Nicola Brienza ha guidato Pistoia in Serie A con idee e carattere. Un progetto tecnico biennale costruito a quattro mani col DS Sambugaro
Condottiero degli eroi della promozione in A1, Nicola Brienza ha guidato Pistoia verso il compimento di un sogno all’alba della stagione considerato irrealizzabile ai più. In due anni il tecnico ha costruito una macchina pressoché perfetta, spingendo forte sui principi di gioco a lui più cari e mantenendo alta concentrazione e coesione.
Un percorso che parte da lontano, da un progetto tecnico creato a quattro mani con l’amico Marco Sambugaro. Uno dei tanti fautori del capolavoro biancorosso. Una formula dimostratasi vincente e culminata nella notte di Torino.
UN PERCORSO BIENNALE
Lo scorso anno Brienza sfiorò soltanto soltanto la finale play-off, sfumata per Pistoia in Gara 5 di semifinale, ma guidò i biancorossi alla vittoria in Supercoppa. Un debutto eccezionale sulla panchina della GTG difatti decisivo per mettere la base della cavalcata conclusa al PalaAsti. Come ribadito dallo stesso tecnico, il trionfo ottenuto è frutto di un percorso biennale e edificato nel tempo. La conferma di un gruppo solido, staff compreso, è un altro dettaglio fondamentale di questo successo.
Nei due anni dal suo arrivo la città si è riavvicinata notevolmente alla squadra, spostando in secondo piano la delusione ancora cocente dell’autoretrocessione. L’amore del pubblico per Pistoia è tornato a crescere senza sosta, fino ai numeri fatti registrate con Cantù e il sold-out arrivato contro Torino quest’anno. Una città che ama questa squadra per il suo spirito, per la sua coesione e la sua voglia di non mollare mai. Qualità incarnate dallo stesso allenatore.
LA DIFESA ALLA BASE
Non c’è stata forse una conferenza, intervista o qualsivoglia dichiarazione in cui Brienza non abbia spostato il focus sulla difesa di Pistoia. Intensa, aggressiva, imperterrita e inarrestabile. La squadra del coach canturino non ha mai posto freno alla propria rabbia difensiva. Non c’è stato avversario quest’anno che non sia stato travolto dall’agonismo messo sul parquet dai biancorossi. Tutto è partito dalla difesa, allenata strenuamente per alzare il ritmo di ogni gara. Così come tutto sI è concluso con la difesa, nella serie finale.
Mai oltre 62 i punti concessi a Torino nelle tre sconfitte inflittegli in finale. L’impedire all’avversario di far passare la palla dentro al canestro è diventato questione di vita o di morte nel corso della stagione. Pistoia ha tratto energia nuova dalla sua difesa, esaltandosi nel vedere le facce avversarie deluse per una palla persa, una stoppata subita o un tiro difficile schiantatosi sul ferro. Da questo arrivava la tranquillità nell’andare poi a concludere l’azione in attacco.
Una mentalità forte instillata dal proprio allenatore, capace di creare un gruppo unico, unito in una stessa direzione. Un Brienza partecipe ad ogni azione, col pensiero e con i gesti, trasportato dalle sensazioni suscitate dalle partite. Mai domo nella striscia di parquet davanti alla propria panchina. Mai sereno fino all’ultima sirena, pronto a tenere sulla corda i suoi. Capace di spingere i propri ragazzi oltre ogni difficoltà palesatasi.
L’ASSE BRIENZA-SAMBUGARO
L’assetto difensivo immaginato in estate è stato cucito sul gruppo precedente, completato dal mercato di Marco Sambugaro, abilissimo a scovare i giocatori perfetti per le idee di Brienza. L’asse fra i due è stata basilare alla composizione della squadra e come in ogni società vincente alla base vi è stato un rapporto strettissimo tra DS e coach. Un progetto tecnico condiviso, abbracciato e cavalcato fino alla fine.
Un rapporto che va al di là della professione, un’amicizia profonda a legarli, un binomio vincente di cui Pistoia ha potuto sfruttare le qualità professionali e soprattutto umane. «Ogni tanto le belle favole esistono e oggi è una bellissima favola da raccontare», ha detto a caldo Brienza dopo il trionfo di Torino. Una favola che a Pistoia porta la sua firma d’autore.


