Il portiere arancione sulla scelta di restare a Pistoia: «Spero di arrivare più in alto possibile». Dal rapporto con Ferioli e Bisoli al forte legame con la famiglia: «Ai miei nonni voglio un bene dell’anima»
Ha le idee chiare, Nicolas Giuliani. In campo, dove in questo avvio di stagione ha già messo più volte i guantoni sui momenti delicati della Pistoiese, ma soprattutto fuori. Parla con la sicurezza di chi sa dove vuole arrivare, senza dimenticare da dove è partito e le persone che lo accompagnano nel percorso. Ambizione, lavoro e valori umani che emergono ascoltandolo raccontare di calcio, ma ancora di più quando il discorso si sposta sulla famiglia e su quei nonni ai quali confessa di voler «un bene dell’anima».
Giuliani avrebbe potuto provare a salire di categoria. Ha scelto invece di restare a Pistoia, ripartendo da una delusione che evidentemente brucia ancora. Perché quando a diciannove anni hai davanti una carriera tutta da costruire, non sempre la scelta più importante è quella che porta immediatamente un gradino più in alto: «Ho deciso di continuare questo percorso perché sapevo di avere un conto in sospeso con Pistoia. Lo scorso anno, non ci nascondiamo, avevamo una squadra per vincere e non ci siamo riusciti. È stato un peccato e un grande rammarico per tutti. Però ho sentito tanto calore da parte dei tifosi e della città e ho deciso di intraprendere nuovamente questo percorso. Voglio provare a vincere con questa società, perché se lo merita».
Parole che raccontano bene la scelta del portiere, ma anche quanto sia cambiato il suo rapporto con Pistoia. Nell’estate del 2025 era un ragazzo proveniente dal calcio Primavera che doveva ancora scoprire cosa significasse difendere una porta pesante come quella arancione. Poco più di un anno dopo, quella porta è diventata casa sua. Il salto dal settore giovanile al calcio dei grandi non è stato soltanto tecnico. Anzi, Giuliani individua soprattutto nella testa la propria crescita più importante: «Sono migliorato sicuramente nella gestione della pressione. Venivo dal fare il portiere in Primavera, dove c’è poco tifo e spesso ci sono soltanto i genitori a vederti. Arrivare in una realtà con tanti tifosi, in una piazza importante come Pistoia, all’inizio è stato difficile. È stato un bell’impatto».
Un percorso nel quale un ruolo fondamentale lo ha avuto Raffaele Ferioli, preparatore dei portieri arancioni. «Ho incontrato un mister dei portieri molto preparato e che sa rapportarsi con i ragazzi. Anche a lui devo questa mia crescita». Il posto, però, Giuliani se l’è conquistato sul campo. Senza scorciatoie e accettando anche quella concorrenza che per un portiere può essere ancora più particolare rispetto agli altri ruoli: «Io pensavo a me stesso e ad allenarmi forte in ogni allenamento. Avere una rivalità sportiva è giusto, perché ti porta sempre a dare qualcosa in più. Ogni giorno lottavo per quel posto e alla fine l’ho ottenuto».
Il rapporto con Ferioli va ormai oltre il semplice lavoro quotidiano. «Raffaele mi ha trasmesso il suo carisma e una voglia di lavorare che è veramente invidiabile». Poi c’è Pierpaolo Bisoli, arrivato a Pistoia con un bagaglio di esperienza che per un giovane come Giuliani rappresenta inevitabilmente un’occasione dalla quale assorbire il più possibile: «Bisoli ormai lo conosciamo tutti. Ha allenato sempre in categorie importanti ed è un allenatore davanti al quale bisogna togliersi il cappello. Vuole vincere, è venuto qua per vincere e ogni singolo giorno ci trasmette questa mentalità. Credo che quello che ci chiede si stia vedendo anche in campo».
Ed è forse proprio qui che le ambizioni personali di Giuliani e quelle della Pistoiese finiscono per incontrarsi: entrambi vogliono salire. Prima, però, c’è qualcosa da terminare insieme. Nelle prime quattro vittorie consecutive della Pistoiese c’è già parecchio di Giuliani. Se deve scegliere una parata, Nicolas torna con la mente alla prima trasferta della stagione: «Secondo me la più bella è stata quella nei primi minuti di Crema, perché ha avuto subito un impatto sulla partita. Andare sotto poteva cambiare decisamente la gara. È la parata della quale sono più soddisfatto, anche se alla fine sono tutte importanti».
Giuliani resta un giocatore di proprietà del Pisa e il professionismo rappresenta inevitabilmente l’orizzonte. Quando gli si chiede dove immagini il proprio futuro, non cerca frasi di circostanza: «Io spero di arrivare più in alto possibile, perché penso di avere le qualità per farlo. Allo stesso tempo so che ci sono tanti aspetti nei quali devo migliorare, sia mentalmente sia tecnicamente. Se mi chiedete dove sarò fra qualche anno non posso saperlo, ma se devo dire dove penso e spero di poter arrivare, dico la massima serie».
Ambizione, dunque, senza presunzione. La consapevolezza di avere delle qualità accompagnata dalla lucidità di sapere che la strada è ancora lunga. E a diciannove anni, forse, è esattamente l’equilibrio che serve. Fuori dal campo Giuliani torna semplicemente Nicolas. Prima delle partite le cuffie diventano quasi una barriera tra lui e tutto quello che accade intorno: «Non ho una canzone particolare. Dipende dalle giornate: ascolto musica più tranquilla nei momenti di relax e qualcosa di più allegro magari dopo l’allenamento. Prima della partita la musica mi serve soprattutto perché mi carica, mi permette di isolarmi da tutto il resto e mi toglie di dosso la pressione esterna».
Quando invece si spengono le luci del campo, la priorità è un’altra. Ed è qui che viene fuori forse il lato più personale del ragazzo: «Sono molto legato alla mia famiglia e quando posso cerco di trascorrere il tempo con loro. Soprattutto con i miei nonni, ai quali sono legatissimo e voglio un bene dell’anima». Poche parole, semplici. Ma probabilmente quelle che raccontano Nicolas Giuliani meglio di molte parate. Anche dentro lo spogliatoio arancione ha trovato una seconda famiglia. «Ho un bellissimo rapporto con tutti. Sicuramente con Della Latta si è creato qualcosa di particolare: viviamo a pochi chilometri di distanza, andiamo al campo insieme ed è nato quasi un rapporto da fratello maggiore e fratello minore. Ma stimo veramente ogni singola persona che fa parte dello spogliatoio».
E se a un giovane portiere italiano si chiede quale sia stato il modello da guardare, la risposta può sembrare quasi inevitabile: «Forse sarà banale, ma dico Buffon. È un idolo per tutti i portieri italiani e un esempio da seguire». Il sogno è quello di arrivare un giorno dove è arrivato il suo idolo. Ma Giuliani sembra aver capito presto che per guardare lontano bisogna prima occuparsi del presente. E il suo presente si chiama Pistoiese.
Un anno fa era un giovane portiere chiamato a confrontarsi per la prima volta con una piazza vera, con il rumore della curva, le aspettative e quella pressione che in Primavera quasi non esiste. Oggi è più consapevole, più sicuro e soprattutto ha scelto di essere ancora qui. Perché prima di pensare alla prossima porta da difendere, Giuliani vuole chiudere quel conto rimasto aperto con Pistoia. E possibilmente farlo nel modo che sogna da quando ha deciso di restare: vincendo.
