Pistoiese, le cause del crollo arancione nei secondi tempi

Il calo nella ripresa è ormai diventato una costante della formazione di Asta. I motivi vanno ricercati all’interno della Pistoiese (giocatori e mister), ma pure nella caratura degli avversari affrontati ultimamente dagli arancioni

La Pistoiese crolla, inesorabilmente, nei secondi tempi delle partite. Nel 2019 è uno dei dati più rilevanti per la squadra di Asta che sembra non riuscire più a controllare le partite. Un dato di fatto, confermato dai numeri, che dimostrano come nelle ultime otto partite gli arancioni siano stati riacciuffati o battuti nei secondi quarantacinque minuti. Il saldo tra i punti conquistati nel primo tempo e nel secondo è impietoso: 13 contro 5, una disparità enorme, che di fatto testimonia come la squadra arancione non sia riuscita a fare il salto di qualità nonostante gli innesti del mercato invernale.

Che questi numeri, in questi quaranta giorni, siano solo un caso? Forse. Ma l’alto numero di episodi spinge a fare una riflessione più seria e più ampia, provando a cercare le cause di quanto accade. Volendo ragionare per macrotemi e riducendo gli elementi all’essenziale, possono essere tre i fattori principali a cui imputare le cause: giocatori, allenatore e avversari. Non è facile però capire con che percentuale i tre fattori si mixino, anche perché con questo tipo di considerazione davvero ogni partita diventa diversa dall’altra. Volendo però provare a dare i numeri potremmo azzardare un’incidenza del 40% relativa alla squadra, del 30% relativa agli avversari e del 20% da imputare all’allenatore, lasciando un 10% in carico ad altri fattori che di domenica in domenica possono comunque giocare un ruolo importante, se non chiave. Andiamo quindi ad analizzare le tre percentuali e a motivarle:

GIOCATORI. Tante responsabilità per i secondi tempi negativi della Pistoiese sono ascrivibili agli arancioni e non potrebbe essere altrimenti perché in campo ci sono loro. I motivi però posso essere diversi e più di uno è valido allo stesso tempo. In primis l’età dei ragazzi, dato che la Pistoiese spesso schiera una squadra giovanissima, con tanti ragazzi alla prima o alla seconda esperienza tra i professionisti. Poi la qualità della rosa, perché è normale che con tanti elementi inesperti gli errori individuali e un rendimento altalenante siano un motivo ricorrente nelle analisi di fine partita. Evidentemente però c’è di più. Se infatti la squadra riesce a digerire il grande lavoro tattico richiesto dall’allenatore, come dimostrano i tanti brillanti primi tempi degli arancioni, il gruppo può svolgere questo tipo di lavoro. Forse però il gruppo ha necessariamente bisogno di tempo e allenamenti per assimilare movimenti e dinamiche in campo, mentre non è altrettanto rapido ed efficace a recepire ed applicare gli input che arrivano a partita in corsa e che sono necessari per riequilibrarsi agli adeguamenti degli avversari. Manca quindi quella capacità di adattarsi in corsa, di interpretare le variazioni e di essere performanti soltanto con poche indicazioni dalla panchina, a gara in corso. Un altro fattore può essere sicuramente la mancanza di personalità di un gruppo che ha tanti bravi ragazzi ma pochi elementi carismatici. Tolti Ceccarelli, Fanucchi, Luperini e Vitiello non ci sono altri leader in campo, capaci di reagire in maniera positiva e propositiva quando le difficoltà tolgono certezze alla squadra. Non si vedono “guerrieri” dal punto di vista dell’aggressività e della fame agonistica. Inoltre le espulsioni come quella di lunedì scorso rimediata da Fantacci non sono sinonimo di carisma ma semplicemente di ingenuità e di incapacità di controllo delle emozioni.


ALLENATORE. La premessa d’obbligo è che il lavoro di Asta a livello di preparazione delle partite è notevole. Lo studio degli avversari gli permette quasi sempre di schierare una Pistoiese inedita a livello di schieramento o di idee tattiche, riuscendo a far risaltare i limiti o le carenze degli avversari, dando un vantaggio importante ai suoi ragazzi. Le sue idee sono positive e soprattutto adeguate, perché la Pistoiese ha raramente sbagliato l’approccio alla gara. I limiti però arrivano nel secondo tempo, quando i suoi avversari cambiano le carte in tavola, trovando contromisure e adeguamenti alle evoluzioni degli arancioni. Qui arrivano i problemi perché quasi mai la Pistoiese è riuscita ad evolversi ancora, cambiando nuovamente pelle per continuare a fare male. Evidentemente il grande lavoro degli allenamenti in settimana è valido, non si può però dire lo stesso delle soluzioni in corsa, che spesso risultano inefficienti o inesistenti, così come i cambi che a volte arrivano quando la squadra ha già compresso la situazione o comunque dopo che i vantaggi tattici e mentali del primo tempo si sono dissolti. Ad un gioco d’anticipo prima del fischio d’inizio molto spesso segue una reazione tardiva e sterile, figlia dell’atteggiamento e delle qualità dei giocatori in campo ma anche iscrivibile in parte all’allenatore che li guida in panchina. Un’altra problematica di questa squadra è che in mezzo a tante evoluzioni non è ancora riuscita, se non per quanto riguarda la linea difensiva, ad avere certezze tattiche. In pratica manca un vero e proprio modulo che permetta ai ragazzi di riprendere certezze, fiducia e solidità quando le cose vanno male. Perché nei secondi tempi, quale che sia lo schema, la difesa si abbassa, la squadra si sfilaccia e troppo presto perde la bussola e l’identità, invece di trovare magari questi elementi in uno schieramento in cui i ragazzi possano sentirsi forti e ritrovare vigore.


AVVERSARI. Doveroso mettere fra le cause dei secondi tempi negativi degli arancioni anche gli avversari, con il loro talento e la loro bravura. La classifica del resto parla chiaro e questa Pistoiese per punti fatti senza le penalizzazioni sarebbe da ultimi tre posti. Non che la squadra arancione sia pessima, figuriamoci, però è innegabile che il livello del campionato si è alzato moltissimo in questa stagione e anche il girone A, negli ultimi anni forse il più abbordabile, è cresciuto significativamente. Del resto ci sono almeno quattro squadre che in estate erano partite con il sogno legittimo di giocare in Serie B per ripescaggi e disgrazie altrui. Novara, Entella, Siena e Pro Vercelli appartengono certamente a questa categoria e hanno giocatori di caratura tale da poter risolvere la gara con una giocata, in qualsiasi momento. Poi ci sono tutte quelle squadre che erano partite per giocare una Serie C da protagoniste, puntando sul probabile alto numero di promozione che ha spinto tante nobili a strutturarsi per un campionato di vertice. Per questa categoria basta vedere gli organici di Piacenza, Arezzo, Carrarese, Pisa e Alessandria, giusto per citare le più ambizione. Il tutto senza dimenticare chi, come accade ogni anno, ha indovinato tutto in sede di mercato estivo e adesso veleggia in zone di classifica insperate, come ad esempio il Pontedera, Pro Patria e il Cuneo al netto delle penalizzazioni. Tutte squadre che hanno qualità, uomini e molto spesso alternative per cambiare la gara in corsa, magari pescando dalla panchina risorse importanti. Oppure esperienza e qualità per adattarsi in corsa alle strategie tattiche della Pistoiese, riuscendo a riorganizzarsi nello spogliatoio, ideando e attuando abili contromosse per spezzare il vantaggio creato nel primo tempo dagli arancioni con le loro varianti tattiche.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

1 commento

  1. Quindi l’allenatore è bravo! Ma che partite guardate: uno che metto uno schema in campo e poi non sa cambiare durante la partita che allenatore è? Mai visto uno così scarso: dite che prepara bene le partite (“premessa d’obbligo è che il lavoro di Asta a livello di preparazione delle partite è notevole”), si se vanno come vuole lui, ma il calcio non è una scienza esatta ed è bravo chi sa cambiare l’atteggiamento della squadra nel corso della partita. La squadra è scarsa, ma lui ci mette molto del suo. Sotto ho estratto da Wikipedia gli ultimi anni di carriera di questo “fenomeno” che “prepara le pertite in modo notevole”.
    – Il 6 luglio 2015 viene ingaggiato dal Lecce. Il 12 ottobre seguente, dopo un avvio deludente del club salentino in campionato (una sola vittoria in sei partite), viene sollevato dall’incarico.
    – Il 1º giugno 2016 diventa il nuovo allenatore della FeralpiSalò, da cui viene esonerato il 7 febbraio 2017 con la squadra al nono posto.
    – Il 15 giugno seguente viene scelto come nuovo tecnico del Teramo.Il 22 gennaio 2018 viene sollevato dall’incarico con la squadra in sedicesima posizione in Serie C.
    – Il 23 ottobre 2018 prende il posto di Paolo Indiani alla guida dell’U.S. Pistoiese, nel girone A della Serie C.

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