La progettualità estiva si è scontrata con il primo momento negativo della stagione. L’Estra lascia la gioventù per abbracciare l’esperienza
Dalla sciarpa al collo sugli spalti, al parquet del PalaCarrara con indosso i colori della sua squadra del cuore nonché della sua città. Una bellissima favola quella di Tommaso Della Rosa, ora giunta al suo più amaro epilogo. Il tecnico pistoiese non è più l’allenatore del Pistoia Basket. Una decisione arrivata ufficialmente il lunedì mattina, poche ore più tardi del successo casalingo contro Cento, ma evidentemente già presa con maggiore anticipo. Che qualcosa bollisse in pentola nella stanza dei bottoni era chiaro da giorni, quando la stessa società era uscita allo scoperto manifestando l’idea di poter intervenire sul gruppo squadra.
Il silenzio stampa indetto dopo il KO con Avellino nell’infrasettimanale aveva aumentato i dubbi sulla stabilità di Della Rosa sulla sua panchina. La conferma del silenzio ai tesserati ancor prima della palla a due contro la compagine centese aveva poi certificato le reali possibilità che qualcosa di grosso stesse per accadere. Detto, fatto: il divorzio è arrivato. Una scelta presa a prescindere dall’esito della 14ª giornata, poi rivelatosi positivo. E se è parsa legittima (lo stesso ormai ex coach dell’Estra aveva ammesso prima di Roseto che l’avrebbe accettata) per quanto mostrato dalla squadra e dai risultati altalenanti ottenuti, la decisione è invece senz’altro in controtendenza con quanto prospettatosi in estate.
UNA SCELTA CONDIVISA
Che Tommaso Della Rosa sarebbe stato il prossimo allenatore della ripartenza del Pistoia Basket era già nell’aria addirittura da fine maggio. Erano passati appena 20 giorni dalla sconfitta di Reggio Emilia nell’ultima giornata dello scorso campionato di Serie A. Un segno inequivocabile dalla nuova dirigenza – guidata dal presidente David – della volontà di mettere al centro del progetto il tecnico pistoiese. Peraltro andando contro alla classica consecutio che ci si aspetterebbe da un club, dove solitamente si parte da un direttore sportivo, il quale poi influenza fortemente la scelta dell’allenatore presentando i propri profili graditi.
«Fin dal primo giorno la mia unica scelta come allenatore è stato lui e questo abbiamo sempre detto ai direttori con i quali abbiamo parlato», affermò il presidente biancorosso nel giorno della presentazione del nuovo coach. Dichiarando difatti di aver reso Della Rosa una conditio sine qua non per i candidati al ruolo di direzione dell’area tecnica. Parole al miele in quell’occasione arrivarono anche da parte del DT Alberto Martelossi. Una linea corroborata da tutti gli attori in gioco, almeno fino alle prime difficoltà di una stagione iniziata peraltro più che bene in termini di risultati.
L’ACCOGLIENZA E GLI SCRICCHIOLII
L’annuncio di Tommaso Della Rosa come coach fu accolto pressoché con un plebiscito dal tifo pistoiese, che inondò il giovane pistoiese con messaggi di affetto e apprezzamento. Il biennale firmato a metà giugno sembrava la base di un progetto sul medio-lungo periodo, con l’obiettivo di costruire una Pistoia che facesse tornare i tifosi al palazzetto e regalasse loro una stagione serena dopo quella nera della precedente gestione. E che a riuscirci fosse un figlio della città e della curva, rendeva il tutto magico. Dopo poco più di tre mesi, tutto questo sembra lontanissimo. Le critiche e le contestazioni recenti sono state l’apice di una parabola discendente che ha coinvolto squadra e allenatore.
Ma che ci fossero dei rischi in questa scelta era logico fin dall’inizio. Per quanto competente e preparato, visti anche gli anni da assistant coach in massima serie, Della Rosa era alla sua primissima esperienza da capo allenatore. Un coach esordiente, trovatosi di fronte a situazioni mai affrontate prima. A prendere decisioni fino a questo momento eventualmente solo avallate o discusse. Da head coach tutto è finito nelle sue mani. Diventa normale – specialmente quando ci troviamo di fronte a delle novità – commettere errori. Errori ammessi dallo stesso Della Rosa ai microfoni.
La sensazione è che a mancare nel momento critico delle cinque sconfitte consecutive sia stata la voce della società. Almeno pubblicamente. Non si sono registrati messaggi a difesa del proprio allenatore con il comunicato uscito dopo il KO subito dall’Urania Milano a mettere tutto il gruppo squadra sotto esame. L’intervento del DT Martelossi è arrivato poi soltanto in seguito al successo casalingo su Roseto. Parole che sembravano aver riportato serenità ma che ad oggi danno più l’idea di un tentativo di placare le acque piuttosto che una reale protezione.
L’ESONERO LECITO E LA COSTANTE
A pagare il prezzo più alto – almeno al momento – è stato poi l’allenatore, come accade normalmente nello sport a tutti i livelli. Una scelta – è giusto ribadirlo – comunque lecita per quanto visto sul parquet quando siamo poco oltre il primo terzo di campionato. Giunti al culmine con il successo di Rieti, frutto della miglior prestazione della stagione, la crescita si è improvvisamente arrestata. E – pur escludendo la surreale partita con la Juvi Cremona – la squadra non è più riuscita a replicare quel livello di gioco. Invece dei miglioramenti sono arrivati solo passi indietro. Il gruppo in campo è sembrato scollato e scollegato, con le idee poco chiare ed una impalcatura difensiva imprecisa.
Alcuni giocatori non si sono inseriti, altri hanno subito un’involuzione. Anche i singoli componenti del roster hanno sicuramente responsabilità ma, come dicevamo, cambiare un allenatore è più semplice di allontanare dei giocatori. Così come responsabilità ci sono nella costruzione della squadra, ad oggi – quantomeno – priva di un 4 titolare. Il tutto al netto ovviamente di dinamiche interne – a noi sconosciute – che possano aver portato ad una rottura con parte dello spogliatoio. Cosa che comunque, anche per le prime reazioni al suo addio (vedi i messaggi social di Jazz, Benetti e Saccaggi) non sembrerebbe per l’appunto totale.
L’esonero di Della Rosa conferma pertanto una costante. Nel nostro Paese, a livello sportivo, è davvero complicato vedere imporsi un allenatore giovane. A prescindere da questo caso specifico, è ormai diventata una prassi assistere all’addio del tecnico in rampa di lancio e da aspettare sostituito da un più affermato ed esperto collega. Attenzione però. Questo non significa certo che quella del club biancorosso non si tratti di una scelta assolutamente comprensibile e che siamo certi possa portare dei benefici immediati. L’arrivo di Pino Sacripanti porta in via Fermi, nonostante il lungo tempo lontano dalle panchine per problemi personali, uno dei migliori allenatori tra quelli liberi nel giro dell’A2.
Rifacendosi al discorso più generale, si conferma quell’assenza di pazienza ormai abitudine dello sport nostrano. La progettualità estiva si scontra con il primo momento negativo della stagione e forse anche per paura che la stagione possa prendere una brutta piega, si decide di intervenire immediatamente. Anche nel caso dell’Estra questo leitmotiv si è replicato e il giovane allenatore che sarebbe dovuto crescere con la squadra ora è stato allontanato. Un roster, giusto specificarlo, inoltre fatto anche di alcune “scommesse”, tra giocatori da ritrovare e in cerca di riscatto, dunque non di semplice amalgama.
In conclusione, sebbene possa dispiacere non aver potuto vedere per un maggior periodo di tempo un allenatore giovane e motivato come Tommaso Della Rosa sulla panchina di Pistoia, non è altrettanto corretto demonizzare una decisione ragionevole del club. Oltre alla salvezza – che ad oggi comunque col 15° posto ci sarebbe – l’altro obiettivo principale era la serenità. E questo, per un motivo o per l’altro, non è stato ancora raggiunto. Come al solito, solo il tempo ci dirà se questo cambio – se sarà soltanto questo – contribuirà a riportare quel desiderato clima di tranquillità.


