Dalla fascia di capitano agli obiettivi dei viola, Guarisa suona la carica: «Mai sotto a livello di gioco. Usciamo dalle retrovie e puntiamo ai playoff»
Che la Larcianese abbia under-performato nella prima parte di campionato non è certo un mistero, perchè sa da una parte il restyling estivo aveva fatto intuire che lottare per le prime posizioni sarebbe stato tutt’altro che agevole, dall’altra i 18 punti messi insieme fin qui sono oggettivamente pochi. Urge quindi risollevare la testa ottenendo nuovamente quel ruolo da protagonista che per blasone, storia e qualità della rosa compete ai viola. Uno degli elementi in comune fra la scorsa esaltante stagione e l’inizio sotto tono di questa è l’attaccante, nonché capitano, Andrea Guarisa. Quest’ultimo, confermato al centro del progetto tecnico, è senza dubbio una delle punte più temute nel panorama dilettantistico nostrano, con un curriculum invidiabile che, se letto, non può che far venire gli incubi ai difensori avversari. Sta proprio al classe ’91, allora, fare il discorso d’apertura di inizio anno per quel che riguarda il sodalizio larcianese.
PAROLE DA LEADER
Andrea, partiamo dalla fascia di capitano che quest’anno porti con fierezza al braccio. Cosa significa per te?
«Se dovessi scegliere un unico termine ti direi “responsabilità“. Indossarla ti porta a dare sempre il massimo, anche perché sta a te rappresentare il club e i suoi tifosi. Ovviamente hai dei doveri, soprattutto nei confronti dei tuoi compagni: quest’ultimi, in particolare i più giovani, ti prendono ad esempio, il che è una cosa bella e importante. Personalmente ho avuto dei maestri che a loro volta mi hanno insegnato come si fa ad essere una guida virtuosa, penso ad esempio a Pinto, da cui per l’appunto ho ereditato la fascia. Ho capito che non importa urlare e sbraitare in allenamento o in partita, è molto più d’impatto dire poche parole, ma pesanti e al momento giusto. In generale, poi, io cerco sempre di far parlare il campo, è all’interno del rettangolo verde che devo dimostrare di meritarmi un’investitura del genere».
Venendo per l’appunto al campo, questa prima parte di stagione ha visto una Larcianese un po’ in difficoltà. Cos’è successo?
«In primis va detto che abbiamo cambiato tanti elementi rispetto all’anno scorso, praticamente quasi tutta la squadra. È stata una bella sfida ricominciare con un organico nuovo, anche se ovviamente l’amalgama non si crea dall’oggi al domani. Lo spirito c’è e l’affiatamento pure, inevitabilmente, però, ritrovarsi con una formazione in gran parte diversa rispetto a quella della precedente annata può farti perdere qualcosina durante le prime uscite. Questo aspetto ci ha un po’ condizionati, ma non possiamo usarlo come alibi. Anzi. Dall’altra parte posso dire che nessuna squadra, finora, ci ha messo sotto a livello di gioco, e questo significa che il modo in cui interpretiamo le partite è giusto. Certo, non basta proporre un buon calcio, e infatti non sempre siamo riusciti ad abbinare quest’ultimo ai risultati: ad esserci mancato è stato un po’ di cinismo».
ALTI E BASSI
Come si fa a migliorare in questo aspetto?
«Penso dipenda da un mix di fattori. Fra le cause della nostra imprecisione faccio anche il mio nome, perché è fuori discussione che all’appello manchino dei miei gol. C’è stata poi anche un po’ di sfortuna, dato che in più d’una occasione abbiamo costruito decine di chances senza riuscire a capitalizzarle. Sappiamo che per vincere devi segnare più dell’avversario, e per far questo c’è bisogno di maggior freddezza sotto porta. Mi viene in mente, ad esempio, il match col Monsummano, in cui abbiamo dominato non rischiando mai niente e, nonostante questo, non c’è stato verso di sbloccare la gara finendo con l’accontentarsi di un solo punto. Sono certo, però, che riusciremo di incrementare la nostra potenza di fuoco, d’altronde l’aria che si respira è assolutamente positiva, sappiamo di potercela giocare a viso aperto contro chiunque».
E infatti c’è stato un periodo, da fine ottobre a fine novembre, in cui la Larcianese è sembrata ingranare la giusta marcia risolvendo parzialmente i problemi di inizio stagione…
«Esattamente. Come ho detto la strada è quella giusta, il nostro è un percorso che necessita di tempo, piano piano inevitabilmente le cose migliorano. Durante le prime uscite non avevamo reso come volevamo, culminando la nostra falsa partenza col brutto ko contro il Casalguidi. Lì a parer mio abbiamo toccato il fondo, calcisticamente parlando, e perciò era necessario rimboccarsi le maniche e rialzare la testa. Dopo quella sconfitta, infatti, c’è stato un confronto generale, sia tra noi giocatori che con lo staff e il mister: lo scambio di punti di vista è fondamentale per creare un legame umano ancor più solido, cosa che appunto è avvenuta nel nostro caso. Ne siamo usciti nel modo giusto, e infatti da quel momento la Larcianese ha ripreso a macinare punti. Purtroppo, però, nelle ultime partite si è intravisto di nuovo qualche scricchiolio».
Da cosa è dipeso?
«A parer mio è venuta involontariamente meno quella spinta emotiva consecutiva al confronto post-Casalguidi. Forse perché dopo un mese quasi perfetto abbiamo un po’ abbassato l’asticella dell’attenzione. Questi cali, però, possono essere parecchio nocivi in quanto si rischia di rovinare il lavoro fatto precedentemente. La classifica, infatti, non è bella ma va guardata, al momento dobbiamo prima di tutto uscire dalle retrovie e ottenere una posizione che ci lasci tranquilli. Una formazione come la nostra, creata per altri obiettivi, potrebbe andare in difficoltà qualora si ritrovasse a lottare seriamente per non retrocedere. Una volta scongiurata questa possibilità, considerando il valore del gruppo, penso potremmo puntare seriamente ai playoff: però ripeto, bisogna essere realisti e riconoscere che per adesso le cose non stanno andando nel verso giusto. Prendiamone coscienza e miglioriamo la situazione passo dopo passo».
«ATTACCO TOP, CERASA CONDOTTIERO»
In attacco avete cambiato alcune pedine: come va la convivenza coi tuoi compagni?
«Per me quello della Larcianese, almeno sulla carta, è uno dei migliori reparti offensivi dell’intero girone. I calciatori che abbiamo lì davanti sono tutti forti, sia quelli che giocano titolari, sia quelli che partono dalla panchina. Ferraro è bravissimo ad inserirsi, e in più è un attaccante che si sacrifica molto, caratteristica fondamentale per chi gioca nel suo ruolo. Biagioni sta andando in gol con continuità, d’altronde un nome come il suo non ha certo bisogno di presentazioni. Loro due sono estremamente dinamici, io al contrario faccio la parte del riferimento centrale più puro, permettendo agli altri di buttarsi negli spazi e infilzare le difese avversarie. Per quanto riguarda le nostre caratteristiche siamo complementari: a livello tattico siamo estremamente organizzati, ci troviamo ad occhio chiusi grazie all’ottimo feeling che c’è fra noi».
Se parliamo di tattica non possiamo non citare Cerasa. Come ti trovi con lui?
«Alla grande, il mister è fenomenale. Sa dosare perfettamente la parte più puramente tattica a quella motivazionale, che nel calcio conta tantissimo. Nonostante non sia più un giovincello, inoltre, riesce a far esprimere alle sue squadre un calcio moderno e frizzante, che diverte e fa divertire. Lui è il nostro condottiero, e noi siamo ben contenti di essere guidati da uno col suo carisma. Non scordiamoci infatti che se l’anno scorso la Larcianese è riuscita a sfiorare il titolo gran parte del merito è da ricercarsi nel percorso iniziato nell’inverno ancora precedente proprio in seguito al suo arrivo in panchina. Da quel momento, infatti, sono cambiate le cose e la squadra ha vissuto periodi eccezionali…speriamo di tornare presto a quei livelli».


