Senza Dominique Johnson, il Pistoia Basket ha provato a reinventarsi contro la Reyer Venezia. Producendo anche qualcosa d’interessante, prima che i lagunari mostrassero i muscoli
Per i primi venti minuti di partita al Taliercio la OriOra è riuscita a tenere a bada Venezia. Alla pausa lunga le squadre erano sul 44-44 ma Pistoia con un po’ più di malizia e di attenzione in più avrebbe potuto persino essere avanti di tre o quattro possessi. Dopo, quando la Reyer ha davvero iniziato a macinare gioco e a far sentire i muscoli in difesa, non c’è stata più partita, ma comunque i biancorossi hanno avuto un approccio molto positivo alla gara e questo merita di essere sottolineato.
In particolare la squadra di Ramagli ha saputo rimodularsi, trovando nuove idee e nuovi modi di attaccare, capendo immediatamente che senza Dominique Johnson servivano nuovi equilibri. Il basket proposto dalla OriOra è stato molto più collettivo e ragionato. Spesso i biancorossi hanno costretto a lavorare la difesa di Venezia a lungo, utilizzando molti dei 24″ a disposizione per creare una situazione di vantaggio. In particolare Pistoia è riuscita ad isolare sotto canestro i lunghi avversari, trovando poi degli uno contro uno da giocarsi sfruttando la maggior mobilità dei suoi lunghi. Oltre questo aspetto Pistoia è stata molto brava a costruire diverse giocate sfruttando il taglio dal lato debole di un suo uomo, che grazie al lavoro del compagno che costringeva i difensori della Reyer vicino al ferro a collassare su di lui, poi poteva ricevere un pallone in posizione ottimale per attaccare il ferro. SI spiegano così i tanti punti iniziali di Auda, o anche quelli di Krubally che è finito spesso in lunetta per i falli che ha calamitato nel pitturato. Se qualcosa è mancato nel primo tempo casomai sono state le triple del duo Peak-Johnson. Su di loro si sono inevitabilmente concentrate le attenzioni di Venezia, ciò nonostante la fluidità della circolazione del pallone per Pistoia è stata tale che anche i due americani sul perimetro hanno avuto tiri buoni da prendersi, senza però riuscire a trovare il fondo della retina con continuità.
Chiaro che perdere un leader offensivo come Dominique Johnson ha avuto inevitabili ripercussioni nelle gerarchie delle responsabilità della OriOra ma soprattutto ha obbligato la squadra a cercare un nuovo equilibrio senza di lui. Non è certo un percorso che si può iniziare e finire in una settimana, in più senza portare ripercussioni e contraccolpi per quello che riguarda le certezze e la divisione dei compiti in campo. Se il rendimento dell’ex capitano non è stato all’altezza, il suo ruolo e le sue responsabilità andranno comunque rimodulate sulla squadra e probabilmente solo in parte sul suo successore. Un percorso iniziato nei primi venti minuti di Venezia, ma che richiederà ancora tempo e partite per assestarsi e arrivare alla sua più strutturata versione.


