Iorio: «È un punto di partenza». Fondatori dedica il titolo ai tifosi, Lucarelli esalta il gruppo. Taibi: «Un anno e mezzo fa non avevamo nemmeno una sede»
La Coppa Italia alzata al cielo di Ancona non è soltanto un trofeo. È la certificazione di un percorso. È la fotografia di una società che, in meno di due anni, è passata dalla ricostruzione alla conquista di un titolo nazionale. Il presidente Sergio Iorio lo ha detto con lucidità, senza euforia ma con la consapevolezza di chi sa cosa è stato costruito.
«La Coppa Italia è un punto di partenza, ma è anche un primo traguardo importante per questo club e per la nuova gestione iniziata meno di due anni fa. Inevitabile dire che non ce lo aspettavamo, questo trofeo arriva al termine di un percorso importante in cui abbiamo vinto tutte le partite giocate in questa competizione». Un percorso netto. Nessun passo falso. Una competizione affrontata sempre con serietà e ambizione, senza mai snobbarla. L’amministratore delegato Fondatori ha voluto allargare l’abbraccio a chi questa cavalcata l’ha vissuta sugli spalti.
«Questo trofeo è un frutto dell’enorme lavoro che abbiamo fatto nei mesi. Grazie alla Lega e all’Ancona. Volevo dedicare questa vittoria ai ragazzi che sarebbero stati stasera in curva e che non hanno potuto esserci, così come a tutti quelli che c’erano oggi. I 700 di oggi devono sentire come loro questo titolo, perché ci sono sempre stati ed è anche merito loro se stasera abbiamo alzato la Coppa. Ma anche tutti gli altri: gruppo squadra e staff tecnico, l’ufficio comunicazione, il reparto marketing, il commerciale, i segretari, magazzinieri, staff sanitario». Settecento al Del Conero. Una presenza rumorosa, continua, decisiva nei momenti più tesi della serata. Una città che si è rimessa in cammino insieme alla squadra. Cristiano Lucarelli ha analizzato la doppia sfida con la freddezza del tecnico abituato a palcoscenici importanti.
«Abbiamo fatto due ottime prestazioni, sia a Pistoia che stasera. Ai ragazzi avevo chiesto di non fare calcoli, di pensare a stasera come a una gara secca. Mi permetto di fare una menzione all’ambiente spettacolare, è stata una serata veramente magica in una cornice come minimo da Serie C. Parlando del campo, gli episodi e la bravura ci hanno portato a vincere entrambe le partite. Ho la possibilità di allenare una rosa importante ed è mio compito e responsabilità dare spazio e minutaggio a tutti i giocatori. Pinzauti si è fatto trovare pronto al momento in cui è stato chiamato in causa, ma anche Raicevic ha fatto una straordinaria partita finché ha avuto le energie».
Parole che raccontano anche il lavoro del direttore sportivo Massimo Taibi, artefice di una rosa profonda, costruita per essere competitiva su più fronti. Ed è proprio Taibi a riportare tutti al punto di partenza.
«Questa Coppa parte un anno e mezzo fa, quando non avevamo nemmeno una sede. Nessuno, al tempo, credeva a questo progetto. Stiamo lottando per il campionato, ora abbiamo portato a casa un trofeo, ma c’è ancora da fare. Lo sapevamo e continuiamo a saperlo, lottando tutti nella stessa direzione». Da una ripartenza silenziosa e complicata a un trofeo alzato in uno stadio gremito. Senza proclami, ma con lavoro, investimenti mirati e una guida tecnica capace di trasmettere mentalità. La Coppa Italia è un traguardo.
Ma soprattutto è la prova che la direzione è quella giusta.




