Una serie di aneddoti sul “Marine” dai ricordi del giornalista pistoiese Guido Fiorini: dall’arrivo in via Fermi fino alla notte della promozione
di Guido Fiorini
L’AUTORE
Guido Fiorini, pistoiese, vive a Grosseto dove dirige il quotidiano on line MaremmaOggi. Dal 1985 al 1989 ha lavorato a TVL dove curava un settimanale di basket. Dal 1989 al 2021 ha lavorato al Tirreno. Nella redazione di Pistoia del quotidiano, fino al 2003, ha seguito le vicende del basket pistoiese, da cronista e inviato su tutti i campi d’Italia.
Di seguito un profilo del cestista Ron Rowan, tracciato da Fiorini grazie ad una serie di aneddoti personali sul periodo vissuto dal Marine a Pistoia.
L’ARRIVO A PISTOIA
«Sono alla Banca Toscana, sto arrivando». Alfredo Piperno, indimenticabile direttore sportivo della Kleenex, non arrivava mai puntuale alle conferenze stampa al palazzetto. E quando lo chiamavano per sapere dove fosse, rispondeva sempre così. Erano circa 300 metri di distanza, su via Fermi, di solito non lo vedevi prima di mezz’ora.
Ma quel giorno, era la calda estate del 1989, tutti lo perdonarono. Perché sulla sua enorme Bmw aveva un biondino dai capelli a spazzola, che qualche mese prima la mitica Reyer Venezia aveva ingaggiato per tentare una rimonta salvezza impossibile. In 7 partite Ronald Lewis Rowan ne mise quasi 30 di media, ma all’Arsenale non bastò. Il “Pipe” però ci aveva visto giusto. E lo volle a Pistoia.
Eppure, sia noi cronisti, che i tifosi del gruppo Untouchables, “Grinza” Ernesto Sgarano in testa, ma anche l’eterno brontolone del Rabuzzi, qualche dubbio l’avevamo. Anche perché se n’era andato (a Reggio Emilia) un certo Joseph Washington Bryant, il babbo di Kobe, che in due stagioni ci aveva fatto sognare. Avrebbe potuto un biondino con la faccia da bravo ragazzo, senza un fisico che spaccava (1,96), far dimenticare i volteggi di Jellybean? E, soprattutto, avrebbe garantito i punti che servivano per ritentare la scalata all’A1?
LA NOTTE DELLA PROMOZIONE
Il fuoco del basket ardeva forte in città, dopo la grande delusione della stagione precedente, la 1988-89, quando la sconfitta in casa con Reggio Emilia, un 71-72 con 2-3 orrori arbitrali di un certo Deganutti, gelò l’allora PalaFermi da record di pubblico (5777 spettatori). Promozione che arriverà solo tre anni dopo, il 10 maggio 1992, al PalaArgento di Napoli, ora ridotto a un rudere, con Cesarone Pancotto in panchina e Crippa, Gay, Valerio, Lanza, il compianto Silvestrin e il “marine” Ron Rowan in trionfo sotto una pioggia di monetine e calcinacci. Partita sospesa sul +9 (54-63) e A1 conquistata.
Quella sera, con Martino Baldi – “È la fine del mondo”, urlava in telecronaca – , e i colleghi Giorgio Billeri e Luca Cecconi, la partita la finimmo di vedere sotto al tavolo, mentre Ronnie Rowan in mezzo al campo sfidava i “proiettili” dei partenopei: «In America tutto questo non poteva succedere», ci disse alla fine. Poco dopo il “Pipe” e “Ciccio” Luciano Grigioni, l’uomo dalla voce alla Sandro Ciotti venuto da Lugano, si scontrarono in un goffo tentativo di abbraccio, finendo a terra sul pavimento scivoloso dello spogliatoio. Uno scontro fra pesi massimi, per rialzarli ci vollero le mani possenti di Robertone Capecchi. «Two crazy guys» commentò Ronnie, mentre lo stavamo intervistando sul lettino del massaggiatore, per una volta aprendo il volto imperturbabile in un sorriso.
UN MARCHIO INDELEBILE A PISTOIA
Il destino volle che, dopo quel trionfo, Ronnie si trasferisse proprio a giocare a Napoli. Ma l’uomo da 3767 punti in 117 incontri, un 32,1 di media da un costante “One man show” ha lasciato un marchio indelebile sulla pallacanestro pistoiese e nel cuore dei tifosi. «Abbiamo 2-3 schemi base – diceva sempre Rowan -. Ma si assomigliano. Palla a Crippa, palla a me e ci penso io. Le poche volte che sbaglio, il rimbalzo lo prende Dan (Gay, ndr). È una pallacanestro semplice e efficace».
Ronnie Rowan, nei suoi tre anni a Pistoia, viveva a Masotti, in un appartamento messo a disposizione dalla società. Due piani, un grande giardino, il barbecue. Potete immaginare un americano senza barbecue? Con i mesi scoprì anche la fiorentina, lui che era un appassionato di “ribs” affogate in salsa agrodolce con miele, ketchup e senape insieme. In frigo ettolitri di birra scura, non amava il vino. Le origini irlandesi da non tradire mai. E poi il cappuccino con il cornetto, anche più volte il giorno. «Una volta – racconta Cesare Pancotto, il tecnico della promozione in A1 – durante una riunione del sabato mattina al palazzetto, lui arrivò inzuppando il cornetto nel cappuccino. Non me la sentii di creare un caso, perché la riunione era sacra, e al bar del palazzetto lo ordinai per tutti. Facemmo una riunione al cappuccino».
Rowan, nei suoi anni a Pistoia, era chiamato il “Marine”. Non solo per l’aspetto – pareva uscito dalla United States Naval Academy – ma per i ritmi pazzeschi con cui si allenava, sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene, dopo aver messo 5 tiri da 3 consecutivi. Spesso chiedeva ad un compagno di restare in campo con lui, perché voleva tirare con l’uomo addosso. «In campo voleva giocare 40’ – racconta ancora Pancotto -. Non sentiva la fatica. E se lo chiamavo fuori, anche per 3 minuti, dovevo dire a Giovanni Papini di tenerlo d’occhio. Perché lui si sedeva sul cubo del cambio, per rientrare subito».
Puntuale e rigoroso, prima di un derby con Montecatini non lo vedevano arrivare. Non c’erano i telefonini, nessuno sapeva dove fosse. Toccò come al solito al Pipe andarlo a cercare. Era bloccato a Pontelungo, da una manifestazione sindacale. Lo scortarono al palazzetto con una macchina della polizia. Fece lo stesso 33 punti, ma quella volta vinse Montecatini (91-103, 24 Mc Nealy, 23 Landsberger).
E fra i tanti episodi in campo, ce n’è uno che i tifosi pistoiesi di allora ricordano con una certa amarezza. Erano i playout 90-91. Pistoia vinse entrambi i derby con Montecatini. In casa con Trapani era sotto di 4 e Rowan, sempre lui, tirò da 3 con l’uomo addosso, quasi allo scadere. Canestro e fallo, ovviamente pareggio e supplementari. Poi Trapani vinse di 11 nell’over time. Nella classifica avulsa finale, dopo che Pistoia perse anche a Forlì (di là c’era Bob McAdoo, che fece 42), quel -11 pesò. Avesse perso solo di 1 Pistoia sarebbe stata promossa l’anno prima. Ma nessuno se la sentì di prendersela con il marine con i capelli a spazzola.



