L’attaccante arancione tra un avvio di stagione straordinario, il rapporto con Bisoli e la sfida alla Pro Patria: «Vogliamo tornare con i tre punti». E sullo spogliatoio: «Mai trovato un gruppo così unito»
Ci sono momenti, nella carriera di un calciatore, in cui sembra che tutto ciò per cui si è lavorato trovi finalmente una ricompensa. Momenti nei quali i sacrifici, le difficoltà e le giornate trascorse a inseguire un pallone assumono un significato diverso. Matteo Motti sta vivendo uno di questi periodi. Dieci gol nelle prime dieci giornate di campionato, una media realizzativa impressionante e la sensazione di poter trasformare in qualcosa di speciale ogni pallone che passa dalle sue parti. Ma dietro i numeri dell’attaccante della Pistoiese c’è molto di più. C’è un ragazzo che ha imparato a non arrendersi, che ha conosciuto anche le stagioni complicate e che oggi si gode il presente senza dimenticare da dove è partito.
La felicità nelle sue parole è evidente e forse la cosa più bella è proprio la sorpresa di chi, nonostante il lavoro quotidiano e la fiducia nei propri mezzi, non avrebbe mai immaginato una partenza simile: «Sinceramente non mi sarei mai aspettato un inizio di stagione del genere, sia a livello personale che di squadra. Dieci gol in dieci partite non sono una cosa che capita tutti gli anni, anzi, a me non era mai successo. Sono veramente stracontento, perché sto vivendo qualcosa di particolare. La speranza è che questo momento così positivo possa continuare il più a lungo possibile».
Un entusiasmo che non cancella, però, la consapevolezza di quanto conti il risultato collettivo. Perché non tutti i gol hanno lo stesso peso e, quando gli si chiede di scegliere quelli ai quali è maggiormente legato, Motti non pensa necessariamente alla giocata più bella, ma a quelle che hanno permesso alla squadra di conquistare punti preziosi. «Quello contro la Varesina è stato forse uno dei più importanti, come altrettanto quello contro la Correggese. Sono stati gol decisivi, perché in entrambe le occasioni è bastata una sola rete per portare a casa i tre punti». Parole che raccontano bene il modo di vivere il calcio dell’attaccante arancione: segnare è bellissimo, ma farlo per vincere ha un sapore ancora più dolce.
E in una Pistoiese che sta viaggiando a ritmi importanti, un ruolo fondamentale lo sta recitando anche Pierpaolo Bisoli. Un allenatore esigente, capace di trasmettere alla squadra una mentalità precisa, nella quale non esiste spazio per rilassamenti o cali di concentrazione. Motti ne parla con grande considerazione, sottolineando soprattutto un aspetto del lavoro quotidiano del tecnico: «Il mister tiene sempre altissima la tensione e non accetta cali di concentrazione. Anche quando siamo avanti di due o tre gol non ci permette mai di rilassarci, perché le partite possono riaprirsi in qualsiasi momento. Bastano cinque minuti di disattenzione per rimettere tutto in discussione. Da questo punto di vista penso che sia uno dei migliori allenatori che ci possano essere».
Un rapporto fatto di rispetto, lavoro e anche qualche momento di leggerezza: «Con lui ho un buon rapporto, si scherza e si ride, ma quando c’è da lavorare pretende tantissimo. E non soltanto in fase realizzativa, anzi, dà grande importanza soprattutto a quella difensiva. Il suo principio è chiaro: prima di tutto bisogna cercare di non prendere gol. Ed è una filosofia che condividiamo tutti».
Una mentalità che la Pistoiese sarà chiamata a mettere in pratica anche domenica, nella delicata trasferta sul campo della Pro Patria. Una sfida dal peso specifico importante, considerando che un successo consentirebbe agli arancioni di portarsi a dieci lunghezze di vantaggio su una delle principali concorrenti per la vittoria finale. Motti non nasconde le ambizioni, ma mantiene i piedi ben saldi a terra. «Credo che sia una partita fondamentale, anche se non possiamo considerarla la più importante della stagione, perché dopo ne resteranno comunque altre ventitre. Dal punto di vista mentale, però, potrebbe avere un peso notevole. Riuscire a portarci a dieci punti di vantaggio potrebbe rappresentare un colpo psicologico importante anche per loro».
La voglia di continuare a correre è tanta, così come la consapevolezza di trovarsi davanti un avversario costruito per competere ai vertici. «Il nostro obiettivo è chiaro: tornare da Busto Arsizio con i tre punti. Sappiamo benissimo che affronteremo una squadra costruita per stare nelle prime posizioni, addirittura per vincere il campionato. Può succedere di tutto, ma arriveremo a questa sfida con un entusiasmo veramente alle stelle e con la voglia di aumentare ulteriormente il distacco».
Ma per conoscere davvero Matteo Motti bisogna andare oltre il campo, i gol e la classifica. Bisogna tornare indietro nel tempo, a quel bambino che ha iniziato a giocare a calcio senza sapere quali soddisfazioni e quali ostacoli avrebbe incontrato lungo il proprio cammino. È proprio quando gli si chiede cosa direbbe oggi a quel piccolo Matteo che emerge forse il passaggio più significativo dell’intera chiacchierata. «Gli direi di non mollare mai e di continuare a crederci, anche nei momenti più difficili. Ho vissuto stagioni in cui ho giocato poco, ma non mi sono mai arreso e ho sempre cercato di impegnarmi al massimo. Gli direi di continuare a lavorare, di credere sempre in se stesso e di cercare ogni giorno di migliorarsi».
Poche parole, ma capaci di raccontare molto più di una semplice statistica. E forse è proprio questo a rendere ancora più speciale il presente: sapere quanto lavoro sia stato necessario per arrivarci. Anche lontano dal rettangolo verde, del resto, Motti non sembra essere uno capace di stare troppo a lungo con le mani in mano. La voglia di mantenersi attivo lo accompagna anche nelle giornate senza allenamento. «Mi piace andare in palestra e cercare di mantenermi sempre attivo. Poi naturalmente ci sono anche le cose di casa da fare e cerco di dare una mano. Il lunedì, quando abbiamo il giorno libero, ne approfitto per rilassarmi un po’, ma durante il resto della settimana preferisco tenermi occupato. Se posso scegliere, preferisco trascorrere qualche ora in palestra».
E quando arriva il momento di staccare davvero, magari con un po’ di musica nelle cuffie, non c’è un artista o un genere capace di monopolizzare i suoi ascolti: «Ascolto un po’ di tutto, non ho un cantante preferito. In questo periodo mi piacciono soprattutto le canzoni degli anni Novanta e Duemila, quelle che puoi cantare e che ti mettono di buon umore. Adesso sono in questa fase, poi magari tra un mese chissà». Un’altra componente fondamentale di questo momento positivo è il rapporto con i compagni. «Siamo un gruppo fantastico, ho legato con tutti. Ci prendiamo spesso in giro e scherziamo, ma soprattutto stiamo davvero bene insieme. Non credo di aver mai trovato uno spogliatoio con ventisei, ventisette giocatori così uniti. È qualcosa di straordinario».
Infine, una curiosità sui riti scaramantici che accompagnano Motti prima delle partite. «Qualcuno ce l’ho, – sorride – ma preferisco tenerlo per me. Non vorrei interrompere la magia». E allora meglio non indagare oltre. Perché dieci gol in dieci giornate sono già una bella magia, che l’attaccante arancione spera di prolungare anche domenica a Busto Arsizio. Con la voglia di continuare a segnare, ma soprattutto di vincere. E chissà cosa penserebbe oggi quel bambino che inseguiva un pallone sognando di diventare calciatore. Probabilmente sarebbe felice di vedere dove è arrivato, ma soprattutto sarebbe orgoglioso di sapere che, anche quando le cose non andavano come sperato, Matteo non ha mai smesso di crederci.
