Il Pistoia Basket domina nel primo tempo, chiuso sul +14 (36-50). Poi nella ripresa i padroni di casa salgono di colpi, i biancorossi si sciolgono e Moore trascina Torino al successo per 86-80
Dopo aver rimesso in carreggiata la Virtus Bologna, Pistoia riaccende il motore di una Fiat Torino che vince 86-80 l’inedito scontro salvezza del PalaVela approfittando del crollo finale dei biancorossi. Che possono davvero mangiarsi le mani per i due punti lasciati a Torino nel turno pre natalizio, in cui il pessimo secondo tempo dell’Oriora ha messo su un piatto d’argento la rimonta di una Fiat che sembrava totalmente in panne nei primi 20’.
Cinquanta punti fatti nella prima metà della gara, cinquanta punti subiti nella seconda: la prima sconfitta di Pistoia a Torino (dove aveva sempre vinto nelle gare giocate al PalaRuffini) potrebbe essere spiegata così. Visto che i 50 punti presi dopo l’intervallo sono estremamente più pesanti per una squadra che- come aveva ripetuto Ramagli alla vigilia della gara di Torino- non può puntare sul talento, ma deve basarsi sulla sofferenza e l’equilibrio.
Equilibri saltati nell’intervallo per l’Oriora che, dopo un primo tempo importante soprattutto a livello offensivo, portando a galla tutti i problemi d’identità di Torino, si è letteralmente fermata nella ripresa. Fermata in avanti, e questo ci si poteva anche aspettare anche se la squadra di Ramagli ha dominato a rimbalzo (29- 42) racimolando meno di quello che avrebbe potuto, ma soprattutto fermata dietro. Difesa latitante che ha lasciato spesso letteralmente soli i tiratori di Torino a cui manca tutto, ma non quel talento a cui l’Oriora lenta, prevedibile e scarica del finale di gara ha servito assist per i canestri decisivi.
E dire che i primi due quarti avevano illuso su una gara di ben altra portata da parte della squadra di Ramagli che aspetta ancora quella crescita nei momenti decisivi di Kerron Johnson. Peggiore in campo il play biancorosso mentre dopo aver dominato nei primi 20’ (chiusi 36- 50 da Pistoia) Auda, Krubally e Gladness, sono diventati poco più che comparse di una squadra che ha cominciato ad incaponirsi in tiri da lontano, attaccando pochissimo il ferro.
Peccato perché Pistoia prima del riposo ha toccato due volte il +14: 7-21 dopo 8’ spinta dalle triple del capitano e capitalizzando il gioco in area, 28- 42 a fine secondo quarto quando anche Peak sembrava finalmente esser entrato in partita, propiziando quel +14 importante dell’intervallo.
Maxi vantaggio neutralizzato nel terzo quarto da una Torino rientrata in campo con altro piglio e con un Carr in più che ha rintuzzato lo svantaggio firmando da solo l’8-0 di inizio ripresa (50- 56) e riportando la Fiat in scia dell’Oriora insieme a Jaiteh (62- 65). 7/7 da due per il lungo francese che soffia sul collo di Pistoia col canestro del 67- 69 (ennesimo assist di Hobson), prequel del pari firmato Moore a quota 69.
L’unica contromossa di Pistoia anche dopo il sorpasso (73- 72 con canestro di Hobson) rimane il tiro da tre: Peak e Dom Johnson illudono che sia la mossa giusta (73- 78) prima che Pistoia si scordi Delfino che dall’arco risponda per le rime (76- 78). In un finale lento in cui abbondano gli errori, Auda risponde a McAdoo trovando ora il pari biancorosso con un canestro in area dopo una vita (80-80). Tutto inutile perché nell’ultimo minuto Kerron sfonda e Moore segna il canestro decisivo (82- 80). Krubally commette fallo in attacco, Delfino fa solo 1/2 ai liberi ma i due Johnson sbagliano le triple del possibile supplementare. Aumentando il rammarico su una sconfitta che brucia davvero. Lasciando a Pistoia un Natale in coda alla classifica con due punti lasciati ad una diretta concorrente, oltretutto in formazione ultrarimaneggiata.




Troppi egoismi che hanno generato palle perse e punti buttati al vento. Pacchetto degli Italiani sfruttato poco e malamente. Peccato