, trasparente, in cui chi davvero volesse investire seriamente nel calcio può partire senza handicap così che, con maggiori risorse, potrà perseguire quegli obiettivi che Ferrari non è riuscito a raggiungere.

Più volte lo ho ripetuto ed in diverse occasioni nel tempo lo ho mostrato a possibili interlocutori, ricevendo conferma di queste verità, ma comunque invano. Ho anche dato sempre disponibilità a darne conto a chiunque (nel rispetto della riservatezza richiesta dai diversi interlocutori) e posso sempre farlo senza timori di smentita, ma ciò che più auspico è che invece qualcuno davvero faccia quel passo in avanti, mostrandosi credibile e fermo nelle intenzioni e nelle disponibilità, così da sollevare Orazio Ferrari da quello che è stato il suo sogno di tifoso ed è oramai diventato una ingiusta fonte di angoscia.

Allo stesso tempo, però, voglio togliere il dubbio che sia io un problema, quello che potrebbe essere anche solo in astratto un ostacolo al cambiamento che quella parte della tifoseria esige, a fronte del resto della città che tace. Dopo decenni con la sciarpa al collo trovarsi inviso perché ti adoperi per la stessa passione che muove chi contesta, è dura da accettare ed il rischio di finire coinvolto in discussioni fuori misura, per chi è un professionista e campa sulla propria reputazione, non è accettabile. Ricevere poi, oggi, anche una lettera anonima a casa propria diventa impossibile da digerire. Dunque, ho tratto la conclusione che è arrivato il momento di lasciare questo ruolo, che da tifoso mi ha certo più onorato di quanto mi abbia impegnato. Io sarò comunque al mio posto di tifoso, a modo mio.

Dott. Andrea Bonechi

Redazione PtSport
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La redazione di Pistoia Sport è composta da un manipolo di valorosi giornalisti e giornaliste che provano a raccontarvi le vicende della Pistoia sportiva e non solo con lo stesso amore con cui le nonne parlano dei nipoti dalla parrucchiera.

1 commento

  1. Ricordo ancora la Pistoiese calcio degli anni 90. La domenica lo stadio pieno, i derby con il Prato, il gol di Mannari al 94′. Da Russi alla serie B … quante emozioni! Eppure Pistoia non era poi così diversa da oggi. Soldi a Pistoia non ce ne sono mai stati, nemmeno in quegli anni bellissimi. Ciò che c’era, a differenza di oggi e a partire dai primi anni 2000, era la competenza di chi mastica calcio. Eh si, perché chi masticava il calcio in quegli anni nella società arancione era davvero competente. Dalla Pistoiese, anche se in prestito, molti giovani sono arrivati in serie A ed in Nazionale addirittura, segno che avevamo in società chi capiva di pallone e sapeva cosa fare pur con pochi denari. Da qui in poi il nulla. Campionati anonimi e più nessun giovane approdato nella maggior serie. Una società fatta di persone senza passione per il calcio o che forse anzi sicuramente hanno giocato poco a pallone anche a livello amatoriale. Il calcio è mosso dalla passione, che molte volte arriva dove non arriva l’esperienza di gestire una società prestigiosa come la Pistoiese. Non abbiamo bisogno di Holding abbiamo bisogno di gente che sia veramente tifosa della Pistoiese perché per esserne tifosi non basta mettersi una sciarpa arancione al collo. Bisogna seminare se si vuole raccogliere. Lo stadio pieno in tutti gli anni 90 e’ solo un bellissimo ricordo, oggi stadio è fatiscente e lasciato a se stesso, si avverte la lontananza delle istituzioni in questo e l’incapacità di una società fatta di persone che ben poco hanno a che vedere con l’amore per Pistoia e la Pistoiese. A livello giovanile negli ultimi anni alcunr società professionistiche hanno dato forfait proprio a livello giovanile e la Pistoiese avrebbe avuto un bacino di utenza di giovani calciatori sui quali investire invece…invece nemmeno i pulmini ci sono per andarli a prendere. Non si mastica calcio a Pistoia e questo perché non si capisce che u giovani vanno fatti sentire giocatori, veri giocatori, vanno accuditi e non fatti sentire ragazzetti che giocano nel campetto. Credo veramente che i membri facenti parte della società Pistoiese dovrebbero fare come il Signor dimissionario e semplicemente se vogliono andare a vedere la partita allo stadio perché già essere tifosi è un’altra cosa. Detto questo le minacce non sono certamente il modo corretto di dimostrare disappunto e come tali se ne deve prendere le dovute distanze.
    Auguro alla Pistoiese una pronta guarigione dopo anni di anonimato con una nuova e conpeyente dirigenza che possa ridare lo splendore a questa importante piazza troppo maltrattata di persone non alla sua altezza.

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