A due settimane dalla lettera di Iorio nessuno si è fatto avanti per sostenere il progetto Pistoiese: ora la città deve dare una risposta
E adesso che succede? In tanti, quasi tutti, si erano posti questa domanda il 16 aprile scorso, subito dopo la ratifica dell’esclusione della Pistoiese dal campionato di Serie D da parte del giudice sportivo. Sono passati quasi venti giorni, di nuovo c’è ben poco e i dubbi sul futuro degli arancioni diventano sempre più ansie e inquietudini. Di sicuro c’è l’udienza fissata il 14 maggio per discutere la richiesta di liquidazione giudiziale dell’Us Pistoiese fatta dal Tribunale di Pistoia. Sul fronte giudiziario non trapelano nuove notizie circa le inchieste riguardanti Maurizio De Simone e, al netto di clamorosi colpi di scena da parte della proprietà dell’US, tutto sembra indirizzare verso la nomina di un curatore fallimentare che gestirà i pochi asset rimasti.
Anche sul fronte sportivo nessuna novità particolare: non è ancora chiaro se e quando il Consiglio Federale delibererà la revoca dell’assegnazione del titolo sportivo. In questo limbo sportivo le domande che si fanno i tifosi sono tante: da quale categoria ripartirà la Pistoiese, con quale proprietà, quali saranno i progetti e le ambizioni, che fine farà il settore giovanile. Dubbi che, ogni giorno che passa, diventano sempre più pressanti nei cuori dei tifosi. Dal punto di vista dell’assetto societario, l’unica novità è la lettera al sindaco e alla città di Sergio Iorio che si è proposto per costruire un progetto di rilancio della macchina arancione. In attesa di conoscere il progetto è importante sottolineare un concetto. Iorio, per motivi legali legati al suo ruolo nella Italmatch Chemicals, non può detenere più del 50% delle quote societarie e ha chiesto alla città e all’imprenditoria pistoiese un aiuto, per rendere questo progetto più solido e radicato nella comunità e per esaltare il valore della pistoiesità.
Da quel che ci risulta nessuno, ad oggi, si è fatto avanti con il Sindaco. Né per unirsi a Iorio, né per proporre progetti alternativi. E questo è il vero problema. Perché la lezione che, come pistoiesi, dobbiamo trarre dall’esperienza precedente è che chi viene da fuori non può esprimere l’affetto che serve a proteggere un simbolo sportivo della città. Il percorso fatto dal Pistoia Basket e dal Consorzio Basket City insegna che, se il cuore della proprietà e della governance è locale, si può anche soffrire un anno ma poi le relazioni e l’attaccamento alla comunità sono le basi per costruire progetti importanti e ambiziosi. Il caso di Iorio è diverso perché l’ingegnere ha sempre manifestato, anche in tempi non sospetti, il proprio amore per la Pistoiese. Ma quel che è certo è che per l’imprenditoria pistoiese, questi giorni sono una last call per collaborare alla salvezza di un simbolo storico dello sport della città.
L’auspicio è che chi è realmente interessato alle sorti della Pistoiese faccia quanto prima un passo in avanti o almeno dia un segnale tangibile di interesse al progetto. Lo merita chi ha sempre avuto a cuore i colori arancioni, soprattutto chi ha sempre garantito il proprio sostegno sia logistico che economico, ma soprattutto lo meritano la piazza e la tifoseria che hanno dovuto digerire fin troppi bocconi amari negli ultimi anni. La Pistoiese deve ripartire da persone serie e attaccate anche “sentimentalmente” alla causa arancione, senza perdere tempo ed energie in becere chiacchiere da bar e litigi tra vicini di casa.



