Jazz Johnson, il ritorno a Pistoia del figliol prodigo

Una storia “dantesca” quella vissuta da Jazz Johnson a Pistoia. E oggi la guardia di Rimini torna al PalaCarrara da avversario

Ci ha provato anche Nicola Brienza a ridimensionare l’effetto Jazz Johnson sulla sfida tra Pistoia e Rimini. «Se Jazz fa 40 punti e noi vinciamo, io firmo subito», ha dichiarato il tecnico canturino della Tesi Group nella presentazione della gara con la Riviera Banca, salvo aggiungere che il confronto ravvicinato col suo ex pupillo «sarà una motivazione in più per chi quest’anno ne ha raccolto l’eredità». Un’eredità pesante, perfino ingombrante come lo è quella di un giocatore che ha lasciato un segno indelebile nonostante Jazz Dante Johnson a Pistoia la sua personale Divina Commedia l’abbia scritta al contrario. Partendo come un razzo e portando i suoi a bussare alle porte del paradiso dell’alta classifica, per poi cadere nell’inferno della positività al doping prima del giro di boa. Il purgatorio della squalifica di tre mesi avrebbe potuto cancellare tutto, poco più di sei mesi effettivi col biancorosso addosso prima e dopo quei cento giorni in punizione, avrebbero potuto prendere il sopravvento. Invece quella di Jazz Johnson è stata la favola nella favola della prima Pistoia targata Brienza e oggi pur vedendolo arrivare da avversario, pur sapendo che sfodererà tutto il suo talento per onorare al meglio la sfida con i suoi vecchi amici, sarà difficile non pensarci.

Sarà difficile non solo perché, numeri alla mano, Johnson è stato uno dei migliori americani visti in via Fermi nell’era recente. Con tanto di tessera esclusiva del club degli over 30, staccata il 14 novembre 2021 con i 33 (di cui sei triple) scaricati sull’Urania Milano che gli valgono un posto tra i recordman da più di 30 punti in una gara. Un dream team che va dal monumento Joe Bryant alla mano calda di Dwight Hardy dal Bronx, passando per il Johnson polpo di Indianapolis, Joe Forte, Bobby Jones e il capitano Kirk. Non stupisce insomma che dalla città di Fellini, per riassaporare la Dolce Vita dei canestri, si sia pensato a Jazz. A una delle poche rockstar della retina a queste latitudini, che quando entra fa ballare tutti, avversari e tifosi. In delirio come quando Bruce Springsteen attacca “Born to Run” o quando Patti Smith si lancia nel ritornello di “Because The Night”.

Già la notte, la notte che appartiene agli innamorati dice la poetessa del rock. Figuriamoci poi se non è fatta per innamorarsi una notte col profumo di mare a inebriare l’atmosfera della gita con gli amici finita col brindisi nella Supercoppa. Ma che quella iniziata a Lignano Sabbiadoro non fosse un’avventura di fine estate, che l’Mvp di Coppa facesse sul serio, lo si è capito subito. Pronti via, il Dante americano ha indicato la diritta via ai compagni a suon di ventelli e fin dalle prime giornate dello scorso campionato, Pistoia è stata lassù in vetta. Sono arrivati i grandi numeri, i 5’ di ordinaria e benedetta follia con cui Johnson gira anche le partite più complicate, i bigliettini dei condomini tifosi lasciati sull’uscio di casa, i ringraziamenti social del nuovo idolo del PalaCarrara osannato nientemeno che come un Maradona della retina.

Inizia a circolare la storia di quel folletto che Nicola Brienza aveva visto a Cantù. Una storia interessante che Jazz ha scritto sulla pelle con un murales di tatuaggi tra cui spicca la strada, la mitica strada del sogno americano che costeggia la costa del Pacifico, dal Messico al Canada passando dalla sua Portland dove Daddy Leland lo ha allenato fin da piccolo. Convincendolo a smentire i bulli che – poveretti loro – fin dall’high school lo prendevano in giro perché era troppo basso per giocare a basket. La strada da percorrere, l’obiettivo da raggiungere, Jazz lo stakanovista, ce l’ha chiaro ed è arrivato a Pistoia per questo: riprendersi l’A1, persa con la retrocessione di Cantù dove l’aveva voluto un certo Cesare Pancotto e dove si mette in luce nonostante il campionato in scacco di una pandemia e le crepe sempre più profonde in quel che contesto fu glorioso e terremotato dal ciclone Gerasimenko. Con Jazz e un altro paio di innesti mirati, il quasi ingegnere Brienza tira a mille il motore di una squadra in gran parte ereditata. Plasmando così la “squadra di ragazzi” che pare conoscersi da una vita, che si diverte a stare sotto i riflettori, in cui la luce di Jazz illumina tutti i compagni.

Gruppo compatto, unito, granitico, che non scende mai dal podio del campionato nemmeno dopo la separazione forzata col suo frontman. Pizzicato da un controllo antidoping, squalificato tre mesi, isolato dal mondo esterno da chi probabilmente gli ordina anche di cancellare Il lungo post di scuse ai compagni di squadra e al Coach Carter canturino. Che cento giorni dopo, scontato il peccato di gioventù, decide insieme a Marco Sambugaro di richiamare il figliol prodigo. Alla fine sono 32 su 47 le gare che Jazz gioca in maglia Tesi Group, tra cui le 10 dei playoff, altre notti magiche degli innamorati dei canestri condivise con tutti quei “fratelli” che oggi ritrova da avversari . La love story finisce in estate, sembra inevitabile ma non sarà l’A1 a portarlo lontano da Pistoia che lo segue, sperando di poter intavolare una nuova trattativa finché non arriva la proposta del contrattone con Rimini.

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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