Era il 1991 e Pelè ricopriva il ruolo di ambasciatore in occasione dei Mondiali Under 17. Il ricordo di un campione sempre umile e disponibile
Di Roberto Grazzini
Nel suo lungo percorso di divinità incontrastata del football giocato, il destino di Edson Arantes Do Nascimiento, per tutti Pelè, si è spesso incrociato con quello delle italiche franchigie dando vita a relative leggende come il rigore parato dall’allora secondo portiere della Roma, Ginulfi. Il Milan lo ha incrociato nella doppia finale di Coppa Intercontinentale del 1963, dove una sua doppietta non bastò al Santos a evitare la sconfitta per 4-2. Ne ha poi conservato gelosamente la maglia, venendo in casa nostra, Raffaello Vescovi da Lamporecchio, capitano del Cagliari anni 60 e 70, “scambiata” dopo una settimana nel ritiro del Santos e amichevole finale. “Era l’essenza del calcio, fuori ed entro il campo di gioco” ha sentenziato il buon Raffaello. Poi Tolte le scarpette, nell’estate del 1991 “O Rey”, arrivò a Montecatini in veste di ambasciatore della Fifa per presenziare alla quarta edizione dei campionato mondiali Under 17. Fra l’altro tale ambita competizione si sarebbe dovuta svolgere in Ecuador ma l’epidemia di colera che colpì il paese sudamericano costrinse la macchina organizzativa a riparare nel Granducato di Toscana.

Ad ospitare le gare furono gli stadi di Firenze, Viareggio, Massa, Carrara, Livorno e Montecatini. All’ombra delle Terme venne disputato, a spalti gremiti. il match inaugurale: di fronte l’Italia di mister Sergio Vatta del fuoriclasse Del Piero, oltre ad i vari Sartori, Birindelli, Edy Baggio e compagnia cantante, opposti agli Stati Uniti che s’imposero, a sorpresa per 1-0. Prima del fischio d’inizio però un autentico boato accompagnò l’ingresso sul rettangolo di gioco di un elegantissimo Pelè che strinse la mano a tutti gli atleti presentati dai rispettivi capitani. Montecatini fungeva da sede logistica col quartier generale al Grand Hotel & La Pace ed anche lì la sua presenza non passava certo inosservata. Lo ricorda così il manager sportivo Stefano Pucci, che l’anno precedente aveva debuttato da responsabile Fifa a Firenze per Italia 90.

“Una persona di grande signorilità e garbo – ha confidato Pucci – sempre disponibile e sorridente, che aveva saputo mantenere l’umiltà e la modestia di chi è cresciuto in estrema povertà ma con sani principi. Qualche anno dopo a tale proposito mi trovai ad un evento commemorativo che riguardava Felix, storico portiere del Brasile che dominò i mondiali messicani del 1970: c’erano tutti, da Rivelino a Jairzinho, tranne Pelè. Stupito per cotanta assenza, chiesi lumi a Carlos Alberto Parreira, ex ct della nazionale carioca: “Lui, pur a malincuore, non viene mai a queste iniziative – rispose candidamente – perché ha timore che la sua presenza metta in secondo pian o tolga il doveroso spazio a chi nell’occasione viene festeggiato o ricordato”. Tornando a quel 1991, i vigili urbani Giulio Sorini ed Alfio Moroni, svolsero il ruolo di bodyguard di “O Rey” in un tour cittadino e successivo accompagnamento all’ippodromo Sesana. Tanto per cominciare ci fece sedere con lui per bere qualcosa di fresco ad un tavolo del Bar Biondi. Appena lo riconobbero iniziarono gli autografi per una mezz’ora buona autografi. Non diceva di no a nessuno. A noi dedicò una bella foto ricordo. Ed all’ippodromo arrivammo appena in tempo per la premiazione”.



