Tardiola torna a casa: sarà il nuovo giocatore-dirigente del Chiesina

Dopo una carriera passata tra Eccellenza e Promozione, Giacomo Tardiola ritorna nella sua Chiesina con un doppio ruolo “insolito”

Centrocampista di qualità e quantità, punto fermo di numerose realtà pistoiesi e aspirante direttore sportivo: questo l’identikit di Giacomo Tardiola, “nuovo acquisto” targato Chiesina Uzzanese. La squadra è stata appena promossa in Seconda Categoria e punta ad esserne protagonista, e per farlo ha deciso di intraprendere una scelta già vista da quelle parti: offrire il doppio ruolo giocatore-dirigente ad uno dei pilastri della squadra. Tardiola non calcava i campi della Seconda da diverso tempo, ma l’occasione è di quelle che difficilmente ricapitano. Poter continuare a giocare e, allo stesso tempo, imparare da direttore sportivo è tanto inusuale quanto intrigante.

Un ruolo insolito

Come ti vedi in questa doppia veste?

«Sarò sincero: la mia vocazione era quella di fare l’allenatore. Purtroppo però, a causa di impegni di lavoro, non mi è possibile star dietro alle varie lezioni fatte a Coverciano e ho dovuto accantonare l’idea. Il nuovo ruolo è nato quasi per caso: parlando col presidente Carmignani mi è venuta l’idea di dargli una mano sotto il punto di vista dirigenziale e lui ha accettato subito. Come gestirò il rapporto coi giocatori? Con naturalezza. Conosco tanti dei ragazzi presenti in squadra e non ho alcuna preoccupazione a riguardo. Dal 19 di agosto cesserò quasi totalmente l’attività dirigenziale e la riprenderò a dicembre per il calciomercato se ci sarà bisogno di nuovi acquisti. In questo lasso di tempo continuerò comunque a gestire i social media della società come da accordi. La nostra idea è quella di dare grande visibilità al club, sia grazie agli sponsor che al nostro lavoro».

Ti ispirerai a qualcuno in particolare per questo nuovo incarico?

«A Chiesina è già stata fatta una cosa simile con Alberto Socci. Anche lui ha iniziato qua come direttore sportivo-giocatore e oggi lavora al Mobilieri Ponsacco, società d’Eccellenza di ottimo livello. Il presidente ha visto che questo doppio ruolo è più che fattibile e la mia speranza è quella di ripercorrere le sue orme. Cercherò anche di prendere ispirazione dal lavoro di Gianluca Meucci, responsabile marketing degli Herons. Arrivare a 110 sponsor è un risultato impressionante, ma ciò che mi ha colpito è la partecipazione attiva di queste sponsorizzazioni. Chiesina è una realtà molto più piccola ovviamente, ma siamo ambiziosi e vogliamo creare un qualcosa di unico. Saremo attivissimi sui social con post, dirette e highlights delle partite. Creeremo anche una fancard che darà accesso a una serie di promozioni particolari, così che la gente possa avvicinarsi ulteriormente alla squadra».

Uno sguardo al futuro

Cosa dobbiamo aspettarci da Chiesina il prossimo anno?

«Non mi nasconderò: vogliamo essere protagonisti. A me le frasi di circostanza piacciono poco e preferisco andare dritto al punto. Il progetto è importante e con tanto lavoro dietro. Chiesina merita ben altre categorie e l’unico nostro obiettivo deve essere la vittoria. Se ciò dovesse avvenire continueremo a non porci limiti, sperando di portare avanti un progetto a lungo termine con tanto di sogno Promozione. Obbiettivi personali? Fare la doppietta coppa-campionato. Ho vinto tanto in carriera, ma farlo con la squadra della propria città sarebbe un orgoglio e un onore. La proprietà stessa si merita delle soddisfazioni: Carmignani è qui da trent’anni ed è sempre riuscito a portare avanti la squadra coi propri mezzi. Non siamo mai falliti, non abbiamo mai fatto fusioni e abbiamo sempre avuto un settore giovanile florido. Quest’ultima parte per me, dal punto di vista dirigenziale, sarà del tutto nuova. Loro hanno già un organigramma ben definito e diverse annate oltre la Juniores pronte a subentrare in futuro. Il 14 giugno abbiamo fatto la festa coi ragazzi più giovani e ho visto un bellissimo spettacolo: sono un bel gruppo, a loro piace stare insieme e avevano tanto entusiasmo».

Il prossimo sarà un anno ricco di derby, ne attendete uno in particolare?

«Chiesina è una società che, negli anni, è sempre stata collaborativa con tutti. Abbiamo rapporti stabili con le altre squadre da anni e difficilmente sentiamo aria di derby. La nostra rivalità per eccellenza sarebbe con Ponte Buggianese, ma loro giocano in Eccellenza e noi in Seconda Categoria quindi direi che il problema non si pone. La speranza sarebbe quella di avvicinarci a quelle categorie, così da poter rivedere questa sana rivalità sul campo tra qualche anno. A livello personale ho qualche sassolino nella scarpa col Via Nova. Le cose con loro non sono andate come avrei voluto per motivi a me incomprensibili. Lo spogliatoio era uno dei migliori che avessi mai trovato, ma purtroppo in dirigenza non c’è organizzazione. Ho sputato sangue tutto l’anno e, come se non bastasse, l’anno prima li avevo salvati segnando un rigore al 98′. Sono stato mandato via il giorno prima dell’apertura del mercato nonostante avessi giocato molto bene nella prima parte di stagione e ancora oggi non mi spiego il perché. “Questo è il calcio” direbbero alcuni, ma a certi livelli dovrebbe contare anche l’aspetto umano e così non è stato. Da dirigente cercherò di essere tutto l’opposto: l’uomo viene prima del giocatore. In queste categorie non vinci coi singoli ma col gruppo e noi vogliamo creare un gruppo unito e che remi nella stessa direzione».

Tardiola in azione durante i rioni di Montecatini

Sul viale dei ricordi

La scorsa stagione è stata un po’ movimentata, puoi raccontarci qualcosa di più?

«Come ti dicevo mi hanno mandato via in malo modo dal Via Nova a dicembre e sono andato a giocare al Monsummano in Promozione. Ero già stato lì qualche anno fa, ma devo dire che oggi sono molto più strutturati rispetto a prima e posso dirti che mi sono trovato molto bene. Purtroppo l’anno scorso sono stato un po’ tormentato dagli infortuni. A inizio anno mi sono strappato e, verso aprile, mi sono strappato di nuovo nello stesso punto. Nel periodo tra i due infortuni avevo anche giocato abbastanza bene, ma è stato difficile ritrovare la condizione. L’unico rammarico è quello di non aver potuto giocare il finale di stagione. Fortunatamente la squadra ha giocato molto bene anche senza di me e abbiamo chiuso l’annata al meglio. Ho ritrovato Matteo Moncini, uno dei miei migliori amici, e mi sono divertito molto nonostante tutto ciò che è successo».

Quale esperienza del tuo passato ricordi con più affetto e perché?

«Senza dubbio quella al Ponte Buggianese, tra il 2015 e il 2017. Siamo passati dalla Prima Categoria all’Eccellenza e io ero il capitano di quella squadra. Raggiungere una categoria che mancava da ben ventitre anni alla città è qualcosa di unico, anche perché non ci aspettavamo che andasse tutto così bene. L’anno dell’ultima promozione rasentammo la perfezione: arrivai a 10 gol giocando come mediano in un 4-2-3-1 e alzai, sempre da capitano, campionato e Coppa. Era la prima edizione del torneo che si gioca a Porta Romana tra le vincitrici dei rispettivi gironi e uscirne come i migliori è un qualcosa di unico. Quell’anno indimenticabile me lo porterò dietro per sempre».

Gabriele Cecchi
Gabriele Cecchi
Nato nel 2001, laureato in Scienze della Comunicazione. Da sempre grande appassionato di sport e scrittura. Una domenica senza calcio non merita di essere vissuta.

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