Il Monsummano è il principale protagonista del momento con sei vittorie nelle prime sette gare: «Siamo andati anche oltre le aspettative»
Staffoli, Maliseti, Atletico Spedalino, Stella Rossa, Viaccia e Montagna Pistoiese. Le prime sei sfidanti della stagione, tutte e sei abbattute. La striscia vincente dell’Intercomunale Monsummano si è poi chiusa la scorsa settimana con l’1-1 di Marginone, resta però una partenza eccellente che ha già posizionato lassù davanti a tutti, esattamente dove voleva essere, la formazione di mister Riccardo Panati. Un avvio in linea con l’obiettivo dichiarato dallo stesso allenatore a maggio, quando la gloriosa società amaranto ha puntato sull’ex-timoniere del Tempio Chiazzano chiedendogli di riportarla in alto.
«Siamo andati anche oltre le aspettative – ammette spontaneamente ai nostri microfoni il tecnico della capolista – avremmo firmato ad inizio anno per essere a sei vittorie ed un pareggio dopo sette partite. Allo stesso tempo tutti noi sappiamo che dobbiamo fare un campionato di vertice, l’obiettivo è quello di giocarsi la possibilità di andare nella categoria più alta ed è inutile nasconderlo. La piazza è importante e sappiamo che vale qualcosa di superiore, siamo qui per questo; forse però un avvio così buono nemmeno noi ce lo aspettavamo, quindi ora dobbiamo continuare così».
UN GRUPPO CONSOLIDATO
«I risultati stanno dicendo che abbiamo un gran potenziale offensivo, tutte le domeniche di campionato abbiamo fatto gol ed è un bene»; aggiunge mister Panati, forte di numeri da record che rendono l’idea del dominio che il Monsummano ha instaurato fin dal calcio d’inizio della nuova Prima Categoria. Nessuno, non solo nel girone B ma nell’intera Regione, ha raggiunto così velocemente la quantità di marcature realizzate del club retrocesso nell’annata passata dalla Promozione, ben 18 (una media di due e mezzo a weekend) a fronte di sole sei reti subite (di cui cinque nelle ultime tre sfide).
«Nel reparto d’attacco tutti stanno lasciando un’impronta, spesso andando a cambiare il corso delle partite. Parlo sia di chi è riuscito a segnare, ovvero Guarisa, Biagioni, Sali e Mancino, che di quei ragazzi che entrando dalla panchina non hanno ancora avuto modo di trovare una rete, come Lanzilli, Bertelli e Lovari. Oltre all’approccio importante metto tra gli aspetti che per ora stanno funzionando meglio il gruppo, quello spogliatoio del Monsummano che lo scorso anno era stato tanto criticato e chiacchierato. Ho trovato un gruppo di ragazzi eccezionali, con voglia di fare ed applicazione nel lavoro».
«Quello che le ultime gare hanno evidenziato – prosegue il tecnico di Lamporecchio – è il fatto che stiamo iniziando a subire un po’ troppe reti, non c’è bisogno di sottolineare che per lottare per le prime posizioni a tutti i livelli serve limitare al minimo questo fattore. Abbiamo il tempo e le possibilità per resettare in difesa, anche perché abbiamo fuori da un mese giocatori molto importanti per la categoria come Fusco e Meucci: stanno recuperando e sono convinto che col loro rientro andremo a migliorare». Curioso come molti di questi nomi fatti dall’allenatore monsummanese, così come gran parte della rosa, derivino effettivamente da quell’Intercomunale caduta a sorpresa dal piano di sopra solo pochi mesi fa. Normalmente dopo una retrocessione si tende a rifondare, invece la società amaranto ha optato per qualcosa di diverso.
Per vincere (in questo caso, tornare a vincere) non servono necessariamente i nomi, come sostiene mister Panati; una squadra diventa forte anche grazie ad uno spogliatoio unito e formato da calciatori che si conoscono e che abbiano qualità morali oltreché tecniche. «Abbiamo parlato con tutti quei giocatori dello scorso anno che erano dentro la lista nostra di quelli da confermare. Abbiamo chiesto loro uno sforzo importante a livello di applicazione, volevamo gente a cui piacesse stare al Monsummano e che non lo vivesse come un sacrificio. Tutti i ragazzi con cui abbiamo parlato hanno accettato volentieri e non a caso si è visto un grande attaccamento alla causa in queste prime giornate. La società poi ci teneva a non smantellare tutta la squadra, perché non va dimenticato che il Monsummano l’anno scorso partiva con l’idea di entrare nei playoff e poi è retrocesso. Crediamo nei nostri ragazzi sia come giocatori che come uomini. Lo zoccolo duro del gruppo è formato da loro e lo abbiamo integrato con i giocatori che abbiamo acquistato. Tra quelli che conoscevo io e quelli che conosceva il direttore siamo andati ‘a botta sicura’ e devo dire che anche loro, i nuovi, si stanno dimostrando eccezionali ed applicati».
«VOGLIAMO SEMPRE FARE RISULTATO»
E la politica societaria sta pagando enormi dividendi, almeno in questi primi due mesi di campionato. Una stagione calcistica è lunga e piena di ostacoli nei quali è facile inciampare, cosa per altro accaduta al Monsummano proprio domenica scorsa in circostanze abbastanza sfortunate, come racconta il suo condottiero: «L’ultima partita è stata un po’ paradossale, perché l’abbiamo giocata per gran parte del tempo in superiorità numerica. Purtroppo abbiamo sbagliato a prendere gol subito perché, anche se l’abbiamo rimessa sui binari poco dopo, le espulsioni hanno portato il Marginone a giocare bloccati tutti indietro e sia per questo che per il campo non in buone condizioni non abbiamo avuto vantaggi. Abbiamo avuto tantissime occasioni ma per un motivo o per un altro non siamo riusciti a metterla dentro di poco. Questo pareggio ci può anche stare dopo sei vittorie, è maturato in campo difficile e contro un avversario organizzato; chiaramente però c’è rammarico per non aver sfruttato tutti i minuti in superiorità».
Superato il primo comprensibile stop, gli amaranto di mister Panati non possono far altro che metabolizzare l’accaduto e riprendere ad aggiornare il proprio bottino di vittorie. Il +3 sul Fornacette secondo ed il +5 sull’Aglianese terzo sono un discreto gruzzoletto da mantenere e magari allargare, occhio però che il prossimo team ad avventurarsi sulla strada del Monsummano è più insidioso del Marginone 2000: «Il C.F. è una squadra quadrata ed organizzata, che partecipa a questa categoria da diversi anni. Ha un allenatore di un certo blasone come Andrea Bellini, che non ha certamente bisogno di presentazioni e che ha fatto bene anche in campionati di livello superiore. Come dico sempre ai ragazzi, aldilà della difficoltà nell’affrontare un avversario del genere bisogna mettersi in testa che chiunque ci sfiderà quest’anno butterà il cuore oltre l’ostacolo. Di partite complicate come questa ne avremo tante altre e in ognuna di queste abbiamo il dovere di fare risultato».
PASSIONE E PROFESSIONALITA’
Il Monsummano ha una storia piena di successi nei dilettanti, una tradizione che vale certamente qualcosa più della Prima Categoria. E’ un onere importante quello che è nelle mani di Riccardo Panati, il quale dopo l’esperienza con la Meridien terminata nel dicembre 2021 è tornato ad allenare solo a competizioni già avviate. In ordine il tecnico 47enne si è seduto sulle panchine di Cerbaia (promozione sfiorata), Tempio Chiazzano (salvezza in extremis) e San Miniato (salvezza non raggiunta in Promozione). Con la chiamata a Monsummano, Panati è così tornato a poter dirigere una squadra preparandola sin dalla prestagione: un piccolo ma significativo vantaggio nell’approcciare quest’avventura. «Nelle realtà dove ho lavorato prima di venire qui ho ereditato situazioni pressoché drammatiche, fortunatamente però sono riuscito a raggiungere ottimi risultati. Si pensa spesso che gli allenatori capaci siano quelli vincenti, però dover lottare per la salvezza e riuscire ad ottenerla ti completa sotto molti altri aspetti; poi quando subentri ti devi adattare molto velocemente e anche questo è un fattore che ha accresciuto la mia formazione. Quando entri in corsa la squadra è quella e non la puoi rifare, devi lavorare con quelli che hai anche se sai che se ti hanno chiamato è perché ci sono dei problemi da risolvere. Questi tre anni per me sono stati estremamente positivi, poi i giudizi li lascio dare agli altri».
La passione per il calcio dell’allenatore amaranto lo porta ogni anno a stare dietro ad esso quasi 365 giorni l’anno. Da autunno fino alla primavera seguendo e dirigendo dalla panchina nei campionati regolari ed in estate seguendo da vicino le vicende del Torneo dei Rioni di Lamporecchio, a cui Panati è legatissimo: «E’ come un mini Palio di Siena. Anche se siamo una piccola realtà, in quel mese d’estate in cui si gioca ci sono 1000/1500 persone a serata presenti al campo: c’è una rivalità campanilistica molto sentita. Io sono cresciuto nel rione Centro, lo tifavo da bambino quando ci giocava mio padre e poi ci ho giocato da calciatore anche io, riuscendo a vincerlo. Ora non lo alleno, sono un semplice tifoso; però se c’è bisogno dò una mano alla squadra ed a un mister molto competente come Mario Giannoni. Quest’anno siamo tornati campioni dopo tanti anni, nonostante la nostra rosa fosse probabilmente la più debole di tutte: è stato un mese bellissimo».



