Giustiziere della GTG nella seconda giornata della seconda fase, Alibegovic ha parlato del suo passato a Pistoia e del rapporto con coach Brienza
Maggiore di tre fratelli in una famiglia in cui il basket scorre nelle vene già dal padre Teoman (ex giocatore di Fortitudo ed Udine) passando per i fratelli Amar (ex Virtus) e Denis (Piombino), Mirza Alibegovic si è contraddistinto negli anni per una classe e una leadership uniche in questa categoria. Qualità decisive per gli svariati trofei sollevati nella sua lunga carriera in Italia.
L’italiano classe ’92, sloveno di origine e statunitense di nascita, ha girato lo stivale vestendo maglie prestigiose (Udine, Pesaro, Torino e Brescia tra le altre) e tornando spesso a casa a mani piene. Al termine della triennale seconda esperienza a Torino, Alibegovic ha accettato la proposta della neo-retrocessa Cremona a caccia di una nuova promozione dopo quelle centrate con Mantova in A2 nel 2014, dopo i play-off nell’allora DNA Silver, e con Brescia in A1 nel 2015, ancora una volta trionfando in post-season.
LA STAGIONE CON CREMONA
Non si è infatti fatto mancare coppe nemmeno quest’anno Alibegovic. Con Cremona non solo è arrivato un ottimo terzo gradino al termine del Girone Verde ma soprattutto due capolavori in Supercoppa prima e Coppa Italia poi, quest’ultima dopo aver battuto anche Pistoia ai quarti di finale. Una doppietta storica, mai riuscita ad alcuna società prima di quest’anno.
«Fino ad ora la stagione è stata davvero molto positiva – ha commentato – . Aver vinto due coppe in un anno è un grande motivo di orgoglio. Abbiamo concluso la regular season al terzo posto, un buon piazzamento ma con valore da stabilire in questa particolare fase a orologio».
Una seconda fase davvero probante nella quale Cremona ha avuto un ottimo impatto mettendo in fila tre vittorie prima di cadere nel ritorno casalingo contro Forlì alla quarta giornata.
«Queste sei partite sono parecchio complicate, se non sei al 100% sia fisicamente che mentalmente rischi di scivolare – ha detto -. Le prime tre partite sono state ottime, nell’ultima con Forlì invece abbiamo concesso troppo, quasi 90 punti in casa, e così diventa difficile portarla a casa. Il punto forte di questa squadra è non abbattersi mai in caso di sconfitta e rimboccarsi le maniche in vista del prossimo match. Non cadiamo in depressione anzi, ogni battuta d’arresto quest’anno è stata una lezione imparata».
Frasi da leader, quasi da capitano in seconda ad Andrea Pecchia, un ruolo ricoperto ufficialmente invece a Torino. Passate tante stagioni tra A1 e A2, la consapevolezza e le doti da guida dello spogliatoio fanno ormai parte del suo bagaglio da cestista e non passa giorno in cui non lo dimostri.
«Cerco di fare cosa serve per la squadra. Ho vinto due volte il campionato e credo di sapere cosa serve per arrivare in fondo. Siano punti, difesa, rimbalzi o leadership cerco di dare il mio contributo. Ho 30 anni, non 40, però so adeguarmi alle situazioni. Quando c’è da fare un passo in più non mi tiro indietro, quando devo farlo indietro per aiutare la squadra lo faccio. Quello che conta alla fine è il risultato di squadra, vedi quello quando ti guardi alle spalle a fine anno pensando a tutto il lavoro fatto».
LA DOPPIA SFIDA CON PISTOIA
Nella seconda giornata della fase a orologio, la Vanoli ha regolato Pistoia tra le mura amiche del PalaRadi nel finale di gara, in una sfida molto combattuta e indirizzata proprio da due bombe dell’ex Alibegovic. Un remake della sconfitta già subita dai biancorossi in Coppa Italia che restano però avversari assolutamente da non sottovalutare.
«Rispetto alla gara di coppa, in questa fase Pistoia non ha avuto a disposizione il cambio dei lunghi e questo è andato a nostro vantaggio – ha spiegato – . Abbiamo affrontato una squadra sicuramente più corta nelle rotazioni. Ciononostante il valore del roster è allucinante. Un mix di talento ed esperienza: Saccaggi, Wheatle, Magro sono italiani di grande impatto ai quali aggiungere la qualità degli americani. Un’avversaria ostica e lo ha dimostrato anche vincendo a Cantù».
Parola di chi a Pistoia ha giocato e conosce le difficoltà nell’espugnare il fortino del PalaCarrara, scenario della quarta giornata di questa fase. Per passare anche in Toscana, Cremona avrà bisogno della sua miglior versione difensiva.
«Ci ho giocato e so quanto sia complicato vincere a Pistoia – ha proseguito – . Guardiamo a noi stessi con l’obiettivo di tornare ad essere quella squadra che fino al termine della regular season era tra le migliori per punti subiti. Abbiamo concesso un po’ troppo in questa seconda fase anche nelle vittorie, dobbiamo tornare ad essere più precisi e concentrati in alcune situazioni. La difesa ci ha contraddistinto fino a qui, in attacco abbiamo tanti giocatori in grado di segnare e stiamo facendo tanti punti ogni gara. È la difesa ad averci fatto vincere due coppe quest’anno».
PISTOIA RESTA UN RAMMARICO
Giunto a Pistoia a soli 20 anni nell’estate del 2012, Alibegovic impiegò poco tempo a convincere coach Paolo Moretti delle sue qualità. Pur partendo indietro nelle rotazioni, la giovane guardia/ala convinse il tecnico a regalargli un discreto spazio prima dell’improvvisa separazione ad inizio 2013. Nonostante l’interruzione anzitempo del rapporto e una promozione stavolta sfumata, sono dolci i ricordi impressi nella sua memoria.
«Pistoia rappresenta un grande rammarico – ha ammesso candidamente -. Se fossi rimasto sarebbe stato il mio terzo campionato in quattro anni. Non avere quel trofeo in bacheca dispiace ancora oggi. Quell’anno lì partii come nono nelle rotazioni ma mi fu concesso un buono spazio. Ero molto giovane ma riuscii comunque a giocare spesso e far emergere le mie prime qualità. Purtroppo alla fine l’avventura non si è conclusa benissimo ma io ho grandi ricordi di Pistoia. Mi ricordo quanto fosse infuocato il palazzetto, la grande tifoseria. Per il basket è una piazza importante e non serve che sia io a dirlo, è un qualcosa di risaputo».
IL RAPPORTO CON NICOLA BRIENZA
La sfida con Pistoia ha messo di fronte ad Alibegovic un amico di lunga data, col quale per un anno condivise il proprio percorso. Correva l’anno 2017 quando lui e Nicola Brienza firmarono per Capo d’Orlando. Il primo era reduce dalla sua prima stagione a Torino, il secondo dall’esperienza sulla panchina di Lugano. L’attuale tecnico biancorosso arrivò in Sicilia come assistente di coach Di Carlo e vi restò come il cestista per un’annata.
«Tra me e Brienza c’è qualcosa in più del rapporto tra giocatore e coach – ha raccontato -. È una persona che mi è piaciuta a pelle, piacevole e vera. Ci siamo spesso confrontati anche su argomenti extra-basket. Rincontrarlo è stato un piacere. Ai tempi di Capo d’Orlando era ancora vice-allenatore, negli ultimi anni, tra A1 e A2, sta facendo vedere quanto meriti di essere capo allenatore. Anche a Pistoia sta facendo benissimo, dove pur con una squadra non lunghissima sta facendo campionati di alto livello. Una grande persona e un grande allenatore».
Un rapporto forte tanto da far fermare entrambi a parlare e scherzare per diversi minuti al centro del PalaRadi prima della palla a due tra Vanoli e GTG. Stesso clima divertente nel post partita, a pochi minuti dalle due triple in sequenza di Alibegovic che difatti hanno sancito la sconfitta per il suo ex allenatore.
«Abbiamo parlato prima e ci siamo presi un po’ in giro. A fine partita invece si è avvicinato e mi ha mandato a quel paese – ha scherzato -. Gli ho risposto che non potevo starmene a dormire tutta la partita, anche se giocata di mattina mi sono svegliato anche io a una certa… (ride, ndr). Un siparietto molto simpatico».
A CACCIA DI UNA NUOVA PROMOZIONE
Contro Pistoia la penultima sfida di una fase a orologio che apre le porte alla vera post-season: i play-off. La sfida casalinga con Cento sarà l’ultimo impegno della Vanoli prima di tuffarsi nel periodo più caldo dell’anno con l’obiettivo di conquistare la promozione.
«Sappiamo il nostro valore, lo abbiamo dimostrato durante tutto l’anno. Siamo contenti di ciò che abbiamo fatto ma finita questa fase dovremmo resettare. Inizieranno le sfide che più contano in tutta la stagione. Il bello arriva con le partite da dentro e fuori. Chi ha la fortuna di scendere in campo per questo tipo di gare deve essere orgoglioso di se stesso e della sua squadra».
Più complicato in apparenza il percorso di Pistoia, tanto per forze in campo quanto per i possibili accoppiamenti. Quando però si arriva a questo punto della stagione tutto può diventare possibile.
«Ai play-off nessuno ti regala niente. Ovviamente dobbiamo aspettare gli accoppiamenti ma di base può accadere di tutto. Ognuno deve rimanere sempre sul pezzo, si tratta di un campionato a sé stante. Ogni gara è diversa da quella precedente. Quello che conta è vincere, che sia di 20 o di un solo punto. Per fare bene occorre essere concentrati, giocare con la testa libera e avere i nervi saldi».



