Argentina campione del mondo, le emozioni di Chiera e Marengo

Il trionfo mondiale dell’Argentina raccontato dalla guardia biancoceleste degli Herons e dall’italoargentino capitano e ala della Gema

Il 18 dicembre dopo un’estenuante finale terminata ai rigori contro la Francia, la Nazionale argentina si è proclamata campione del Mondo di calcio. Un trionfo che ha avuto eco anche nella Montecatini cestistica dove giocano un italoargentino per squadra. Nella Gema è il capitano e veste di rossoblù dal 2018: stiamo parlando obbligatoriamente dell’ala classe 1992 Fernando Marengo. Sul fronte opposto è a Montecatini da meno di un mese la guardia classe 1994 Adrian Chiera, che in tre giorni ha prima festeggiato 28 anni, per poi laurearsi campione del mondo.

Un trionfo vissuto diversamente tra chi si scaldava – Adrian – e chi era a casa alla tv come Fernando.

Adrian: «Le prime gare le ho viste tutte e il primo ko contro l’Arabia è arrivato perché i ragazzi non correvano. Fino all’8 dicembre c’era mio papà qui a casa, poi è rientrato in Argentina e le ho viste con la mia fidanzata. La finale? Ho guardato la gara fino al primo gol di Mbappè, poi mi sono iniziato a preparare per la partita contro la Libertas. Aspettavo qualche buona notizia, ma dopo il terzo gol siamo andati comunque ai rigori. Mi hanno aggiornato riguardo al risultato, ma me lo son goduto veramente solo pochi minuti perché dovevo scendere in campo»

Fernando: «Ho visto tutte le partite dell’Argentina a casa tranne quella che ho visto a casa di amici con una parte della squadra contro l‘Olanda dove abbiamo rischiato. Ecco perché poi ho deciso di guardarmele sempre a casa (ride, nda). Con la bambina avevo visto Copa America, Europeo e Mondiale quindi ho continuato il trend. Fino all’80° eravamo tranquilli poi è successo di tutto e i rigori non li ho voluti guardare. Nell’ultima azione, se non l’avesse parata il portiere sarei crollato fisicamente».

Per voi è stata anche la prima volta perché finora avevate vissuto soltanto la finale contro la Germania del 2014.

Adrian: «L’Argentina è sempre una tra le favorite insieme a Brasile, Francia e nelle ultime due edizioni anche la Croazia. Dopo il ko contro la Germania del 2014 ci dispiacque tanto per Messi perché iniziavano a pesargli i paragoni con Maradona quindi sono contento che quest’anno si sia rifatto».

Fernando: «Da quando son nato in casa mia tutti giocavano a calcio e le gare dell’Argentina sono sempre state sentitissime. Erano 36 anni che non riportavamo un titolo mondiale a casa e io non l’avevo mai visto vincere. Là in patria il mondiale è molto sentito e l’unico evento che unisce gli argentini».

L’esultanza di Marengo con la figlia

Dell’Albiceleste vi ritrovate più in fantasisti come Messi, Di Maria oppure in gregari come Enzo Fernandez o Mac Allister?

Adrian: «Questa è una bella domanda. Ovviamente per me che faccio un campionato di serie B dire che sono fantasista è un po’ esagerato. Certo uno vorrebbe avere il loro talento, ma come giocatore devo avere elementi di fantasia e altri dove serve un lavoro più di sostanza con i gregari».

Fernando: «Quest’anno più nei gregari, quelli che vengono da dietro come gli Otamendi, i Mac Allister perché se non ci sono loro quelli forti come Messi non vincono. Nel 2002 la Nazionale era la più forte di tutte, ma siamo usciti nella fase a gruppo con Veron, Riquelme, Batistuta, Crespo. Perché? Mancava chi faceva legna!».

Cosa ne pensate del gesto del portiere Emilano Martinez dopo aver ricevuto il premio?

Adrian: «Quel gesto l’aveva già fatto anche in Coppa America, ma mi hanno sempre spiegato che i portieri sono un po’ matti quindi non mi ha stupito. Con lui alcune volte ti fai delle risate, altre volte ha uscite un po’ incomprensibili. A livello di nazionale argentina ha vinto 3 trofei: si può permettere ogni tanto qualche “uscita” del genere».

Fernando: «Sicuramente è un gesto evitabile, ma l’aveva già fatto durante la Coppa America: ci si poteva aspettare. Lui lo devi prendere così com’è perché non tutti siamo uguali e nel male di questo gesto rimane comunque un grandissimo portiere».

Che annata è stato per voi questo 2022?

Adrian: «Molto molto buono. Sono arrivato a giocarmi una finale di coppa Italia con Cividale e ho conquistato la serie A2. Mi sono guadagnato il posto come straniero in A2, cosa che raramente accade dopo aver fatto la gavetta. Purtroppo con il cambio della regola degli ultimi anni ho giocato la A2 da straniero e la B da italiano. Queste sono le scelte un po’ particolari del regolamento che è cambiato, passando da 2 anni a 4 di formazione giovanile con retroattività che mi ha un po’ “fregato”».

Fernando: «Da gennaio a dicembre è stato un ottovolante di emozioni con la finale play-off persa, la squadra nuova, il derby vinto poi le sconfitte seguenti e il cambio allenatore. Ci stiamo conoscendo come squadra e come gruppo, speriamo che sia un po’ più tranquillo questo 2023. Non abbiamo avuto tanto tempo a disposizione di allenarci con Angelucci, ma non possiamo cancellare tutto quello fatto nei tre mesi precedenti. Ci sarà un po’ di continuità mista a un nostro cambio di mentalità».

Come valutate questi primi mesi del campionato di serie B?

Adrian: «Mi sto trovando molto bene perché c’è un gruppo di ragazzi molto forte, sia in spogliatoio che in campo. La squadra ha un grande margine di crescita perché ci siamo aggiunti io e Arrigoni e alcune cose che stanno cambiando all’interno del gioco, specialmente a livello offensivo. Le avversarie? Le tre prime (le due livornesi e Vigevano) sono quelle costruite da inizio stagione per provare a fare il salto di categoria poi la quarta sarà una sorpresa».

Fernando: «Dobbiamo lavorare sulla consapevolezza perché abbiamo dei blackout importanti e non ci possiamo permettere di abbassare la guardia in questo modo. Con il tempo miglioreremo di sicuro, ci stiamo allenando molto e siamo consapevoli che possiamo riscattarci e fare un girone di ritorno migliore».

Un augurio e un tuo buono proposito per il 2023.

Adrian: «Nella mia testa adesso ho l’obiettivo di arrivare tra le prime quattro. Negli ultimi anni sono stato in squadre che possono vincere il campionato: perché quest’anno non ce la posso fare? Il mio buono proposito è di dare una mano a chi ne ha bisogno, ma viceversa anche di riceverla se dovessi essere io in difficoltà».

Fernando: «L’augurio è arrivare almeno ai play-off per non rischiare niente. Un mio buono proposito? Dare il 100% come ho sempre fatto da inizio stagione e regalare altre soddisfazioni ai tifosi della Gema».

Matteo Mori
Matteo Mori
Assurdo amante della storia (da prenderci due lauree) e del calcio (da confondere van Basten con van Gogh), considera ancora il televideo più veloce di alcune app. Per lui la domenica senza calcio è un lunedì venuto male.

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