Pistoia, hai fatto la storia: a Torino torni ufficialmente in Serie A

La leadership di Brienza, il cuore di tutta la squadra, la gioia di una città intera: tutta Pistoia fa festa insieme ai colori biancorossi

Il Pistoia Basket di Nicola Brienza e Marco Sambugaro torna in A1 e regala un’altra notte magica al popolo biancorosso. Anzi, più che una notte magica, quella della festa dopo la vittoria 61-73 è una vera sera dei miracoli. Difficile da ipotizzare, così calda e passionale, dopo soli tre anni dalla scelta della società di fare un passo indietro, rinunciando all’A1 e ripartendo dall’ A2 per motivazioni economiche. Ritrovando oltretutto un campionato stravolto in pochi anni dalla Legadue vinta dieci anni fa esatti da Toppo e soci, in cui il popolo biancorosso ha faticato ad adattarsi, scottato dalle paure di una pandemia mondiale e soprattutto dall’orgoglio ferito, così tanto da non lasciarsi andare nemmeno alle lusinghe della squadra che tenacemente ha fatto di tutto per riconquistare il suo pubblico. Una squadra, la Tesi Group di Gianluca Della Rosa, perfetto trascinatore e simbolo di un gruppo di supereroi della porta accanto, che a mille giorni poco più dall’autoretrocessione è tornata a bussare alle porte del paradiso. Già così, sembra un film. Anche se difficilmente al (bellissimo) museo del cinema di Torino, tra le locandine e i costumi dei kolossal del grande schermo dentro la Mole Antonelliana, troverà spazio la rivisitazione biancorossa della “classe operaia va in paradiso” visto che c’era già il posto per il remake di “Gran Torino” fatto dal collettivo autonomo di casa, tutto grinta e cuore targato Ciani.

Invece il sequel del sogno sfiorato un anno fa nella “bella e fatal Verona” ha superato il sorprendente successo del primo capitolo della saga diretta dal “Men in black” di Cantù che ha avuto ragione pure sul rivedibile look dark, cravatta nera compresa, condiviso coraggiosamente tutto l’anno col suo staff in stile matrimonio di metallari. In effetti da quando è arrivato in Toscana Niki Manero, vascofilo della prima ora, figlio del pop rock anni ’90 e della prima serata di Sanremo come rito nazional popolare, ha provato da subito ad alzare il volume nel silenzio assordante calato intorno all’argomento basket. Ma ci sono voluti mesi e mesi, nonostante una SuperCoppa vinta al primo appuntamento, perché la serenata che lui e la squadra hanno cantato alla città superasse nelle dispute da bar sport la lista di problemi alla base dell’autoretrocessione, più lunga di quella spesa prima del pranzo di Natale. Un tormentone martellante per cui proprio la squadra si è messa i tappi nelle orecchie, concentrandosi sul campo e di fatto bruciando le tappe. Andando solo dove porta il cuore, senza se e senza ma, verso “certe notti che son proprio quel vizio che non vuoi smettere mai”. Certe notti che non vengono da sole ed ecco il gran lavoro sul campo di un biennio d’oro con numeri da record per i Brienzas’ boy. Innumerevoli vittorie quest’anno, tante l’anno scorso per il coach brianzolo e il suo staff, con 6/10 confermati dall’anno scorso. Tra loro 5 arrivano dalla stagione 2020/2021, quella più dura, tra palazzetti chiusi, esilio a Montecatini, una via crucis di quarantene e problemi fisici che hanno falsato il valore dell’operazione tecnica messa a punto dal grande stratega, un altro che si merita tanto questa notte magica: Marco Sambugaro. Da tre anni con un portafoglio bucato e il contraccolpo di un’autoretrocessione che ha infranto anche i suoi sogni e cancellato la sua prima ottima stagione in A1, fa miracoli. Coronando un capolavoro mai osannato, mai ostentato, da buon sergente della nave con la pesca miracolosa di Nicola Brienza dopo il saluto di Michele Carrea con cui ha plasmato lo zoccolo duro della ripartenza.

Poco più di 40 anni, padre di famiglia, canturino di nascita e di ambizione cestistica, lucano d’origine e milanese d’adozione, Brienza arriva a Pistoia con la stessa fame dei suoi giocatori. Fosse stata una rimpatriata di fine estate, a Lignano Sabbiadoro sarebbe potuto sembrare il loro fratello maggiore. Invece mentre alza la SuperCoppa e, vittoria dopo vittoria, affronta la pressione crescente con dichiarazioni del tipo “stare sotto i riflettori è bellissimo”, si capisce che sarà molto di più. Da quando ha rivelato che il suo film preferito è (giustamente) l’Attimo Fuggente, scatta naturale il paragone col Professor Keating. Motivatore, comunicatore, sa lisciare e punzecchiare i suoi giocatori come i tifosi. Ai quali poco più di un anno fa, chiedeva un po’ rammaricato cosa dovesse fare la squadra più giovane del campionato per farli tornare al palazzo più che rimanere perennemente in testa alla classifica. Per non parlare dello sfogo dopo i fischi all’intervallo di gara1 con Piacenza. Verace e vero, lui e i suoi ragazzi hanno richiamato il grande pubblico non solo con i risultati del campo ma con un legame con la città nelle piccole e grandi cose. Il camp del capitano, lì a portata di canestro con chi passa da Montuliveto, vale più di mille campagne marketing. Era lì in mezzo ai ragazzi a spiegare ai bambini l’autoretrocessione, figuriamoci come sarà bello raccontargli che i sogni son davvero desideri. Magari mettendo un po’ di musica, alzando davvero quel volume che Pistoia ora non vuole spegnere più, pronta a ballare tutta l’estate sulle note della sua colonna sonora preferita un po’ vintage, come vintage sembra questa squadra d’altri tempi. Con quattro gioactori a superare le 100 presenze in biancorosso, da Re Carlo Wheatle a Danielone Magro, da Lollo Saccaggi al capitano, cresciuti nel vivaio di via Fermi come l’Angelo cusode Del Chiaro e il liceale Allinei. Pronti a ballare sulle hit che dalla curva Pistoia si sono propagate nei cortei improvvisati già dopo gara-1 e gara2 di finale: l’intro intramontabile de L’amor Toujours di Gigi D’Agostino (“succederà, canta con noi che torniamo in serie A”, la dance anni ’90 con Pippo is on fire e la chiusura per una struggente Destinazione Paradiso da ballare tutti abbracciati).

Dalla curva si cantra e si sventolano le bandiere e un tuffo al cuore viene a pensare a quei volti indimenticabili, e viene naturale nonostante tutto pensarli seduti al tavolo della cena degli dei (come direbbe Marino Bartoletti) del basket biancorosso. Nik Salerni commosso dalla crescita di Sacca e Della, i suoi pupilli portati in trionfo. Certo però chi l’avrebbe detto che Varnadino fosse devastante come quel demonio del fratello. E anche Copeland è cresciuto molto. E i complimenti a Brienza, rendendo merito a quella categoria di cui è e rimarrà sempre professore. Teo come sempre sorride e dice che lui ci ha sempre creduto, ci credeva anche 10 anni fa mentre la sua battaglia era maledettamente più importante della nostra. Cofax e Marione tra una battuta e l’altra scherzano con Robertone. Pollone e Benetti, non mollano un centimetro. Proprio come i nostri all’Auditorium…E proprio in quel momento si sente da fondo sala “Evviva il biancorosso, color che sempre splende, tanto non ci s’arrende e paura non se n’ha”. E’ il vecchio Bisin che, ha messo la sciarpa dei Redskins ad Anci, e canta insieme a lui. Ci sono tutti lassù e vorremmo averli qui, a cantare insieme in questa notte magica.

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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