Gema, Laganà: i 40 punti, gli arbitri e il silenzio nei palazzetti

Due chiacchiere col playmaker della Gema reduce da una prestazione monstre a Piombino che però non è valsa il successo

Non capita tutte le settimane che sforni una prestazione da urlo, fai 40 punti e alla fine ne esci sconfitto, ma alla Gema e a Marco Laganà è successo questo. Il playmaker classe 1993 dal suo arrivo a Montecatini ha inanellato una prestazione sontuosa dopo l’altra e quella di Piombino sembrava potesse portarlo alla svolta sua e della squadra.

Purtroppo per lui e per la Gema alla fine i piombinesi sono riusciti a mettere la testa avanti ed imporsi per 93 a 89 al termine di un match infuocato.

Marco avevi mai fatto 40 punti ed uscire sconfitto?

«Non ricordo esattamente perché una cifra così alta non mi pare di averla mai raggiunta. Avevo segnato 38 punti quando giocavo a Capo D’Orlando, ma in quel caso ero uscito vincitore. Stavolta purtroppo non è bastato…»

C’è un po’ di amarezza domenica a Piombino o avete dato tutto?

«C’è amarezza perché è chiaro che il tempo stringe e dobbiamo vincere qualche partita in trasferta. La sfida di Piombino è stata una ghiotta occasione, così come Pavia e Livorno dove siamo rimasti in partita fino alla fine del terzo quarto. Ci manca sempre un pezzettino, quel qualcosa per riuscire a vincere queste partite».

Domenica rimanete sempre nella solita provincia, ma andate a far visita alla Libertas Livorno: c’è la voglia di fare il colpaccio?

«Certamente, chiaro che andremo lì per vincere! Sono primi in classifica, ma non andremo lì come altrove a fare le vittime sacrificali. Dobbiamo cercare di migliorare dal punto di vista difensivo. Anche a Piombino fai 90 punti, ma ne subisci 93. Se riuscissimo a chiudere meglio le maglie in difesa sicuramente potremo fare un passo avanti».

A livello mentale invece?

«Dobbiamo metterci in testa che gli arbitri in trasferta non aiutano! A Pavia nell’ultimo quarto ci hanno penalizzato mentre a Piombino tra tecnici ed espulsioni la gara ha avuto una direzione sola. Purtroppo in serie B gli arbitri sono solamente due, spesso ragazzi che riescono a farsi molto condizionare dal pubblico. Quando hai 2000 persone che ti urlano dietro certe decisioni sono condizionate e chi ne risente è la squadra in trasferta».

Non riuscite a schiodarvi dal quart’ultimo posto: cosa manca secondo te?

«Il materiale tecnico e umano c’è, basterebbe la scintilla come vincere qualche gara fuori casa. Da lì secondo me potremmo iniziare a prendere fiducia e iniziare a vincere le partite che servono. Al momento anche l’aspetto mentale ci danneggia, specialmente in gare dove reggi per 35 minuti, ma nel finale perdi sempre».

Un commento sul girone?

«Rispetto all’altro raggruppamento in cui ero con Firenze il livello medio è più basso, ma qui conta tantissimo il fattore campo. In palazzetti come Livorno e Piombino con la tifoseria molto calda fa quasi piacere giocarci anche se è controproducente sotto l’aspetto arbitrale e del tifo. Nell’altro girone in alcune partite sembrava di giocare in chiesa dal silenzio che c’era! Anche a Firenze stessa non c’era tanta gente che veniva a vedere le partite».

Su chi deve fare la corsa la Gema per il quart’ultimo posto?

«Prima di pensare agli altri dobbiamo pensare alla nostra situazione. Abbiamo 13 partite in cui dobbiamo cercare di vincerle tutte più che mettere nel mirino ora Casale rispetto a Gallarate e a Oleggio».

Una caratteristica che ha colpito molto è la tua precisione nei liberi

«Alle spalle c’è tanto allenamento, ormai il tiro dalla lunetta è una delle cose che mi riesce più naturale. Cerco di isolarmi da quello che mi circonda e concentrarmi solo sul canestro, per ora con buoni risultati».

Da tifoso milanista speri o pensi che possa riprendersi prima la Gema o il Milan?

«Tifo Milan, ma spero la Gema perché mi interessa direttamente. Del Milan sono tifoso, ma non è la mia priorità nella vita!»

Infine tra due settimane ci sarà il derby con gli Herons

«Ho visto il derby d’andata e mi ha colpito il gran tifo. Poi gli altri compagni di squadra mi hanno raccontato qualcosa sul clima che si respira. Questa emozione la vivrò tra due settimane, ma c’è tempo. Spero di godermelo e di vincerlo!»

Matteo Mori
Matteo Mori
Assurdo amante della storia (da prenderci due lauree) e del calcio (da confondere van Basten con van Gogh), considera ancora il televideo più veloce di alcune app. Per lui la domenica senza calcio è un lunedì venuto male.

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