Pistoia Basket, Carrea: «Nel terzo quarto blackout tecnico ed emotivo»

In sala stampa coach Carrea parla di due Pistoia Basket molto diversi tra primo e secondo tempo. Per Brandt il problema più grande è la mentalità

«Tecnicamente abbiamo giocato due quarti in linea con quello che desideravamo fare – esordisce Michele Carrea dopo Pistoia-Roma 67-81 – e infatti siamo stati dentro la partita, nonostante le difficoltà. Abbiamo subìto più del dovuto Jefferson, che ci ha punito con scarichi e, quando siamo rimasti accoppiati, tiri liberi. C’è stato, però, un tentativo serio da parte di tutti di fare un extrasforzo». 

Poi arrivano i dolori. «Nel terzo quarto – prosegue – c’è stato un blackout tecnico ed emotivo. Abbiamo ricominciato a regalare palloni e a prendere contropiedi che hanno fiaccato la consistenza difensiva. È iniziata una deriva che ci ha portato a subire tutte le loro iniziative. I motivi? E’ per presto per dirlo e non è facile analizzare le cause».

Dopo il 10-0 iniziale, la OriOra ha fatto davvero fatica a segnare con continuità. «Anche in attacco – risponde Coach Carrea – faccio un distinguo tra primo e secondo tempo. Di sicuro ci sono questioni di sistema che possono essere perfezionate. Credo che molto abbia a che fare con l’aspetto mentale, in certi momenti della gara non c’è stata convinzione. A Treviso offensivamente c’era poco da salvare, stavolta nei primi due quarti abbiamo attaccato in maniera consistente e attenta».

«C’era un motivo se tutti gli analisti ci davano ultimi – la chiosa -. È un dato di fatto che andiamo sotto con molte squadre in quanto a fisicità e talento, ma lo sapevamo anche in estate. Le responsabilità di questo momento negativo sono di tutti: dobbiamo essere consapevoli che siamo sulla stessa barca. Di partite ne abbiamo giocate quattro, è evidente che non abbiamo raggiunto un livello sufficiente a salvare la lega. L’unico modo per provare a salvarci è dare lacrime e sangue come avevamo detto in pre-season».

«Quanto può spostare il rientro di un giocatore? Sicuramente Salumu non risolverà tutti i problemi, ma alcuni sì e poi speriamo in un “effetto domino” positivo. La speranza è che aggiustando tante piccole cosa si possa arrivare a essere competitivi».

«Non è facile ma dobbiamo mantenere un atteggiamento positivo – è invece il pensiero di Angus Brandt -. Dimentichiamoci le 4 sconfitte e non abbattiamoci. Certo, le cose sbagliate andranno tenute a mente per correggere gli errori».

«Il problema più grande – analizza il centro australiano – è la mentalità. Durante le partite ci abbattiamo e ci perdiamo troppo facilmente. Il time out che ha chiamato Roma sul 10-0 ha avuto l’effetto sperato. Al contrario noi non siamo stati bravi a rientrare con l’atteggiamento giusto e non abbiamo fatto quello che ci è stato chiesto. Da qui ci siamo scoraggiati e ci siamo persi».

Matteo Lignelli
Matteo Lignelli
Giornalista pubblicista e laureato in Lingue e Letterature Straniere all'Università di Bologna. Scrive per Pistoia Sport, Giornale di Pistoia e Corriere Fiorentino


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