Il coach della Gema a 360 gradi: dall’esonero di Origlio agli Herons passando l’under 19, l’RB Montecatini e il flop del progetto-Firenze
Un anno vissuto pericolosamente. Citando il film del 1985 di Peter Weir potrebbe essere questo il titolo della stagione di coach Massimo Angelucci che da dicembre in poi alterna il suo lavoro da coach della squadra under 19 a quello di capo allenatore in serie B della Gema Montecatini dopo un inizio di stagione non facile. Qualche ultimo successo però lo porta a farsi trovare sorridente e rilassato appena lo si raggiunge al telefono.
Massimo, come sta la Gema nella settimana dopo la vittoria contro Borgomanero?
«Ci portiamo dietro qualche acciacchetto, ma è normale. Certo, da un punto di vista del morale stiamo ottimamente perché quando vieni da una vittoria sei sempre un po’ più stimolato e più sereno. Dopo il ko di Pavia nella sfida contro Borgomanero eravamo consapevoli di non poter ripetere lo stesso tipo di approccio. I giocatori sono stati bravi ad interpretare la gara ed ecco che son maturati due punti pesantissimi».
Esatto, proprio a Pavia il vuoto per l’80% della gara poi una rimonta che però non è bastata: come giustifichi un approccio del genere?
«L’approccio era da tensione e da ossessione di voler fare. C’era entusiasmo, voglia di giocarci la partita, ma purtroppo è scaturito un nostro pessimo primo quarto in cui loro hanno tirato con percentuali clamorose da tre. Dopo abbiamo preso consapevolezza e siamo arrivati a giocarci la partita negli ultimi possessi, ma in quel frangente ci è girata male».
Appena si fecero concrete le voce dell’esonero di Origlio eri già consapevole che sarebbe toccato a te?
«No, è stata veramente una doccia fredda. Non se l’aspettava Agostino e non me l’aspettavo io. Da me sono venuti già con l’esonero avvenuto e quando mi hanno chiesto di diventare capo allenatore ho fatto fatica a dire di no dato il momento delicato. Già in estate mi era stato chiesto, ma avevo – ed ho – altri progetti come lavorare nel settore giovanile che mi avevano portato a declinare».
Infatti è rilevante anche il tuo lavoro nel settore giovanile Gema che sta dando già dei frutti
«Il giovanile è la mia passione da sempre perché riesci a plasmare un qualcosa e vedi crescere giorno dopo giorno. Nel campionato under 19 stiamo facendo molto bene. Abbiamo dei 2005 e 2006 che partecipano al campionato Silver comprendente anche i 2004. Quindi pur essendo sottoquota stiamo facendo un percorso importante che per il momento ci vede primi in classifica. Oltre a questo è un lavoro interessante per la prima squadra dato che 4 giocatori sono stati già aggregati e alcuni hanno già debuttato».
Tu invece debuttasti come allenatore a Montecatini nel 2006-07 quando era ancora RB: cos’è cambiato a livello organizzativo e di interesse verso il basket in città?
«Tantissimo. All’epoca facevamo la Legadue e c’era una visibilità e un richiamo importante con un bellissimo contorno che dava linfa alla società per poter lavorare al meglio. C’erano anche altre possibilità economiche che permettevano come prima squadra e come settore giovanile di far arrivare a Montecatini ragazzi interessanti da tutta Italia. Il settore giovanile spingeva un po’ in prima squadra e c’era un traino importante, un richiamo anche per gente che voleva investire soldi nella pallacanestro con una struttura societaria quasi completamente professionista che oggi non è possibile fare».
Che rapporto hai con i tifosi?
«Sempre un rispetto reciproco anche se negli anni sono molto cambiati, soprattutto nell’ultimo periodo. Alcuni di loro che hanno fatto una scelta diversa con l’avvento della nuova società. Un tempo rossoblù era una cosa sola, ora c’è meno compattezza…»
Proprio parlando degli Herons: quando è nata la società cosa hai pensato? Pensi sia una rivalità con la Gema che possa far bene alla città?
«Lo ritengo un argomento abbastanza complesso. Inizialmente rimasi un po’ perplesso perché non capii cosa poteva accadere dato che c’era già una società attiva da anni con un settore giovanile e con esperienze anche positive in serie B. A distanza di tempo non so se la nuova società ha dato tutta questa linfa al movimento cestistico a Montecatini: sicuramente per i derby c’è stato un bell’afflusso di pubblico anche se essendo un montecatinese di adozione per il me il derby rimane quello con Pistoia».
Che ne pensi della situazione di Firenze?
«Sono eventi che noi addetti ai lavori non vorremmo mai vedere. Alla fine dentro ogni società anche se da fuori non sembra, c’è un mondo dietro ai giocatori. Preparatori atletici, medici sociali, allenatori, dirigenti e tante altre cariche che improvvisamente perdono il lavoro da un momento all’altro. E tutto questo al di là della regolarità del campionato! Spero sia un monito che porti gli addetti a evitare che situazioni del genere non si verifichino più».
Infine domenica inizia il girone di ritorno a Livorno: cosa non deve fare la Gema rispetto al match dell’andata?
«Magari riperdere! (ride di gusto, nda). Rispetto ad un girone fa dobbiamo tenerla viva per 40 minuti perché nell’occasione calammo troppo in fretta subendo nell’ultimo quarto una grande lezione di basket. Loro arrivano da due sconfitte importanti e avranno grande voglia e grande determinazione di non fare altri passi falsi. Non dobbiamo avere pause di concentrazione nello stare in partita. In questo modo potremo sicuramente fare una grande gara».



