Silenzio, parla Mario Boni: «Herons, assaporate ogni azione e ogni pallone»

L’ex di Roseto e di Montecatini affronta la questione delle final che la Fabo affronterà a giorni: «Io oggi? Un terminale come ieri!»

Non è una settimana qualsiasi per la Fabo Herons Montecatini. La final four di Coppa Italia alle porte condurrà gli uomini di Barsotti ad affrontare la Pallacanestro Roseto nella semifinale del prestigioso torneo. Per iniziare al meglio questa settimana d’attesa non potevano non sentire uno che con entrambe le maglie ha fatto la storia ovvero Mario Boni.

Nella semifinale della final four si affronteranno Montecatini e Roseto: quali sono i tuoi ricordi con entrambe le maglie?

«Infiniti e straordinari. La Montecatini che ho vissuto io è stata un’epopea rimasta attaccata a tutta la gente di Montecatini, tra derby, promozioni e cadute: mi fermo qui sennò parlerei un’infinità. Mi limito a dire che abitando qui rimango legatissimo a questa città. Roseto invece è una tappa che ricordo con grande amore dati i 5 anni passati e i tanti amici abruzzesi. Al ritorno dalla mia esperienza in Spagna ho vinto il campionato di Legadue con la maglia di Roseto e disputato due stagioni da protagonista in A1. Quando ho visto che si sarebbero affrontate queste due squadre nelle Final Four di Coppa Italia mi sono emozionato. Credo che lo farò anche sabato a Roma quando sarò là a godermi la gara».

Come si comporterebbe Mario Boni se disputasse la gara con la casacca di Roseto e come invece con quella della Fabo?

«Non cambierebbe nulla, ieri come oggi. Chi firmava per Mario Boni firmava una filosofia, non ero uno di complemento. Io avevo la palla ed ero il primo terminale. Direi che lo sarei ancora in entrambe le squadre!».

A cosa è dovuto questo calo degli Herons nel 2024?

«Credo che l’innesto di Radunic abbia cambiato le dinamiche, le priorità e gli equilibri in squadra. Quando inserisci un giocatore così importante è logico che ci vuole un po’ di tempo per assimilare i nuovi schemi. Nelle ultime gare la Fabo sta trovando equilibrio e sono comprensibili le gare perse al fotofinish. Inoltre l’assenza di Carpanzano sta iniziando a pesare insieme alla profondità del roster. Questa talvolta può esser un vantaggio, ma tanti giocatori abituati a un minutaggio più lungo posson essere in difficoltà».

Come viveva le sfide ad eliminazione diretta Mario Boni?

«La fortuna di ogni giocatore è quella di poter giocare gare come queste che ti rimangono nei ricordi. Sono emozioni bellissime affrontare quelle che io chiamo gare senza domani. Ogni pallone conta e il giocatore che ce l’ha in mano ha un’emozione particolare e una sensazione bellissima che invidio. Li invito ad assaporare ogni azione e ogni pallone che passerà nelle loro mani come qualcosa di cui avranno memoria».

Come dovrebbero vivere i ragazzi di Barsotti questa sfida?

«Ogni giocatore vive il pre e il durante in maniera individuale. Chi parte nel quintetto può subito rompere il fiato mentre per chi è in panchina è più difficile. Infatti si raffredda e non sai mai al posto di chi entri. Son tutti comunque piuttosto esperti con un vissuto alle spalle quindi sanno benissimo come esorcizzare ogni tipo di pressione».

Infine chi vedi favorita e perché?

«Difficile prevederlo nelle gare secche. A mio avviso è superiore la Fabo perché è più profonda. Certo, Roseto è una bella squadra e allenata da un grande amico come Franco Gramenzi che mi ha allenato per due anni a Teramo con una bella promozione in A1. Però dico Fabo per la profondità».

Matteo Mori
Matteo Mori
Assurdo amante della storia (da prenderci due lauree) e del calcio (da confondere van Basten con van Gogh), considera ancora il televideo più veloce di alcune app. Per lui la domenica senza calcio è un lunedì venuto male.

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