Federico ritrova il campo e firma su rigore il 5-0 all’Arconatese. La commozione e gli applausi nel post partita, poi la promessa alla piazza: «Vogliamo riprenderci quello che abbiamo lasciato per strada»
Ci sono gol che spostano una partita e altri che valgono molto più del risultato scritto sul tabellino. Quello segnato da Federico Russo al 92’ di Pistoiese–Arconatese appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Il 5-0 era ormai soltanto un dettaglio. La partita era finita da tempo, ma quando l’arbitro ha indicato il dischetto e il pallone è finito nelle mani del numero 99, il Melani ha capito immediatamente che quel rigore avrebbe avuto un significato diverso. Russo ha calciato, ha segnato e ha potuto finalmente liberare tutto quello che si era portato dentro negli ultimi mesi. Un periodo bruttissimo, segnato da un problema sanitario ormai alle spalle, che lo aveva costretto a stare lontano da ciò che probabilmente ama di più. E nel dopogara le emozioni sono venute fuori tutte insieme.
Federico si è presentato in sala stampa visibilmente commosso e, tra gli applausi dei presenti, le lacrime sono diventate quasi inevitabili. Lacrime di liberazione, prima ancora che di felicità: «Per me è stata un’emozione indescrivibile. Tornare dopo un brutto periodo è bellissimo, è qualcosa che difficilmente scorderò. Sono commosso. Grazie a chi mi è stato vicino: la società, tutta la dirigenza e lo staff, la mia famiglia e i miei affetti». Poche parole, pronunciate con la fatica di chi in quel momento stava probabilmente ripercorrendo mesi interi in pochi secondi.
FEDERICO RUSSO, FIGLIO DI PISTOIA
Perché quello di Russo non è un ritorno qualsiasi. Federico è un figlio di Pistoia, un pistoiese doc. E quella maglia non deve imparare a conoscerla: sa già cosa rappresenta. In uno spogliatoio costruito per provare a riportare la Pistoiese dove società, squadra e tifosi vogliono tornare, anche questo può avere un peso enorme. Russo può dare molto più di ciò che riuscirà a produrre tecnicamente sul terreno di gioco. Può spiegare ai nuovi arrivati cosa significa indossare l’arancione, quanto pesa quella maglia e quale storia porta con sé.
E chi meglio di lui? Bisoli, poco prima, aveva definito il suo ritorno «una bella favola del calcio», ricordando come Russo avesse rischiato addirittura di dover smettere di giocare. Poi il destino ha scelto una sceneggiatura difficile da migliorare: ritorno al Melani, ingresso accolto dall’ovazione dello stadio, rigore nel recupero e pallone in fondo alla rete proprio sotto la Curva Nord.
«RIPRENDIAMOCI QUELLO CHE ABBIAMO LASCIATO PER STRADA»
Dopo le lacrime, Russo trova anche il modo di alleggerire un momento emotivamente fortissimo. E lo fa guardando avanti, tornando immediatamente a parlare di Pistoiese. La promessa alla piazza è breve ma chiarissima: «Ai tifosi dico che ci vogliamo riprendere quello che abbiamo lasciato per strada l’anno scorso». Dentro quella frase c’è anche il Russo calciatore. Uno che conosce bene ciò che è successo nella passata stagione e che, esattamente come altri compagni rimasti a Pistoia, sente di avere ancora qualcosa da completare.
Per il resto ci sarà tempo. Tempo per ritrovare la condizione, per aumentare il minutaggio e per capire quale spazio riuscirà a conquistarsi nelle tante soluzioni offensive a disposizione di Bisoli. Mercoledì 16 settembre, però, tutto questo contava relativamente. Contava tornare a indossare quella maglia, tornare a calpestare l’erba del Melani, sentire nuovamente il rumore meraviglioso della Nord e magari tornare anche a segnare. Federico Russo ha fatto tutto nello stesso pomeriggio. Il Re è tornato e stavolta il risultato più importante, appunto, non era quello sul tabellino.
