La vittoria all’ultimo respiro certifica la crescita degli arancioni. Firenzuoli è decisivo, Biagi gladiatore, Russo straordinario. E adesso viene il bello
Le partite si possono vincere con la qualità, con l’organizzazione, con gli episodi. Ma quando riesci a portarle a casa nell’ultimo minuto di recupero, nonostante le tante assenze e dopo aver dovuto raschiare il fondo del barile delle energie, significa che dentro quella squadra c’è qualcosa di importante. La Pistoiese ha dimostrato ancora una volta di avere carattere, fame e soprattutto una convinzione che probabilmente, fino a qualche tempo fa, non era così radicata. Non è soltanto una questione di tre punti, per quanto pesantissimi. È la conferma di una mentalità che sta diventando patrimonio comune di tutto il gruppo. E in questo cambiamento c’è, enorme, la mano di Pierpaolo Bisoli.
LA MENTALITÀ PRIMA DI TUTTO
Pierpaolo Bisoli ha acceso una luce negli occhi di ogni giocatore di questa rosa. Ha trasmesso forza, convinzione, mentalità. Soprattutto ha iniettato nel gruppo quell’atteggiamento che lo ha accompagnato per tutta la carriera: voler vincere sempre, anche se la partita si giocasse a calcio balilla negli spogliatoi. È il Bisoli che Pistoia aveva conosciuto già ai tempi delle giovanili arancioni, quello che poi ha costruito una carriera importante da calciatore e da allenatore, con oltre seicento panchine tra Serie A e Serie B.
Un uomo che conosce un solo modo di interpretare il calcio: dare tutto. Uscire dal campo con la maglietta sudata, consapevole di non aver risparmiato niente. È questo il messaggio che sta passando alla squadra. E quando indossi una maglia con la storia della Pistoiese, rappresentando una città intera, non può esistere atteggiamento diverso. Potrà capitare di pareggiare, magari anche di perdere, ma la sensazione è che questa squadra non lascerà mai il campo senza aver dato tutto. È una questione di rispetto, prima ancora che di risultati. Verso chi ogni domenica paga il biglietto, verso chi ha sottoscritto un abbonamento, verso chi porta l’arancione nel cuore.
DA GIULIANI A BIAGI, QUANTI SEGNALI POSITIVI
La vittoria porta tante firme. Quella di Giuliani, tanto per cominciare, decisivo con le sue parate e capace di trasmettere sicurezza a tutto il reparto. Quelle di Lagomarsino e Tavanti, due terzini che garantiscono affidabilità, attenzione e concretezza. E poi Firenzuoli, entrato in campo con la naturalezza di un veterano, senza lasciar trasparire la minima emozione. Ha giocato con una semplicità disarmante, come se fosse abituato da sempre a certi palcoscenici. L’emozione, quella vera, è esplosa soltanto dopo il gol, quando si è ritrovato sommerso dall’abbraccio dei compagni.
Bene anche Manzoni e Calia, entrati con il piglio giusto, e Accardi, che come sempre ha messo a disposizione la sua esperienza. Positivo anche l’ingresso di Saporetti nella ripresa, con la sua qualità e la capacità di dare vivacità e nuove soluzioni alla manovra offensiva. Buono anche l’approccio di Oboe, che non si è tirato indietro, facendo a sportellate con i difensori avversari e mettendo subito in campo fisicità e determinazione. Protagonista anche dell’azione che avrebbe potuto portare al calcio di rigore, non concesso dal direttore di gara.
E che dire di Della Latta? Nel seconto tempo è tornato a essere un autentico padrone del centrocampo, ritrovando tempi, personalità e quella capacità di imporsi che lo rende un elemento preziosissimo. Ma una menzione particolare la merita Biagi, un gladiatore con il fioretto, uno di quelli che non si tirano mai indietro, che combattono su ogni pallone e fanno del sacrificio una ragione di vita calcistica. Un giocatore che magari non cerca la copertina, ma che per atteggiamento, generosità e spirito di battaglia rappresenta perfettamente la Pistoiese che Bisoli vuole costruire. Biagi è sostanza, carattere, disponibilità e tanta qualità. È uno di quelli che, quando la partita diventa una battaglia, vorresti sempre avere dalla tua parte.
A tutto questo si aggiungono la fluidità, la qualità e l’onnipresenza di Campagna, capace di essere ovunque, e le continue scorribande di Contini sulla fascia. Motti, stretto nella morsa della marcatura avversaria, ha dimostrato che per essere decisivi non serve necessariamente segnare. Il gol, per un giocatore con le sue qualità, può essere anche un surplus. Perché un assist come quello servito a Firenzuoli vale quanto una rete. Corazza, dal canto suo, ha lavorato per la squadra, dando profondità e mettendosi al servizio dei compagni.
FEDERICO RUSSO, IL CUORE DI PISTOIA
E poi c’è Federico Russo. Qui vale davvero la pena fermarsi un momento, perché la sua è stata una partita straordinaria, di quelle che meritano di essere sottolineate con la penna rossa. Qualità, sacrificio, corsa, imprevedibilità. Russo ha messo tutto dentro la sua prestazione, aggiungendo qualcosa che non si può allenare e che nessuna lavagna tattica può insegnare: il senso di appartenenza.
Federico è pistoiese, sa cosa significa questa maglia, conosce il peso e l’orgoglio di rappresentare la propria città. E vederlo giocare con questa intensità, con questa voglia di incidere e di mettersi al servizio della squadra, è una delle immagini più belle di questa Pistoiese.
Se lo merita, eccome se lo merita. Per tutto quello che ha attraversato, per il percorso che ha dovuto affrontare, per il ragazzo straordinario che è prima ancora che per il calciatore. Russo non ha bisogno di dimostrare il proprio attaccamento a questi colori, ma ogni volta che scende in campo sembra volerlo ribadire. Con una corsa in più, un recupero, una giocata, uno scatto quando magari le energie cominciano a mancare. Il suo talento è importante, ma è la maniera in cui lo mette a disposizione della Pistoiese a renderlo ancora più prezioso. E se c’è qualcuno che merita di raccogliere soddisfazioni con questa maglia, Federico Russo è certamente uno di questi.
LA LETTURA DELLA GARA E QUELL’ULTIMO PALLONE
C’è poi la mano dell’allenatore, ancora una volta evidente. Bisoli ha preparato la partita nei dettagli e, soprattutto, ha saputo leggerla durante il suo svolgimento. Ha cambiato gli equilibri, tolto punti di riferimento agli avversari, cercato soluzioni diverse senza perdere identità. Alla fine ha avuto ragione lui.
Perché se fino a oggi la Pistoiese aveva dimostrato di saper vincere in tanti modi, imponendosi con la forza e la qualità, oppure attraverso il sacrificio, la sofferenza e quelle partite sporche che spesso decidono i campionati, stavolta ha aggiunto un’altra lezione al proprio bagaglio: la pazienza.
Quella di non farsi prendere dalla frenesia, di continuare a crederci senza perdere lucidità, di aspettare il momento giusto anche quando il tempo sembra ormai scaduto. L’ultima azione lo dimostra. Una qualità che appartiene alle squadre mature, a quelle che sanno che una partita può essere decisa anche dall’ultimo pallone.
E così è stato, proprio nell’ultimo minuto di recupero. Certo, la fortuna spesso aiuta gli audaci, ma torna alla mente soprattutto una delle frasi più celebri dell’indimenticabile Vujadin Boskov, ex allenatore della Sampdoria: «Partita finisce quando arbitro fischia». Questa Pistoiese ha imparato anche questa lezione e l’ha trasformata in tre punti pesantissimi.
ADESSO VIENE IL BELLO
Ora comincia un’altra fase del cammino. Si riparte dalla trasferta di Modena, poi arriveranno altri appuntamenti complicati, altre battaglie, altri ostacoli da superare. La Pistoiese li affronterà con un vantaggio prezioso, che non dovrà trasformarsi in un motivo per abbassare la guardia, ma piuttosto in una risorsa da amministrare con intelligenza. Perché avere qualcosa da difendere non significa smettere di attaccare, né tantomeno perdere quella fame che ha portato fin qui.
Bisoli questo lo sa meglio di chiunque altro, oramai è inutile ribadirlo. Ma ciò che invece è sicuro è che sarà il primo a ricordarlo ai suoi giocatori, già alla ripresa degli allenamenti. La strada è ancora lunga, ma una certezza è che questa Pistoiese ha imparato a non arrendersi mai. E, soprattutto, ha il piacere e l’orgoglio di lottare per la propria maglia. Non è poco, anzi, è tantissimo.
