Se l’anno che sta per concludersi è stato negativo per la Pistoiese, ciò che preoccupa di più è cosa potrebbe riservare il 2024
Nefasto, funesto, oscuro, trovate voi le parole per definire il 2023 della Pistoiese, ma certamente non possono essere aggettivi positivi. L’anno degli arancioni si è chiuso nel peggiore dei modi, con una rivoluzione totale tra squadra e società che ha completamente cancellato quanto era stato costruito in estate. E se l’anno scorso la delusione per la mancata promozione in Serie C aveva momentaneamente fatto dimenticare le difficoltà della proprietà, guidata da luglio, dopo l’addio di Lehmann e dell’amministratore Gammieri, dal garante del trust Orange Maurizio De Simone, nella stagione attuale queste sono riemerse con inaudita prepotenza.
A partire da metà ottobre intorno alla Pistoiese si è generato il caos più totale, a partire dai cambi in panchina (fuori Consonni dentro Manoni per poi richiamare l’ex Grosseto dopo appena dieci giorni) fino all’allontanamento del diesse Rosati, con strascichi che si sono protratti per settimane sotto forma di dichiarazioni al veleno, conferenze stampa e interviste fuori luogo. Ad inizio novembre ci sono stati gli allenamenti saltati che hanno portato alla “riunione tecnica” e alle conseguenti sei rescissioni contrattuali, giustificate inizialmente come scelte di un nuovo progetto tattico che avrebbe portato ad un cambio di modulo. Questo poi effettivamente c’è stato, ma era chiaro fin da subito che il motivo degli addii di Marquez e compagni fosse di ben altra natura.
Un paio di settimane di quiete, accompagnate da sussulti importanti come le imposizioni esterne sui campi di Prato e Sangiuliano City, prima di sprofondare nuovamente nel baratro a due settimane da Natale. Dopo il pari col Sant’Angelo, datato 10 dicembre, all’interno della Pistoiese scoppia il finimondo. Altri allenamenti saltati, altri giocatori che chiedono e ottengono la rescissione, finalmente un comunicato in cui il club ammette il vero motivo delle problematiche interne: la mancanza dei pagamenti. Nel mezzo di una tempesta gli arancioni pareggiano una gara eroica a Corticella con una manciata di giocatori disponibili, ma il patatrac è dietro l’angolo. Passano un paio di giorni e lo staff tecnico viene esonerato in blocco, mentre anche i rimanenti componenti della rosa decidono di lasciare Pistoia a causa di una situazione divenuta ormai insostenibile.
Il 20 dicembre, giorno della gara col Lentigione, viene toccato uno dei punti più bassi in 102 anni della gloriosa storia dell’Olandesina. In campo, con un ritardo di 40 minuti, va interamente la formazione Juniores, che dà l’anima per novanta minuti uscendo sconfitta per 0-3. Ma il risultato del campo è l’ultima cosa che conta in un pomeriggio che sportivamente sembra rappresentare il funerale della Pistoiese, con la prima squadra seduta in tribuna per trascorrere le ultime ore insieme prima di prendere ognuno la propria nuova strada. Le parole di De Simone in conferenza di pochi giorni fa non hanno certo rassicurato la piazza, né tantomeno (crediamo) faranno tornare allo stadio i tifosi nei prossimi mesi. Nel frattempo, con annunci a pioggia, la proprietà sta affannosamente tentando di rintuzzare la rosa, affidata alla gestione di Gabriele Parigi, per puntare all’obiettivo dichiarato della salvezza.
Ma cosa ne sarà della Pistoiese nel 2024? Prima di tutto ci saranno da sistemare le situazioni legate al recente passato e in quest’ottica De Simone ha affermato di essere pronto a saldare i debiti con tesserati e fornitori entro fine marzo, per poi consentire al club di sopravvivere col drastico abbassamento del monte ingaggi messo in atto negli ultimi giorni. L’obiettivo del club è quello di mantenere la Serie D sul campo e per farlo sarà necessario raccogliere almeno una decina di punti entro la fine del campionato. Il risultato sportivo è però l’ultimo dei pensieri di una piazza che ha ormai perso completamente la fiducia nella società arancione e che si prepara ad un altro anno di grandi sofferenze.




