Gabriele Grani, dal Casalguidi alla Lastrigiana: il ds saluta i gialloblu

Dopo aver reso grande il Casalguidi, il diesse Grani vola in Eccellenza: «Questo è uno step di crescita, tanti bei ricordi in gialloblu»

«Si lasciano mai le case dell’infanzia? Mai: rimangono sempre dentro di noi, anche quando non esistono più». Firmato Ferzan Ozpetek. Il visionario regista turco effettivamente aveva ragione. E senza dubbio anche Gabriele Grani sarebbe d’accordo. Lui, che per anni ha lavorato a due passi da casa rendendo grande il “suo” Casalguidi. Sempre lui che adesso, dopo tanta gavetta, ha l’opportunità di spiccare il volo firmando per un club importante. Il diesse Grani chiude un lungo ed importante capitolo della propria vita calcistica per aprirne uno nuovo, portandosi dietro quanto imparato assieme ai gialloblu di Pistoia. La nuova esperienza con la Lastrigiana (società d’Eccellenza) parte da qui.

UN NUOVO INIZIO

Gabriele, iniziamo dalla trattativa che ti ha portato in Eccellenza: come si è sviluppata?

«Parto col dire che, a mio avviso, dopo il bel lavoro fatto col Casalguidi tutti i componenti del club si sono ritrovati sotto i riflettori. Io, tra l’altro, conosco il presidente della Lastrigiana da molto tempo, tant’è che c’era già stato un contatto in passato. All’epoca, però, non mi sentivo pronto per accettare un’offerta così importante. Adesso invece, dopo la maturazione fatta assieme ai gialloblu, c’erano le carte in tavola per poter pensare seriamente ad un trasferimento. La società fiorentina non ha bisogno di presentazioni: per me questo è uno step importante. Certo, più sali di categoria e più diventa difficile, ma ciò non mi spaventa. Anzi».

Quando si arriva in una nuova realtà, qual è il primo passo per un direttore sportivo?

«Innanzitutto avrò da fare un po’ di “compiti per casa“. Dovrò capire come è composta la società, la squadra e tutto il gruppo di lavoro. Ottenute queste informazioni, partirà effettivamente il mio percorso: l’obiettivo è quello di creare un ambiente in cui ogni componente del club possa rendere al meglio sentendosi a proprio agio. A livello pratico la prima cosa da fare sarà assemblare lo staff tecnico che guiderà la formazione durante l’anno. Successivamente arriverà il momento di intervenire sul mercato cercando di migliorare la rosa laddove possibile».

GUARDARSI INDIETRO

Immagino però che non sia stato facile lasciare un club in cui lavoravi da tanti anni…

«Esattamente. Il Casalguidi ormai fa parte di me, e questo rende molto più doloroso l’addio. Dall’altra parte, però, mi sembrava arrivato il momento giusto per provare a fare una nuova esperienza così da arricchire il mio bagaglio. Ciò che sto facendo ora, infatti, è affacciarmi dalla finestra di casa per vedere com’è fatto il mondo. Rimanere nella propria zona di confort non sempre è la soluzione, spesso e volentieri per crescere individualmente bisogna anche sperimentare qualcosa di diverso. In questo senso approdare alla Lastrigiana mi riempie d’orgoglio perché vuol dire che il lavoro coi gialloblu è stato fatto bene».

Se dovessi scegliere, per te quali sono i momenti più importanti in gialloblu?

«Se mi guardo indietro, i ricordi più indelebili sono quelli legati a partite perse. Nella maggior parte dei casi, infatti, è proprio la sconfitta che ti porta alla svolta. Nel percorso di una squadra i ko sono fondamentali, perché se li sai gestire possono darti la giusta spinta per ripartire in modo ancora migliore. Non a caso uno dei segreti del Casalguidi è stato proprio questo: saper imparare dagli insuccessi e far diventare questi ultimi un punto di partenza. In questo senso il club è cresciuto tanto, e anche ora che non ci sono più io dovrà continuare a lavorare in questa direzione, che è quella giusta per dare continuità al progetto».

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