Mentre la squadra sollevava la coppa al Pala Asti, tutta la Pistoia sportiva si riversava nelle strade per celebrare un risultato immenso
Confusa e felice. E’ il titolo di un inno all’amore, di una canzone senza tempo della cantantessa del rock italiano, Carmen Consoli, e così è sembrata Pistoia nella notte della festa. Una città felicemente travolta, positivamente sorpresa dall’impresa sportiva dalla squadra di Nicola Brienza, che probabilmente non ha ancora realizzato di esser dentro ad una favola. Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano, canta Antonellone nostro ma quella frase che tutti abbiamo sentito nostra almeno una volta nella vita, è sembrata lontana dal gelo calato sulla Pistoia baskettara. Che anche alla riapertura parziale dei palazzetti post Covid, nell’estate 2021 proprio quando San Nicola da Cantù è arrivato a Pistoia, ha faticato a riavvicinarsi alla retina facendo capire di essere ancora scottata dall’autoretrocessione. Nonostante l’alba chiara dell’era Brienza aperta dalla SuperCoppa, nonostante due stagioni costantemente nelle alte sfere del campionato da rivelazione, nonostante una finale sfiorata già l’anno scorso, Pistoia anche in questa stagione ha risposto ad intermittenza.
Alternando grandi cornici di pubblico a partite davanti ai soli fedelissimi, forse senza credere fino in fondo al grande sogno che ha guidato la cavalcata di Della Rosa e compagni. Che incuranti di tutto e tutti sono andati dritti per la loro strada, accelerando il percorso di superamento del trauma che in molti non hanno ancora fatto. Poco aiutati dall’invisibilità del campionato di A2, relegato a piattaforme digitale e tv a pagamento anche per le gare più calde, e nel caso della finale promozione dalla mancanza di uno spazio pubblico in cui soffrire insieme agli altri tifosi rimasti a Pistoia. Nonostante la grande disponibilità dei locali della movida a offrire schermi più grandi per vedere gara3 e gara4, è difficile capire come non si sia riusciti ad organizzare un maxischermo in una piazza o in un parco cittadino come fu per le promozioni in Legadue del 2007 e in A1 del 2013 con postazioni sul Globo e in Piazza Duomo o magari dentro allo stesso PalaCarrara come fu 31 anni fa per il primo grande salto della Kleenex nell’Olimpo del basket italiano. Quando, ancor prima che internet rivoluzionasse la questione dei diritti tv, i baskettofili pistoiesi si riunirono nell’allora PalaFermi per vivere a distanza la gara del PalaVesuvio di Napoli con la sola radiocronaca trasmessa in filodiffusione.
Tra le tante differenze tra questa promozione e le altre notti magiche della Pistoia a spicchi, c’è sicuramente questa. Senza una casa vera per vivere insieme le gare di Torino, molti tifosi biancorossi si sono ritrovati prima alla Fortezza 59 di Piazza d’Armi per poi dirigersi al fischio finale verso il centro. Alla spicciolata Piazza Mazzini, cuore pulsante di qualsiasi festa dello sport dai mondiali di calcio ai trionfi del glorioso passato arancione, si è colorata di biancorosso. Timidi i primi caroselli, coraggiosi i primi cori, seguiti poi da altri clacson, da altri inni di una notte che Pistoia non si aspettava di vivere così presto e senza nemmeno bisogno dell’abbraccio che sicuramente il PalaCarrara non avrebbe fatto mancare nella bella. Scordandosi ancora quante volte sia stata bellissima in questi anni la Pistoia di Brienza anche lontano da via Fermi. Intanto la folla aumenta, una maglia di Copeland è accanto ad una di un Cinciarini ragazzino protagonista della notte di Osimo. Ci sono sciarpe di ogni gruppo che si è succeduto in Curva, striscioni di oggi e motti di ieri. Ci sono tanti giovani, le compagne di classe al Liceo Scientifico di Gregorio Allinei, i millennials per cui l’unico Varnado è Jordon trascinatore di questo salto triplo verso l’A1.
Ma poi senti partire i cori ed ecco gli irriducibili, quelli che c’erano in C2 da dove ricominciò la storia dopo la cessione del titolo dell’Olimpia fino alla prima marcia del Pistoia Basket verso l’A1 durata 13 anni. Quelli che c’erano quando Della piangeva sotto la curva per la retrocessione del 2019 evitata solo a tavolino per la penalizzazione proprio di Torino. Quelli che c’erano quando capitan futuro ha ricominciato a ridere, quelli che quando hanno visto Lollo Saccaggi con le mani in faccia nel finale a Torino se lo sono ricordato in versione Gian Burrasca nella festa di dieci anni fa. Attesa da una vita, arrivata alla seconda finale consecutiva con una squadra fortissima che doveva vincere. E’ lui l’ex Diabolik delle Apuane diventato ormai grande il primo giocatore a portare in A1 Pistoia per la seconda volta. In quella bolgia che fu gara5 contro Brescia in casa, il monello voleva portarsi via il pallone della vittoria ma l’allora capitan Toppo glielo prese dalle mani. Ora nel finale da libro Cuore, è proprio Sacca che taglia la retina. In molti hanno aspettato il lungo ritorno della squadra da Torino, in molti si chiedono se in tre anni tutti i problemi extracampo sono risolti, in molti sperano di tornare presto in centro per festeggiare i giocatori. Quei ragazzi che hanno bruciato le tappe, meritandosi un posto d’onore nella storia di questa città.



