Della Rosa, Benetti e Pollone: se la classe operaia va in Paradiso

A decidere gara 5 contro Cantù sono i giocatori che meno ti aspetti, a dimostrazione di come la forza di Pistoia stia nel gruppo

Con Della Rosa, Pollone e Benetti, la classe operaia va in Paradiso. Già, perché una firma indelebile sul capolavoro del Pistoia Basket in gara 5 di semifinale playoff contro Cantù l’hanno apposta i tre appena citati. Sicuramente non i giocatori sui quali si sarebbe scommesso alla vigilia del match per il ruolo di risolutori. Si attendevano Zach Copeland e Jordon Varnado: il primo ha tradito, mentre il secondo – pur con una prestazione sporcata da diversi errori al tiro – è stato comunque decisivo con i suoi 20 punti. Ma gran parte del merito per la finale raggiunta dalla Giorgio Tesi Group va riconosciuto innanzitutto a capitan Gianluca Della Rosa, che si conferma un fattore in questi playoff. Le sue triple nell’ultimo periodo hanno rovesciato le sorti della partita, in un momento dove l’attacco pistoiese – privato di Copeland – aveva estremo bisogno di trovare alternative a Varnado. Il classe ’96 ha colto l’attimo fuggente, colpendo ripetutamente la formazione canturina da oltre l’arco (4/5 da 3 per 12 punti in 22′), mentre in difesa ha mostrato il coraggio leonino e la garra che lo contraddistinguono da sempre.

Le prestazioni di Gabriele Benetti e Matteo Pollone sono invece la dimostrazione di come a volte le statistiche non solo non siano esaurienti, ma addirittura ingannevoli. Il primo ha chiuso con 2 punti, 3 rimbalzi e 2 assist; il secondo con nessuno canestro a referto, 2 assist e altrettante palle recuperate. In due, hanno preso appena un tiro dal campo. Insomma, numeri tutt’altro che esaltanti. Eppure entrambi hanno garantito un apporto fondamentale alla squadra. Benetti per l’energia e lo spirito guerriero messi su entrambi i lati del campo. Pollone per il clinic difensivo inscenato soprattutto in marcatura su David Logan, costretto a 3/15 al tiro e nettamente il peggiore di Cantù di gara 5.

Giustamente, sono stati proprio i giocatori di contorno (ossia quello che in America chiamano supporting cast) quelli maggiormente esaltati da coach Nicola Brienza al termine dell’incontro. Questo perché è grazie a loro se Pistoia – a differenza di Cantù – può definirsi una squadra con la “S” maiuscola. L’unione del gruppo e la capacità di ognuno di sacrificarsi e adattarsi a ruoli differenti hanno permesso di sopperire alle difficoltà fisiche di Lorenzo Saccaggi (appena 10 minuti sul parquet) e alla serata negativa di Copeland (5 falli, 5/14 al tiro e 4 palle perse). Se le seconde linee sapranno mantenere questo rendimento anche nella serie finale con Torino, allora sognare la promozione in Serie A1 per la Gtg sarà tutt’altro che vietato. E se il sogno dovesse tramutarsi in realtà, allora sì che la classa operaia andrebbe davvero in Paradiso.

Francesco Bocchini
Francesco Bocchini
Onesto praticante e attento osservatore del mondo della pallacanestro, è laureato in Scienze della Comunicazione all'Università di Bologna. Giornalista pubblicista dall'aprile 2019, collabora con Bisenziosette, Quotidiano Nazionale e Nazione. Redattore di Pistoia Sport.


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